Ap 10,1 – 11,14 Il piccolo rotolo e i due testimoni

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Il testo

10

Il giuramento dell’angelo

1 E vidi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube; l’arcobaleno era sul suo capo e il suo volto era come il sole e le sue gambe come colonne di fuoco. 2Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, 3gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. 4Dopo che i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere, quando udii una voce dal cielo che diceva: «Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo».
5Allora l’angelo, che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo 6e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, che ha creato cielo, terra, mare e quanto è in essi: «Non vi sarà più tempo! 7Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio, come egli aveva annunciato ai suoi servi, i profeti».
8Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra». 9Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele». 10Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. 11Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».

11

I due testimoni

1 Poi mi fu data una canna simile a una verga e mi fu detto: «Àlzati e misura il tempio di Dio e l’altare e il numero di quelli che in esso stanno adorando. 2Ma l’atrio, che è fuori dal tempio, lascialo da parte e non lo misurare, perché è stato dato in balìa dei pagani, i quali calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. 3Ma farò in modo che i miei due testimoni, vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti per milleduecentosessanta giorni». 4Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. 5Se qualcuno pensasse di fare loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di fare loro del male. 6Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiare l’acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli, tutte le volte che lo vorranno. 7E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. 8I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso. 9Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedono i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permettono che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. 10Gli abitanti della terra fanno festa su di loro, si rallegrano e si scambiano doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra.
11Ma dopo tre giorni e mezzo un soffio di vita che veniva da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli. 12Allora udirono un grido possente dal cielo che diceva loro: «Salite quassù» e salirono al cielo in una nube, mentre i loro nemici li guardavano. 13In quello stesso momento ci fu un grande terremoto, che fece crollare un decimo della città: perirono in quel terremoto settemila persone; i superstiti, presi da terrore, davano gloria al Dio del cielo.
14Il secondo «guai» è passato; ed ecco, viene subito il terzo «guai».

Note per la comprensione del testo

 v. 10,1 L’angelo che entra in scena è segno che Dio dalla sua trascendenza continua a volersi mettere in relazione: nuvola (come nella trasfigurazione), arcobaleno (come in Gen 9,12-17), sole che splende (come in 1,16), colonne di fuoco (vedi 1,15) sono segni del cielo che scende sulla terra! Questo angelo è collegato al Figlio dell’Uomo del cap. 1, simboleggia la sua presenza attiva nella storia.

2. Il Piccolo rotolo/libro è già aperto. Si presuppone che sia scritto e che il suo contenuto sia ciò che sta per essere detto a riguardo dei due testimoni: ulteriore rivelazione dell’opera di Dio nella storia tramite i suoi ‘servi e profeti’
L’angelo esprime il potere di Dio nel mondo: un piede sulla terra abitata dagli uomini e dal demoniaco, un piede sul mare che è simbolo del caos e del male su cui Dio comunque è Signore

v. 3-4 la Rivelazione di Dio nella voce potente dell’angelo che ruggisce (lett. muggisce): vedi Amos 1,2 e Ger 25,30! Anche sette tuoni si fanno sentire, segno che Dio sta comunicando in pienezza e potenza il suo messaggio. Voce e tuoni esprimono una tensione verso il suono della settima tromba (cf 11,4) e la rivelazione che ne segue per manifestare pienamente il progetto di Dio: per ora Giovanni deve solo memorizzarla senza scriverla

v. 5-7 l’angelo pronuncia un solenne giuramento, invitandoci a guardare verso l’alto (la destra verso il cielo), verso la ‘zona’ della Vita, proporzionata al Vivente, da cui è stato creato tutto: cielo, terra e mare e quanto è in essi. Un richiamo al dominio assoluto di Dio su tutte le dimensioni del creato, senza zone franche, e una allusione alla nuova creazione, al rinnovamento di tutto il creato, che è già in atto nella storia!
Il contenuto del giuramento, fatto chiaramente in nome di Dio stesso è duplice: – il kronos (cioè il tempo che scorre nell’oggi, intrecciato di bene e di male, occasione per la conversione) è di una durata breve: sarà superato, e finirà la dialettica che oggi lo caratterizza); – il mistero di Dio, cioè il suo progetto salvifico che si sviluppa nella storia, si compirà certamente, secondo le promesse ai servi/profeti! Un messaggio di sicurezza e di speranza!

v. 8-11 Giovanni è coinvolto nella scena. Riceve ed esegue l’ordine di prendere il piccolo rotolo e di divorarlo. La dolcezza immediata che la Parola provoca in bocca è seguita dalla amarezza nelle viscere, segno della fatica che Giovanni (e noi) fa per comprendere e attualizzare la Parola nella sua vita e nella vita della Chiesa: una assimilazione per tanti aspetti dolorosa per la durezza del cuore e il lento processo di conversione!
A Giovanni dicono (Dio, l’angelo..) che deve profetizzare. Una urgenza interiore fortissima. La viveva Gesù. La vive il profeta che esprime più volte nell’Apocalisse l’inesorabile annuncio della attuazione del progetto di Dio (1,1; 4,12; 10,11; 11,5; 17,10; 20,3; 22,6).

v. 11,1-2: misurare segno del fatto che Dio conosce, prende atto, segue e protegge le realtà del tempio. Ciò che è fuori del tempio non va misurato: le realtà ostili si possono muovere per un tempo limitato

v. 3-5: due testimoni. Non uno (sarebbe Gesù), non tanti (sarebbero tutti i cristiani), ma un numero limitato che suggerisce al lettore di individuare nella sua storia chi ha ricevuto un incarico (darò) di profezia e di testimonianza, nel corso della storia che rimane provvisoria (1260 giorni son lunghi, ma sono metà di 7 anni).

Per olivi e lucernieri vedi Zc 4,14.

Per fuoco e voce di fuoco vedi 2Re 1,5-12 (Elia) e Ger 5,14: energia impressionante della Parola infuocata di Dio, cui nessuno può resistere!

v. 11,6-7: i testimoni hanno anche poteri particolari sulla creazione in vista della nuova creazione (come Elia in 1Re 17, Mosè e Aronne con le piaghe): i profeti di Dio sanno effettivamente operare il bene e promuovere il creato secondo Dio…

I testimoni sono sempre avversati: nessuna meraviglia che la bestia salga dall’abisso e li uccida (vedremo la bestia politica del cap 13!)

v. 8-10 La vittoria della bestia è ostentata nei cadaveri dei due testimoni esposti al pubblico ludibrio nelle piazze delle città chiuse a Dio (Sodoma, Egitto, Gerusalemme…) e la vittoria del male suscita una allegria di sollievo tra gli abitanti della terra (2v) perché i testimoni non rompono più le scatole…
Ma tutto dura solo tre giorni e mezzo (sempre la metà di 7…)

v. 11-12: la forza del male finisce dopo tre giorni e mezzo: lo Spirito (che è Signore e dà la vita) non solo rianima i cadaveri (Ez 37,10), ma dà loro una vita risorta più forte e definitiva: li fa partecipi della risurrezione di Gesù e della sua ascensione al cielo, cioè della appartenenza ormai indistruttibile alla vita eterna di Dio.
Di lì vedono i nemici… si apre per questi lo spazio della conversione…

v. 13-14 il terremoto è segno della implosione del sistema autoreferenziale costruito dall’uomo davanti alla forza di rivelazione dell’amore di Dio: un decimo della città e 7000 abitanti ne rimangono vittime.

Questa volta però i rimanenti si convertono e danno gloria al Dio del Cielo, pieni di timore!

Spunti per il discernimento personale e comunitario

– Come sta procedendo in questi mesi di lettura dell’Apocalisse? Quali elementi della Rivelazione sto assimilando nel mio modo di vivere e di leggere la realtà?

– In particolare, qual è il mio rapporto con la Parola di Dio? Ne sento la dolcezza? In quali momenti? Quali sono le mie personali fatiche e quali gli ostacoli per la sua comprensione?

– Guardando alla mia storia personale e alla situazione di questo momento storico, chi potrebbero essere per me i ‘due testimoni’ che profetizzano in parole e gesti, che sono perseguitati, che partecipano della vittoria di Gesù risorto?

Condivisione

Dio ci conosce benissimo: sa i nostri limiti. Ci indica la strada del bene, ma siccome siamo egoisti e limitati, ci manda i suoi richiami in mille modi! In tutta la nostra vita, tutti i giorni, dobbiamo veramente pensare a Dio, ascoltarlo e camminare! Tutti i giorni mettiti un po’ in discussione, dicendo: non sei ancora arrivata!

L’angelo di 10,1 mi ha fatto venire in mente il colosso di Rodi! Un messaggio figurativo dice più di tante parole. La destra indica il cielo, ma l’attenzione va all’altra mano che ha il libro/vangelo! Giovanni è stato colpito dal libro, sul quale dobbiamo vivere.
Siamo convinti che il bene vincerà il male, ma vorremmo vederlo nella vita reale, subito! Vorremmo vedere le guerre che finiscono… e invece dobbiamo stare in attesa, e vivere la convinzione che dobbiamo essere in attesa perseverante. L’attesa facciamo fatica ad averla!
Desideriamo il paradiso… ma viviamo veramente facendo il bene e proiettandoci nel paradiso? In chiesa è facile parlarne, ma fuori è difficile!
La preghiera: stare in comunione con Dio, avere quel momento di riflessione (come Gesù nel Getsèmani) e di contemplazione, di raccoglimento anche se siamo in mezzo agli altri.
Dolcezza e amarezza… quest’ultima viene fuori se facciamo bene l’esame di coscienza e ci portiamo dentro le provocazioni della Parola (tipo: ama il prossimo tuo come te stesso).
Profetizzare: non sempre abbiamo la forza di farlo con fermezza… Siamo più timidi e riservati: con gli amici difficilmente si tirano fuori argomenti religiosi.