Commento al Vangelo del 6 ottobre 2024.
Nella discussione sull’amore sponsale, Gesù punta in alto. Sa bene che l’avventura dell’amore tra sposi è altissima e pure molto impegnativa (Mc 10,2-16). Anche nell’esperienza di Israele da sempre si era registrata la difficoltà di una fedeltà e di una maturità che rimanesse salda per tutta la vita. Mosè aveva stabilito la possibilità del ‘ripudio’ in certe condizioni. Interrogato su questo, il Signore preferisce non fermarsi sulla disciplina ‘canonica’: nella sua testa il pensiero va subito ai pensieri del Padre e al meraviglioso progetto della creazione. Li sa a memoria, Gesù, i racconti della creazione, e invita anche noi ad avere chiari i tratti con cui la Trinità ha ‘pennellato’ i suoi figli facendoli a sua immagine e somiglianza (Gen 1,26-27) e specificando che la prima caratteristica di questa somiglianza consiste nella complementarietà tra il maschio e la femmina. La pienezza dell’umanità risiede in questa complementarietà. E capiamo bene il perché, da quando Gesù ci ha rivelato che Dio è Trinità di persone che si amano, si donano l’una all’altra senza riserve, con una gioia infinita. Se Dio fosse un solitario, non capiremmo la nostra vocazione vitale alla relazione e il nostro bisogno radicale di un amore interpersonale profondo, intimo, integrale.
Gesù continua offrendo un approfondimento di questo progetto che è il DNA della nostra umanità e quindi il criterio altissimo per vivere i nostri legami di amicizia, fino al legame sponsale che è quello più intimo e integrale. Citando Gen 2,24 ripete che la tensione d’amore fra gli sposi fa di loro ‘una carne sola’. Una unità di desideri, di intenti, di valori così profonda da arrivare a dire: io te e te siamo una cosa sola, perché ci siamo arricchiti e continuiamo ad arricchirci dei doni l’uno dell’altra. E così continua la somiglianza con il Padre, il Figlio e lo Spirito, così uniti (dice Gesù, da essere una cosa sola!