Oltre il “non fare”: la perfezione dell’amore

Commento al Vangelo del 15 febbraio 2026.

Con queste parole del Vangelo (Matteo 5,17-37), Gesù vuole toccare ciascuno di noi nel nostro cuore, noi che mettiamo in discussione tutte le regole e non vogliamo che ci si dica semplicemente ciò che dobbiamo fare. A volte pensiamo che la fede sia solo una lista di “non fare questo”, ma Gesù cambia le regole del gioco. Egli dice che non basta non uccidere se dentro odiamo, né basta non mentire mentre cerchiamo il modo di ingannare gli altri. Non serve a nulla non litigare fisicamente se dentro, nei nostri pensieri, insultiamo o serbiamo rancore. Molti dei nostri santi hanno affrontato la dimensione morale dei pensieri, come per esempio sant’Agostino in opere come le Confessioni e il De libero arbitrio , dove considera la fonte primaria del male morale nella volontà che vi acconsente. Nelle sue Confessioni ammetteva qualcosa che tutti sentiamo: la lotta interiore tra ciò che sappiamo essere giusto e ciò che semplicemente “ci viene voglia” di fare. Egli spiegava che prima di commettere un errore esteriormente, la battaglia era già stata persa o vinta dentro. Diceva che quei desideri o pensieri che sembrano “divertenti” o “innocui” possono finire per rendere schiava la mente. Un altro santo, Tommaso d’Aquino, da parte sua, nella Summa Theologica, ci aiuta a capire come valutare i nostri pensieri. A volte ci sentiamo in colpa per avere un pensiero strano o negativo, ma egli spiega che la nostra mente ha delle fasi e non tutto ciò che vi passa è colpa nostra. La chiave è il consenso, il nostro “sì” interiore. San Tommaso lo spiega in questo modo: le idee o immagini che appaiono dal nulla, una suggestione, non sono peccato. Non siamo colpevoli del fatto che esse compaiano nella nostra mente. Il male comincia a prendere forma quando quelle idee iniziano a piacerci e ci soffermiamo su di esse un po’ di più. Allora il passo successivo è il “sì”, “lo voglio”; anche se non abbiamo fatto nulla di fisico, è già stato deciso nei nostri cuori. Lì nasce la responsabilità morale, quando scegliamo di dare luce verde a ciò che è male.

Oggi ci viene rivolto un chiaro invito a custodire le nostre menti e i nostri cuori. Gesù vuole dirci che la nostra integrità come persone e come cristiani inizia in ciò che guardiamo quando nessuno ci vede. Se la legge ci dice “non fare il male” come limite minimo, Gesù ci chiama alla perfezione di quella legge, invitandoci a fare il bene a partire dal cuore. Spesso crediamo che ciò che pensiamo non conti perché nessuno lo vede. Ed è per questo che Gesù mette in evidenza e sottolinea la dimensione morale dei pensieri: la nostra integrità non comincia da ciò che facciamo, ma da ciò che permettiamo che viva e prenda forma nella nostra mente e nel nostro cuore. Essere discepoli di Gesù non è una questione di misure né di prestazione. È un modo di essere, di vivere, di amare.