Come sempre al campo, il primo giorno i ragazzi non fanno fatica a svegliarsi presto. Questa mattina però non rumoreggiano troppo. Vedremo domani… Il cielo è grigio, si vede che stanotte è piovuto. E durante la colazione riprende a piovere. Chissà se per poco? Le previsioni dicono acqua a metà giornata…
Dopo la colazione iniziano i turni di servizio. Come formichine solerti i ragazzi si danno da fare chi a sistemare i tavoli del refettorio, chi nei piani e nelle scale a spazzare, chi nei bagni a lavare e igienizzare. Bello vederli prendersi cura della casa!
Poi ci si organizza, in attesa che spiova, a passare la mattinata in casa. Oggi era prevista la prima gita, in val di Genova… Gli spazi interni non sono un granchè, ma in refettorio ci si a adatta con la briscola, la scala, nomicosecittà , in un clima sempre allegro. Gli educatori ri-programmano velocemente la giornata e in tarda mattinata viviamo la preghiera e un momento di riflessione in gruppo. Due attori apostoli raccontano con stupore, sotto la guida del nostro regista americano, come hanno vissuto quella volta che Gesù ha sfamato cinquemila persone con pochi pani e pesci regalati da un ragazzino. In gruppetti anche i nostri ragazzi provano a guardarsi, a vedere quali sono i pani e i pesci delle loro ricchezze personali da mettere in gioco nella vita, e anche qui al campo. Generosità , creatività , ascolto, collaborazione, attenzione, iniziativa, pazienza…
È ora del pranzo: si mangiano i panini preparati per la gita, questa volta in gruppetti che si aiutano a farcirli e a distribuirli.
E intanto spiove. Il cielo apre squarci d’azzurro tra le movimentate e bianchissime nubi che scivolano sui boschi e piano piano si diradano sempre più. Il Sarca s’è ingrossato e manda fragore e spuma. Il prato s’asciuga in fretta e si torna a respirare giocando fuori.
Ci sta una passeggiata a metà pomeriggio: proprio sopra la casa, in un costone di roccia scura, sta l’antichissima chiesetta di Santo Stefano, con il cimitero di Carisolo attorno, e accanto le tre croci del Golgota, sullo sperone di roccia lisciata dai ghiacci. Si sale in pochi minuti, prendendo un vecchio ciottolato fiancheggiato dai muretti sotto il bosco, poi uno stradone più largo con le nicchie della via crucis. Si attraversa il cimitero e ci si affaccia, di fianco alla chiesa, sulla conca di Carisolo e Pinzolo. Sotto di noi la nostra casetta, bianca e rossa in mezzo la verde prato e accanto al fiume che fa sentire fin qui il fragore delle acque. La chiesetta è ancora chiusa, ma possiamo vedere e commentare l’affresco della ‘danza macabra’, frequente da queste parti. I vivi (ricchi e poveri) camminano insieme, inseguiti dalla morte pronta a scoccare le sue frecce, ma guidati dal Risorto che conduce alla vita. Tornando giù, tagliamo per un sentierino stretto e buio sotto il bosco fitto. More e lamponi e fragoline stanno maturando. Qualche foto sul ponte di lento sopra le limacciose acque del torrente e poi a casa per la merenda, le docce e l’agognato telefono, per raccontare ai genitori, per giochicchiare ai videogiochi, per fare qualche selfie.
La cena preparata dai nostri cuochi ha un che di orientale questa sera. Poi il gelato! Il vecchio furgone della gelateria Rustik arriva puntuale alle 9 con i suoi gusti artigianali.
Rimane poco poco tempo per la serata in salone: si gioca tutti insieme a vampiri!











