Commento al Vangelo del 9 novembre 2025.
Il brano evangelico di questa domenica contiene un insegnamento chiaro ed inequivocabile di Gesù nel tempio.
Precedentemente all’episodio descritto, Giovanni battista aveva reso testimonianza a Gesù dicendo essere lui il messia (1,29) e a sua volta i primi discepoli – su indicazione appunto del Battista – lo hanno riconosciuto come l’Agnello di Dio.
Una delle qualità proprie del messia è, secondo i canoni del primo Testamento, quella di inaugurare una nuova Pasqua e alleanza per realizzare la liberazione definitiva dell’uomo (Gv 1,35-51); a Cana di Galilea, Gesù compie un primo segno per manifestare la sua gloria (Gv 2,1-12): la gloria diventa visibile, può essere contemplata, quindi si manifesta. È la gloria del Padre presente nella persona di Gesù e che si manifesta agli inizi della sua attività, anticipando così la sua «ora» (17,1). Essa porta con sé un nuovo modo di concepire Dio che diviene per ciascuno “Padre”! È il Padre che instaura gratuitamente con l’uomo una nuova relazione; lo unisce intimamente a lui dandogli la capacità di amare come Lui, per mezzo dello Spirito che purifica il cuore dell’uomo e lo rende figlio; Gesù è il modello e la via per tale relazione!
Ora Gesù è a Gerusalemme, nel tempio e dando compimento alla profezia di Malachia (Ml 3,1-3), si proclama messia: tale presenza di Gesù e soprattutto il suo insegnamento producono tensione tra i presenti. Significativo è notare come tanti scontri tra Gesù e giudei osservanti avvengano proprio nel tempio; è infatti in questo luogo che Gesù pronuncia le sue denunce più pesanti quasi a esprimere che il suo compito è di condurre il popolo fuori dal tempio (2,15; 10,4). In fondo Gesù viene condannato perché rappresenta un pericolo per il tempio e per il popolo! Gesù va a Gerusalemme in occasione della Pasqua dei Giudei: è un momento significativamente propizio per manifestarsi in pubblico e per rivelare a tutti che egli è il messia. In quella festa Gerusalemme è piena di pellegrini venuti da ogni parte e quindi il suo operato avrebbe avuto un effetto risonante in tutta la Palestina. Arrivato a Gerusalemme viene subito collocato nel tempio dove sono all’azione diversi tipi di venditori e cambiavalute. L’incontro nel Tempio non è con persone che cercano Dio ma commercianti del sacro; l’importo per aprire delle bancherelle di vendita veniva versato proprio al sommo sacerdote. Gesù sceglie questa occasione, la Pasqua, questo luogo, il tempio, per dare un segno e definisce il tempio in cui si trova coma “casa di mio Padre” e pertanto nel suo agire si comporta da Figlio denunciando che il tempio non è più il luogo dell’incontro con Dio, ma un mercato dove vige la presenza del denaro ed il culto è diventato il pretesto per fare lucro. Al tempio, istituzione centrale di Israele e simbolo del popolo e della sua elezione, è stata sottratta la sua funzione storica: essere segno dell’abitazione di Dio in mezzo al suo popolo. La reazione di Gesù dinnanzi a tale scempio è espressione di una totale appartenenza al Padre in un’unica reciproca dimensione di amore che rivela il Figlio come vero ed unico Tempio gradito a Dio Padre.