Commento al Vangelo del 5 ottobre 2025.
Luca, Evangelista che ci offre la Parola in questa domenica, ha sempre ben chiaro due chiavi di lettura con le quali è bene affrontarlo: la prima è riferita all’epoca di Gesù, gli anni 30, in cui avvennero le cose descritte nel testo e la seconda è l’epoca delle comunità a cui Luca dirige il suo Vangelo, più di cinquanta anni dopo. Nel riportare le parole ed i gesti di Gesù, Luca pensa non solo a ciò che avvenne negli anni 30, bensì e soprattutto alla vita delle comunità degli anni 80 con i loro problemi e le loro angosce, comunità a cui vuole offrire una luce ed una possibile soluzione per le tante prove a cui sono sottoposte (Lc 1,1-4).
Siamo nella sezione in cui l’Evangelista Luca, nel contesto della lunga ascesa di Gesù verso Gerusalemme, tratta di come deve vivere la comunità fedele al Signore.
Gli apostoli chiedono a Gesù di aumentare in loro la fede! I discepoli si rendono conto che non è facile avere gli atteggiamenti che Gesù ha appena richiesto da loro: attenzione verso i più piccoli (Lc 17,1-2) e riconciliazione verso i fratelli e le sorelle più deboli della comunità (Lc 17,3-4); e questo con molta fede! Non solamente fede in Dio, ma anche fede nella possibilità di recupero del fratello e della sorella. Per questo, vanno da Gesù e gli chiedono: “Aumenta la nostra fede!”.
Gesù risponde: “Se aveste fede come un granello di senapa, potreste dire a questo gelso: gettati nel mare!” Questa affermazione di Gesù suscita due domande:
(1) Sarà che lui vuole insinuare che gli apostoli non hanno la fede grande come un granello di senapa?… Il paragone usato da Gesù è forte ed insinuante. Un granello di senapa è molto piccolo, tanto come la piccolezza dei discepoli. Ma per mezzo della fede, possono diventare forti, più forti della montagna o del mare! Se Gesù parlasse oggi direbbe: “Se aveste la fede grande come un atomo, voi fareste esplodere questa montagna”. Malgrado la difficoltà che comporta, la riconciliazione tra fratelli e sorelle è possibile, poiché la fede riesce a realizzare ciò che sembrerebbe impossibile. Senza l’asse centrale della fede, la relazione rotta non si ricompone e la comunità che Gesù desidera non si realizza. La nostra fede deve portarci al punto di essere capaci di smuovere da dentro di noi la montagna di preconcetti e lanciarla al mare.
(2) Sarà che Gesù, con questa affermazione, si è voluto riferire alla fede in Dio oppure alla fede nella possibilità di recupero dei fratelli e delle sorelle più deboli?… Probabilmente i riferimenti sono a tutte e due le possibili interpretazioni: come l’amore di Dio si concretizza nell’amore verso il prossimo, così anche la fede in Dio deve concretizzarsi nella fede verso i fratelli, nella riconciliazione e nel perdono fino a settanta volte sette (Mt 18,22). La fede è il controllo remoto del potere di Dio che agisce e si rivela nel rapporto umano rinnovato, vissuto in comunità!
Poi Gesù dice come dobbiamo compiere i doveri verso la comunità: per insegnare che nella vita della comunità tutti devono essere abnegati e distaccati da sé, Gesù si serve dell’esempio dello schiavo. In quel tempo, lo schiavo non poteva meritare nulla. Il padrone, duro ed esigente, gli chiedeva solo il servizio. Non era solito ringraziare. Dinanzi a Dio siamo come lo schiavo davanti al suo padrone. Può sembrare strano che Gesù si serva di questo esempio sgraziato – estratto comunque dalla vita sociale ingiusta della sua epoca – per descrivere il nostro rapporto con la comunità ma questo avviene anche in altre occasioni quando, per esempio, paragona la vita del Regno a quella di un ladrone… Ciò che importa è il termine di paragone: come uno schiavo dinanzi al suo padrone, così non possiamo né dobbiamo ottenere meriti dinanzi ai fratelli ed alle sorelle della comunità se non solamente quello che ci venga riconosciuto, attraverso il perdono la testimonianza, di appartenere a Dio!
don Saverio