Note per la comprensione del testo
Oggi meditiamo sul capitolo 15 (il “canto dei vittoriosi”, che preghiamo ogni venerdì ai Vespri) e sulla nuova apertura del cielo; poi sulla prima parte del capitolo 16 fino al versetto 16, con il versamento delle sette coppe (o “fiale”). Un altro settenario simbolico che indica l’intervento definitivo di Dio nella storia, dove bene e male lottano ma il più forte è Dio, che riequilibrerà le cose.
15,1-4, il terzo segno grande e meraviglioso
Siamo nella sezione iniziata all’inizio del capitolo 12, con i due grandi segni: la Donna e il Drago, la lotta tra bene e male e l’intervento di Dio. Nel capitolo 14 abbiamo visto i 144.000, seguaci di Cristo, segnati non dalla bestia ma da Dio e dalla sua Pasqua; poi i tre angeli che annunciano la salvezza; la visione del Figlio dell’uomo sulla nube; mietitura e vendemmia: l’opera di Dio che riconosce e raccoglie il bene già presente sulla terra.
«Vidi nel cielo un altro segno, grande e stupefacente: sette angeli con sette flagelli, gli ultimi, perché con essi è compiuto lo sdegno di Dio… Vidi come un mare di cristallo misto a fuoco e coloro che avevano vinto la bestia… stavano in piedi sul mare di cristallo; avevano cetre divine e cantavano il canto di Mosè… e il canto dell’Agnello: “Grandi e mirabili sono le tue opere, Signore Dio onnipotente; giuste e vere le tue vie, o Re delle genti…”»
Gli angeli, collaboratori di Dio, sono “sette”: pienezza. Hanno in mano “piaghe/flagelli” (stessa parola delle piaghe d’Egitto), che saranno descritte in dettaglio al capitolo 16. Sono “ultime”: toccano l’escatologia, la risoluzione finale. Dio non “punisce” per vendetta: mostra l’esito drammatico della scelta del male. Lo sdegno di Dio è lo sdegno di un innamorato: non rimane indifferente davanti alla mancanza d’amore. Questo sdegno porterà alla sconfitta definitiva del male: la caduta di Babilonia, la fine del Diavolo e di chi l’avrà scelto.
Abbiamo già detto: non è la rabbia di Dio, ma la chiarezza del suo amore. Fuori dall’amore di Dio c’è desolazione. Ora non lo vediamo pienamente, ma già ora chi fa il male sperimenta il male; e arriverà il compimento.
Il mare “di cristallo misto a fuoco” dice che stiamo scivolando verso la rivelazione della nuova creazione: il mare, simbolo del caos, viene trasfigurato. “Coloro che stanno vincendo la bestia” (tempo presente!) sono in piedi: è futuro e presente insieme. Già adesso, se scegliamo Cristo e lottiamo contro il potere idolatrico e la sua propaganda, stiamo in piedi su quel mare.
Cantano il “canto di Mosè” (Es 15) e “il canto dell’Agnello”: l’Esodo preparava la vittoria definitiva di Dio nella Pasqua di Gesù. La Chiesa lo prega ogni venerdì ai Vespri. È un’esplosione di stupore più che una spiegazione intellettuale: «Grandi e mirabili sono le tue opere» — creazione e redenzione insieme. Riconosciamo le opere di Dio oggi, nelle nostre giornate?
“Giuste e vere sono le tue vie, o Re delle genti”: giustizia e verità appartengono a Dio. E se Dio è così, chi non lo temerà e non darà gloria al suo nome? “Tutte le genti verranno”: la cattolicità è promessa antica.
Il tempio si apre (15,5-8)
«Vidi aprirsi nel cielo il tempio della tenda della Testimonianza… dal tempio uscirono i sette angeli… vestiti di lino puro e splendente, cinti al petto con fasce d’oro… uno dei quattro esseri viventi consegnò loro sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio… Il tempio si riempì di fumo… e nessuno poteva entrare finché non fossero compiuti i sette flagelli.»
Qui si intrecciano la Tenda dell’Alleanza, il tempio, la gloria (fumo) delle visioni profetiche. Gli angeli partecipano della regalità di Cristo (fascia d’oro) e della santità (lino splendente). Le coppe rimandano anche a 5,8: «coppe d’oro colme di profumi, le preghiere dei santi». C’è un dinamismo: l’amore che sale (preghiera) diventa intervento che scende (coppe). Il fumo dice il Mistero: Dio si rivela ma non del tutto; si vedrà pienamente alla parusia — e per ciascuno di noi, nell’ora della morte.
Capitolo 16,1-16 — Le prime sei coppe
Una voce dal tempio ordina: «Andate, versate sulla terra le sette coppe dello sdegno di Dio». Come per sigilli e trombe, ma qui in rapida successione.
Senso generale: non punizioni arbitrarie, ma rivelazione delle conseguenze del male e appelli alla conversione. Dio, amante appassionato, educa e richiama: «Guarda che finisci male».
1. Sulla terra: piaga “cattiva e maligna” su chi porta il marchio della bestia e si prostra alla sua statua.
2. Sul mare: diventa come sangue di morto; muore ogni essere vivente nel mare. Il mare, luogo del caos, si rivela luogo di morte: allusione anche alla provvisorietà di questo mondo in vista di “cieli nuovi e terra nuova”.
3. Sui fiumi e sorgenti: diventano sangue. Intermezzo liturgico: «Sei giusto… poiché hanno versato il sangue dei santi e dei profeti, tu hai dato loro sangue da bere». L’altare conferma: «Sì, Signore Dio onnipotente, veri e giusti sono i tuoi giudizi». Giustizia non come vendetta, ma come verità che rimetterà a posto le cose. La libertà umana è reale, anche nel rifiuto.
4. Sul sole: gli uomini bruciano per il calore, ma invece di convertirsi bestemmiano il nome di Dio. Appelli ignorati.
5. Sul trono della bestia: il suo regno nelle tenebre; gli uomini si mordono la lingua dal dolore, e bestemmiano ancora «invece di pentirsi». Quante volte attribuiamo a Dio il male che nasce dalle nostre scelte o da strutture ingiuste.
6. Sull’Eufrate: si prosciuga per preparare il passaggio dei “re dell’Oriente”. Dalla bocca del drago, della bestia e del falso profeta escono tre spiriti impuri simili a rane: demòni che compiono prodigi e radunano i re per la battaglia del “grande giorno di Dio onnipotente”. È la preparazione ad Armageddon (v.16).
La perla (v.15): la voce di Gesù in mezzo alla scena:
«Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e custodisce le sue vesti, per non andare nudo e lasciar vedere le sue vergogne.»
Vigilanza e perseveranza operose: fare il bene nel piccolo, le “opere dei santi” che ci seguiranno. Custodire le vesti: siamo rivestiti di Cristo; Egli copre la nostra nudità (Gen 3). Dio Padre — potremmo dire — è il “patrono dei sarti”: prepara vesti per Adamo ed Eva, e per noi nel Battesimo. Portiamo quella veste “senza macchia” fino alla vita eterna.
Concludiamo: il tempio è aperto — Dio si mostra — ma la nube rimane finché non si compiano i flagelli. Camminiamo nella fede, nella speranza e nella vigilanza. Beato chi custodisce le vesti!