Si sa, la prima notte dormono solo gli educatori. O perlomeno sono gli unici a provarci. Alle 8 la casa è già viva: sali e scendi, passi che si muovono e sciacquoni tirati riattivano il campo. La prima colazione della settimana riempie le pance affamate. Una volta sparecchiato e lavato i denti, si iniziano le pulizie. È un servizio importante per i ragazzi: li abitua ad occuparsi dei propri spazi, a essere responsabili della propria casa e, ovviamente, a sviluppare un po’ di senso pratico. Si lava, spazza, pulisce e riordina il primo e il secondo piano mentre giù, in refettorio, c’è chi sparecchia, sistema e lava i piatti.
Verso metà mattina finalmente conosciamo la persona che ci accompagnerà per tutto il campo: San Pier Giorgio Frassati. Un giovane ragazzo di Torino, vissuto nel secolo scorso, che ha messo al centro della propria vita 3 pilastri: Gesù, gli ultimi (poveri e ammalati) e i suoi amici. Il suo esempio ci guiderà a rileggere la propria vita e a guardare avanti con occhi diversi.
Dopo ci si divide in gruppi d’età e si inizia a riflettere sul primo grande tema: l’amicizia. I ragazzi si confrontano e insieme ragionano su cosa sia per loro l’amicizia, chi sia un amico e che tipo di amici siano loro. Anche il più esperto e adulto ha da imparare da un ragazzo su cosa sia l’amicizia: non è un rapporto scontato, ma un legame che si costruisce assieme e che si coltiva giorno per giorno.
Oggi è domenica, e come ogni domenica che si rispetti il pranzo deve esserne all’altezza. I cuochi portano in refettorio il mitico risotto con tastasale. Una volta riempiti i piatti cala il silenzio: si sentono solo forchette e complimenti.
Dopo pranzo ci spostiamo in giardino per il primo giocone. Si gioca a bandiera triangolare ma con regole speciali: i ragazzi non corrono e basta, nel mentre devono imitare gli animali chiamati dagli educatori. Ed ecco che a Piazzola risuonano risate, tifo e versi che ricordano una giungla. Una volta finito il gioco, e anche due giri di pistolero, si fa merenda e ci si organizza per le docce.
Verso il tardo pomeriggio ci raggiunge don Saverio. Prima di cena ci si raduna nel cortile per la messa: sullo sfondo non ci sono grandi colonnati o lunghe navate decorate da affreschi bensì un panorama stupendo, che non solo ci ricorda la bellezza del creato ma ce la palesa davanti. La messa è molto partecipata e vissuta in grande comunione.
Ceniamo e poi ci trasferiamo di sopra per giocare. Stasera le squadre, o meglio le civiltà aliene, scoprono il tabellone: una piccola galassia da esplorare e conquistare. Dopodiché si inizia a giocare: sfide, prove di abilità e domande di cultura generale coinvolgono i ragazzi fino all’ora di dormire. Le camere si ritirano e si preparano per la notte. Riposare sarà importante: domani gita.
Si sa, la prima notte dormono solo gli educatori. O perlomeno sono gli unici a provarci. Alle 8 la casa è già viva: sali e scendi, passi che si muovono e sciacquoni tirati riattivano il campo. La prima colazione della settimana riempie le pance affamate. Una volta sparecchiato e lavato i denti, si iniziano le pulizie. È un servizio importante per i ragazzi: li abitua ad occuparsi dei propri spazi, a essere responsabili della propria casa e, ovviamente, a sviluppare un po’ di senso pratico. Si lava, spazza, pulisce e riordina il primo e il secondo piano mentre giù, in refettorio, c’è chi sparecchia, sistema e lava i piatti.
Verso metà mattina finalmente conosciamo la persona che ci accompagnerà per tutto il campo: San Pier Giorgio Frassati. Un giovane ragazzo di Torino, vissuto nel secolo scorso, che ha messo al centro della propria vita 3 pilastri: Gesù, gli ultimi (poveri e ammalati) e i suoi amici. Il suo esempio ci guiderà a rileggere la propria vita e a guardare avanti con occhi diversi.
Dopo ci si divide in gruppi d’età e si inizia a riflettere sul primo grande tema: l’amicizia. I ragazzi si confrontano e insieme ragionano su cosa sia per loro l’amicizia, chi sia un amico e che tipo di amici siano loro. Anche il più esperto e adulto ha da imparare da un ragazzo su cosa sia l’amicizia: non è un rapporto scontato, ma un legame che si costruisce assieme e che si coltiva giorno per giorno.
Oggi è domenica, e come ogni domenica che si rispetti il pranzo deve esserne all’altezza. I cuochi portano in refettorio il mitico risotto con tastasale. Una volta riempiti i piatti cala il silenzio: si sentono solo forchette e complimenti.
Dopo pranzo ci spostiamo in giardino per il primo giocone. Si gioca a bandiera triangolare ma con regole speciali: i ragazzi non corrono e basta, nel mentre devono imitare gli animali chiamati dagli educatori. Ed ecco che a Piazzola risuonano risate, tifo e versi che ricordano una giungla. Una volta finito il gioco, e anche due giri di pistolero, si fa merenda e ci si organizza per le docce.
Verso il tardo pomeriggio ci raggiunge don Saverio. Prima di cena ci si raduna nel cortile per la messa: sullo sfondo non ci sono grandi colonnati o lunghe navate decorate da affreschi bensì un panorama stupendo, che non solo ci ricorda la bellezza del creato ma ce la palesa davanti. La messa è molto partecipata e vissuta in grande comunione.
Ceniamo e poi ci trasferiamo di sopra per giocare. Stasera le squadre, o meglio le civiltà aliene, scoprono il tabellone: una piccola galassia da esplorare e conquistare. Dopodiché si inizia a giocare: sfide, prove di abilità e domande di cultura generale coinvolgono i ragazzi fino all’ora di dormire. Le camere si ritirano e si preparano per la notte. Riposare sarà importante: domani gita.







