Novena di Natale 2024 – 24 dicembre

Mi piacerebbe che il natale non esistesse. Che esistesse solo il Natale con la enne maiuscola.

Purtroppo, il natale (con la enne minuscola) esiste eccome, e fa tanta luce e tanto rumore, e fa tanti soldi. Sarebbe meglio chiamare questi giorni semplicemente ‘le Feste’, ammettendo che si fa festa per qualcos’altro e non per l’incarnazione del Figlio di Dio, per la sua Madre, per la sua manifestazione ai Magi.

Va benissimo festeggiare il passaggio all’anno nuovo, stare in famiglia, sospendere un po’ la scuola e forse anche il lavoro, fare una pausa dal ritmo di vita ordinario. Benissimo avere una occasione produrre e vendere regali e far funzionare alla grande ristoranti e alberghi e far girare l’economia. Ma non diciamo più che è per il Natale con la enne maiuscola.

Mi piacerebbe che il Natale (con la enne maiuscola) fosse per un po’ di anni a digiuno delle luci esterne (come a Betlemme quest’anno) e fosse vissuto ripartendo dall’incontro intimo, personale e famigliare e comunitario con il Signore che s’è fatto uomo, che ha assunto la nostra carne e ha vissuto dentro alla nostra storia con la pienezza della vita e della sapienza e dell’amore della Trinità.

Vorrei che il Natale fosse una occasione per una preghiera più prolungata, per ritrovarsi come fratelli e sorelle di Gesù ad ascoltare la sua Parola e a desiderare con i suoi desideri il bene del mondo. E che celebrare il Natale fosse un momento in cui si fa il punto della situazione sulla nostra umanità, su quanto già assomiglia al Signore e su quanto dobbiamo continuare a collaborare con Lui e il suo Spirito perché ci plasmi e ci faccia diventare bambini. Come Lui. Obbedienti come Lui, semplici e sinceri come Lui.

Mi piacerebbe che a Natale imparassimo ad essere più profondamente uniti a tutti i fratelli e sorelle che vivono nel mondo. Vicini (perché il Figlio di Dio s’è fatto vicino) specialmente ai più piccoli, più poveri, più emarginati, più maltrattati. Preoccupati per loro come è preoccupato il Bimbo di Betlemme. Da non dormire sonni tranquilli finché cinquantasei guerre insanguinano i figli di Dio e altri innumerevoli piccoli conflitti rovinano i rapporti fraterni anche dalle nostre parti.

Mi piacerebbe che per qualche anno non ci facessimo più i regali per natale (abbiamo già occasione magari per il compleanno, o onomastico o per qualche anniversario) e ci concentrassimo sul Regalo (con la erre maiuscola) che è la vita divina donata a noi nel Figlio di Dio. Noi diamo a lui la nostra povera umanità, lui ci regala la sua divinità: questo è lo scambio originario e meraviglioso dei regali di Natale. Ma ce ne siamo completamente dimenticati.

E vorrei che a Natale vivessimo con i fratelli più bisognosi la condivisione non delle cose in più che compriamo, ma proprio di quel che abbiamo per vivere, come hanno fatto Maria e Giuseppe con Gesù, come ha fatto quella vedova povera che al tempio ha gettato due spiccioli, come si fa anche nelle nostre famiglie. Perché il Natale (con la enne maiuscola) del Figlio di Dio ci svela che tutto è dono di Dio, che niente è veramente nostro, che tutto è da condividere con i fratelli. Come ha fatto Gesù, il Cristo che da ricco che era si è fatto povero per arricchire la nostra povertà. E non ci ha dato argento o oro, ma la sua stessa carne da mangiare, posta immediatamente, appena nato, nella mangiatoia di Betlemme.

Oso pensare che queste cose piacerebbero anche al Figlio di Dio nato da Maria…