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Il testo
11
La settima tromba
15Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano:
«Il regno del mondo
appartiene al Signore nostro e al suo Cristo:
egli regnerà nei secoli dei secoli».
16Allora i ventiquattro anziani, seduti sui loro seggi al cospetto di Dio, si prostrarono faccia a terra e adorarono Dio dicendo:
17«Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente,
che sei e che eri,
18perché hai preso in mano la tua grande potenza
e hai instaurato il tuo regno.
Le genti fremettero,
ma è giunta la tua ira,
il tempo di giudicare i morti,
di dare la ricompensa
ai tuoi servi, i profeti, e ai santi,
e a quanti temono il tuo nome,
piccoli e grandi,
e di annientare coloro
che distruggono la terra».
19Allora si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.
12
LA GRANDE TRIBOLAZIONE
La donna e il drago
1 Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. 2Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. 3Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. 5Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. 6La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
7Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, 8ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. 9E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli. 10Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
perché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
11Ma essi lo hanno vinto
grazie al sangue dell’Agnello
e alla parola della loro testimonianza,
e non hanno amato la loro vita
fino a morire.
12Esultate, dunque, o cieli
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è disceso sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo».
13Quando il drago si vide precipitato sulla terra, si mise a perseguitare la donna che aveva partorito il figlio maschio. 14Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, perché volasse nel deserto verso il proprio rifugio, dove viene nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo, lontano dal serpente. 15Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. 16Ma la terra venne in soccorso alla donna: aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
17Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.
18E si appostò sulla spiaggia del mare.
Note per la comprensione del testo
11,15-19: La settima Tromba e il giudizio divino
v. 15. Al suono della settima tromba esplode la lode nel cielo, perché il regno, cioè il dominio attivo di Dio sul creato, avvenne, è successo davvero, si è avverata la trasformazione voluta dal nostro Signore e dal suo Cristo, cioè dal suo Messia: come annunciato nel Salmo 2,2 e come si ripeterà in Ap 12,10: la salvezza è del nostro Dio e del suo Cristo che la attua nella storia.
v. 16-17. Conosciamo ormai bene i 24 presbiteri! Sono seduti, ma cadono anche loro per lo stupore e la sorpresa di fronte alla potenza di Di oche hanno conosciuto nella loro storia personale. E ringraziano (unica ricorrenza di questo verbo in Ap) cantando con trasporto al Signore, Dio, Pantocratore, ripetendo il suo nome biblico (Es 3,15) che indica il suo esserci, la concretezza della sua potenza che veramente lui prende in mano!
v. 18. Vedi Sal 2,1-2.5. I presbiteri cantano un contrasto, all’inizio e alla fine del versetto: tra l’ira delle genti e l’ira di Dio, tra quelli che mandano in rovina la terra e Dio che manda in rovina loro! Dio si lascia coinvolgere in modo passionale nel combattimento vittorioso contro il male, che in lui non può entrare e trova anzi una opposizione nettissima (ira). È venuto infatti il kairos, il tempo opportuno del giudizio. Dio ha chiarito benissimo la sua posizione, non c’è più alcun dubbio su quel che pensa a riguardo del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto. Lui conosce bene le opere degli uomini (vedi nelle sette lettere: 2,2.5.9.19.22.23; 3,1.2.8.15)… ed è pronto a dare continuità per l’eternità alla bellezza di vita di chi fa il bene. Le opere di adesso, buone e cattive, hanno un risvolto escatologico (questo è un punto molto trascurato ai nostri giorni…).
Il salario sarà dato a coloro che temono Dio. Il timore di Dio si conferma (vedi tutta la letteratura sapienziale) come il fondamento della vita buona: rispettare Dio con la gioia di riconoscerlo per quello che è e di porsi conseguentemente come figli amati! Da questa consapevolezza nasce l’espressione concreta di una vita di profeti (che parlano in nome di Dio), di santi (che partecipano della santità di Dio), di servi piccoli e grandi (di ogni condizione sociale).
v. 19. Ancora una volta si dichiara che il cielo viene aperto da Dio stesso: si può avere accesso al suo tempio, al luogo dell’incontro con lui. L’aspetto più bello dell’apertura del cielo è che si vive l’alleanza da sempre proposta e soprattutto desiderata e comunicata da Gesù (vedi il calore dei discorsi giovannei dell’ultima cena: Gv 13-17!). L’arca dell’alleanza che era stata perduta o secondo 2Mac 2,4-8 nascosta da Geremia in un luogo ignoto, ora viene fu fatta vedere! Il tema dell’alleanza sarà sviluppato un tutta la sezione seguente del libro.
Lampi, voci, tuoni, terremoto e grandine sono segni già conosciuti del movimento di Dio verso di noi, un movimento chiaro e deciso, che scuote la terra per far cadere le strutture costruite da chi vive senza Dio
12,1-18 la donna e il drago
Inizia la sezione del trittico dei segni (12,1 la donna; 12,3 il drago; 15,1 un altro segno), nel clima tipico della letteratura giovannea che ama tantissimo l’espressione dei misteri di Dio in segni.
Il primo di questi segni è la donna. Diciamo in apertura che lo leggiamo intrecciando le due identificazioni prevalenti: Maria e la Chiesa, che nella rivelazione si richiamano vicendevolmente in modo profondo (cf. LG 8!)
v. 1. La donna evoca nelle Scrittura la sposa e la madre, la realtà del Popolo chiamato alla alleanza sponsale e generativa! È vestita di sole, della bellezza protettiva e salvifica di Dio, il cui volto in Gesù spende come il sole. La luna indica lo scorrere del tempo: questa donna ne domina la successione ed è superiore al tempo umano, perché è la sposa di Dio che la farà entrare nell’eternità. La corona indica che l’esperienza terrena è trascorsa positivamente ed è riconosciuta da Dio. Per questo possiamo pensare alla madre di Gesù che ha raggiunto la sua meta escatologica. Sopra il suo capo stanno le stelle, che sono dodici come gli apostoli che annunciano la luce salvifica di Dio, nella comunione con Maria che dura anche dopo l’esperienza terrena. Chi guarda Maria, vede anche in lei la mediazione sulla terra della gloria di Dio, dentro alla esperienza della Chiesa apostolica.
v. 2. Un passaggio forte dalla luce al dolore, al pianto, al tormento del parto. La Chiesa è chiamata a portare Gesù nella storia, e non è una passeggiata. Donare Gesù è un impegno bello ma faticoso. Ne sono testimoni i martiri, ma anche tutti noi pensando alla impresa della nostra testimonianza! Un testo interessante nella letteratura di Qumran sviluppa questa immagine: 1QH III, 3-18).
v. 3-4. Il secondo segno è un drago grande e rosso fuoco. Ha una grande forza, è demoniaco, ha sette teste che indicano la sua vitalità multipla, dieci corna che alludono alla sua forza aggressiva ma limitata, ha diademi dei re che ne seguono l’influsso… Una espressione compiuta del male, ma con un potere limitato. La sua coda cerca di trascinare ciò che è divino (stelle) nel contesto terrestre per dare vita a una nuova creazione.
Donna e drago si fronteggiano: che sproporzione! Il drago vuole divorare il figlio. Il sistema demoniaco vuole fagocitare il frutto del parto…
v. 5. Il figlio è Gesù Cristo: è già nato in questa fase intermedia, ed è lui che pascerà nel futuro escatologico (definitivo) tutte le genti. Il diavolo ha cercato di ammazzare il Figlio il venerdì Santo, ma proprio dalla morte del Figlio è stato condannato! Dice Agostino: «Così anche Cristo umiliò se stesso fino alla morte, e questo fece per annientare mediante la sua morte colui che della morte aveva il potere» (Disc. 346/A). Questo Figlio aggrega a sè tutti i figli di Dio nella risurrezione, e li porta verso Dio, verso il trono, dove lui è stato portato per la potenza della sua risurrezione!
v. 6. La donna/Chiesa fugge nel deserto: Dio la attira nel luogo della prova/maturazione, ma anche dell’amore intimo e tipico della giovinezza (cf Os 2,16-18!), e del nutrimento come avvenne per Elia (1Re 17,1-7) e per il popolo con la manna (Es 16). Nel deserto ci si sta 1260 giorni (tre anni e mezzo): tempo limitato di questa fase della storia della salvezza.
v. 7-8. Lo sguardo si innalza nel cielo: il drago ha lo stesso potere di Dio? La risposta è no! Gli eserciti del drago e di Michele si fronteggiano ma l’esito è immediato e scontato: non c’è posto in cielo per il drago. Dio non ha rivali, il drago non ha forza in cielo, nonostante sulla terra il suo potere appaia impressionante. Dobbiamo stare tranquilli: il male non ha una forza trascendente, simile a quella di Dio!
v. 9. Chiamiamo le cose con il loro nome. Gettato sulla terra, il drago viene smascherato: è lui il serpente antico, il diavolo e satana. Il divisore, che vuole separare gli uomini da Dio, rompere l’alleanza!E, attenzione, si sottolinea che il suo modo di agire malvagio è sempre il tentativo di ingannare, fuorviare l’umanità (il verbo planao è importante: ricorre in Ap 2,20; 12,9; 13,14; 18,23; 19,20; 20,3.8.10). Fin dall’inizio, tutto parte dalla bugia e dall’inganno (vedi Gen 3!).
v. 10-11. Esplode un altro coro di lode e ringraziamento, in cielo. Si canta un fatto: Salvezza, forza, regno e potere di Dio e di Cristo si sono attuati. Questo è stato possibile perché è stato espulso dai giochi l’accusatore dei fratelli (importantissimo questo verbo: pensiamo a come noi siamo portati ad accusare noi stessi e gli altri, incapaci di guardarli come li guarda Dio. Vedi l’inizio della storia di Giobbe). La conseguenza è che i fratelli sono resi partecipi della vittoria di Gesù che ha versato il suo sangue e li ha resi capaci di essere suoi testimoni, di interpretare la vita come lui: «Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserva per la vita eterna» (Gv 12,25).
v. 12-14. La gioia risuona tra tutti i personaggi del cielo, il terrore per quelli cha abitano terra e mare: il diavolo, nel piccolo tempo che gli rimane, cerca di sfogare la sua grande ira come può. Cerca di perseguitare ancora la donna, ma in soccorso della donna, nella storia viene sempre la grande aquila: il soccorso imprevedibile ed elegante e potente di Dio che già aveva sollevato il suo popolo nell’esodo (Es 19,4). La Chiesa/donna è sempre raggiunta, nella storia dall’imprevisto di Dio! Dobbiamo imparare a riconoscerlo…
Sempre Dio porta la Chiesa nel deserto per incontrarla e rafforzarla e nutrirla. Sembra chiaro il riferimento alla nuova manna: l’Eucaristia, che accompagna la Chiesa nel periodo provvisorio pre-escatologico (un tempo, due tempi e la metà di un tempo: tre e mezzo… Un aiuto e nutrimento che allontana sempre e di nuovo dal serpente.
v. 15. Il serpente, bestia astuta, cera di mettersi alla pari di Dio: vomita a acqua nel deserto, ma non è l’acqua risanatrice di Ez 47,8-9: è un maldestro tentativo di far portare la donna da questa acqua. In realtà è un inganno, l’inganno di un sistema che ti promette felicità e prosperità ma non te la può dare!
v. 16-18. Anche la terra difende la donna. E al drago non resta che infuriarsi ed andare via a far guerra (ancora!) ai discendenti di lei, caratterizzati dal conservare i comandamenti e la testimonianza.
v. 18. Crea un senso di grande attesa il fermarsi del drago sulla spiaggia del mare…