Campo ACR – 14 luglio 2026

E fu sera, e fu mattina: quarto giorno. Sveglia alle 8, anche se molti non dormono già da un po’. Dopo colazione ci si divide per i servizi: ieri le pulizie non si sono fatte perché eravamo in gita e oggi la casa va pulita un po’ più a fondo. Finiti i servizi assistiamo alla scenetta: oggi Pier Giorgio Frassati ci racconta la sua Fede consapevole nel seguire Gesù e nell’incontrarlo nella Messa.

Dopodiché ci dividiamo in gruppi per le attività del mattino. Riflettiamo assieme sul concetto di bisogno: materiale, relazionale e spirituale. Anche oggi la lezione ce la fanno i ragazzi: “ho bisogno di Gesù, della Fede o di riflettere personalmente quando devo ricostruire il perché di ciò che vivo o dare un senso e un ordine alle cose; ho bisogno della vicinanza di qualcuno quando devo distrarmi, confrontarmi o ricostruire la mia normalità”.

Durante la tarda mattinata inizia ad annuvolarsi e a pranzo iniziano i temporali. Il meteo costringe gli educatori a ripensare al pomeriggio, rinunciando ad andare al parco. Poco importa: del gioco non ci si priva e si organizza un pomeriggio di tornei. Bocce, trionfo, ping-pong, calcino, scacchi e vari giochi da tavolo tengono i ragazzi impegnati e li fanno divertire fino alle docce. Il pomeriggio è alternato da sole, nuvole e scrosci. Prima di cena una nuvola ci avvolge: per quello che si vede potremmo essere ovunque, l’atmosfera è fiabesca.

La cena è una “sorpresa” per i ragazzi: si tratta della cena dei popoli. A ogni ragazzo viene consegnata una carta di identità che descrive un personaggio. Ognuno proviene da parti diverse del mondo e i personaggi seguono la distribuzione socioeconomica reale: pochi ricchi “occidentali”, tanti poveri “del terzo mondo”. Dal personaggio assegnato dipende la loro cena: il più ricco e potente di tutti ha la maggior parte del cibo disponibile, in 3 hanno un’altra parte abbondante e i restanti si dividono quel poco che resta. Anche tra i poveri però c’è differenza: alcuni sono seduti a tavola come i ricchi e hanno un piatto con una piccola porzione di cibo, mentre la maggioranza è per terra con una quantità irrisoria di insalata di riso, addirittura da lasciare spazio in una tazzina di caffè. I ragazzi sono attoniti, ma lo scandalo scoppia quando gli educatori buttano una grande quantità di cibo in un cestino (finto, ma i ragazzi lo scopriranno solo dopo), a simbolo dello spreco alimentare e di risorse che avviene nel mondo. Dopodiché viene lasciata la libertà d’azione: c’è chi corre al tavolo dei ricchi a prendersi quello che gli spetta, chi recupera il cibo buttato e chi, dal tavolo dei ricchi, si alza per portare ciò che manca a chi non ce l’ha. Tutto ciò per insegnarci, sulla nostra pelle e attraverso l’esperienza, l’enorme disparità del mondo: una manciata di pochi possiede molto più di quello che ha la maggior parte delle persone, lo spreco è altissimo e l’indifferenza ci impedisce di vedere chi soffre, come un paraocchi. Anche nelle nostre vite, pur non essendo tra quei pochi potenti, replichiamo quel sistema di indifferenza: ci abituiamo alla comodità senza vedere gli ultimi, chi soffre e chi non ha nulla. A fine cena i ragazzi riflettono, in silenzio. Qualcosa è passato, una piccola goccia che insieme alle altre può diventare un mare.

Dopo cena un bel gelato, per colmare quel vuoto rimasto nello stomaco. La giornata è stata ricca di esperienze e significati, quindi la finiamo con leggerezza: c’è chi guarda la Spagna vincere contro la Francia, chi fa due chiacchiere seduto e chi si diverte con giochi di società. Infine la preghiera e poi tutti a letto. La casa tace, il sonno cade sul campo e addormenta tutti. Buonanotte.