Anche questa settimana ci lasciamo aiutare da S. Agostino, che nel discorso 178 commenta la parabola di oggi (Lc 12,13-21). Il nostro patrono sottolinea che non è grave solamente rubare agli altri, ma anche conservare per sé senza condividere i beni.
Quando un Cristiano oserà dirmi che è cosa ben fatta portare via i beni altrui, dal momento che non osa dire che sia cosa buona conservare tenacemente i propri beni? In effetti, forse che quel ricco, al quale il podere aveva reso molto e non trovava dove riporne i frutti e si rallegrava di aver colto l’idea di demolire i vecchi magazzini e di costruirne di nuovi più capaci per riempirli e dire alla propria anima: Anima tu possiedi molti beni per molto tempo, rallègrati, ricrèati, mangia e bevi 4. Che allora un tal ricco cercava forse i beni altrui? Si disponeva a raccogliere i propri frutti, si domandava dove riporli, pensava solo al modo di ammassare i suoi beni, non ai campi di un qualche vicino, non pensava a sconfinare, a derubare un povero, a raggirare un ignorante. Ascoltate che cosa si è sentito dire quello che tenacemente metteva in serbo i suoi averi; e di qui deducete che cosa debbono attendersi quanti rubano gli altrui averi. Così, mentre riteneva di aver trovato la decisione più avveduta, cioè di demolire i vecchi magazzini di scarsa capacità e di costruirne di nuovi più spaziosi per ammassarvi e custodirvi tutti i suoi raccolti, senza desiderare e portar via quelli altrui, Dio gli disse: Stolto, dove ti credi saggio là sei insensato. Stolto – disse – proprio questa notte ti richiedono la tua vita e queste cose che tu hai preparato di chi saranno? 5 Se le accumulerai non saranno tue, se le distribuirai, saranno tue. A che scopo metti in serbo ciò che devi lasciare? Ecco biasimato lo stolto che conserva a suo danno. Se è stolto chi conserva i propri averi, trovate come chiamare chi ruba gli averi altrui. Se è un sordido chi ripone il suo, chi ruba gli altrui beni è un ulceroso.