“…fino alla fine del mondo”

Celebriamo l’Ascensione.

Facciamo, cioè, memoria del fatto che Gesù dopo aver spalancato le porte del cielo facendosi uomo (un fatto – non lo si ripeterà mai abbastanza! – inaudito e sconvolgente, perché rimane inconcepibile che il Creatore, l’immensità, voglia farsi come la creatura, la piccolezza), ora ritorna in seno alla sua famiglia, la Santissima Trinità.

E, pensando a questo misterioso avvenimento, c’è un errore – serio, serissimo – che ci attende in agguato: interpretare letteralmente questa parola – Ascensione – e vedere in essa null’altro che una “salita”.

La salita di Gesù che se ne va dalla “nostra” terra per tornare al “suo” cielo.

È un modo di vedere povero, limitato, sbagliato. Fosse così, noi non saremmo altro che bambini che la mamma ha accompagnato a scuola. E che, tristi, non posson fare altro che fargli “ciao ciao” con la mano dalla finestra.

L’Ascensione, invece, è ben altro.

È Gesù che cambia per l’eternità i rapporti tra la terra e il cielo.

E lo fa con tre gesti, pensati sin dalla creazione del mondo per il nostro bene.

In primo luogo, ci dona lo Spirito santo.

Gesù ci insegna, in un altro passo del Vangelo: «Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi».

In secondo luogo, così come un padre e una madre si fanno da parte per permettere ai figli di entrare nel grande gioco della vita, pianta in terra quel seme di stupefacente vitalità e fecondità che è la Chiesa. Lo leggiamo proprio nel Vangelo di questa settimana: «Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato».

E, in terzo e ultimo luogo, ci garantisce la sua presenza per sempre: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Dopo l’ascensione di Gesù, il mondo non è “più vuoto”, ma “diverso”. Ha cambiato la sua stessa natura: Gesù non ha “lasciato” questo mondo, ma ha ampliato il suo modo di essere presente.

Il figlio di Dio fatto uomo si fa in disparte per permettere che lo Spirito (che è presenza attiva di Dio) e la Chiesa (che è vocazione per gli uomini e mistica presenza del Figlio) “invadano” (se così si può dire) la terra, ogni uomo, la storia umana.

E, quasi volesse prevenire i nostri dubbi, le nostre titubanze e le nostre incertezze, ci rassicura sulla sua presenza, che durerà quanto la nostra storia, fino alla soglia di quel rinnovamento finale che attende le nostre talvolta amare vicende terrene.

L’Ascensione ci chiede di rinnovare le nostre prospettive sulle sorti delle nostre vite.