Signore, apri le mie labbra!

Commento al Vangelo del 8 settembre 2024.

Gesù ha fatto qualche puntata all’estero nei suoi viaggi missionari. A nord della Galilea è andato dalle parti di Tiro e di Sidone, due città sul mare Mediterraneo. A Tiro ha liberato dal demonio la figlia di una donna siro-fenicia che lo aveva implorato, pur sapendo che lei era straniera. Tornando verso le sue terre, ha preso il giro largo, dall’altra parte del mare di Galilea, nella zona chiamata Decapoli. Immaginiamo le voci che rincorrono e precedono l’arrivo del maestro di Nazaret, ormai famoso per i suoi discorsi, per la sua bontà, per la sua forza risanatrice. Molti lo cercano: hanno bisogno di essere guariti loro o i loro familiari e amici.

Marco (7,31-27) ricorda quel gruppo di persone che hanno portato un amico sordomuto da Gesù. Un incontro bellissimo. Vediamone alcuni aspetti, dal punto di vista del Signore, per contemplare quel che lui vuole operare oggi in noi e per noi.

La gente va incontro a Gesù mentre lui va incontro alla gente. Questo movimento di avvicinamento reciproco avviene sempre. Il Signore sta venendo verso di noi mentre noi andiamo verso di lui. Dobbiamo ricordarcelo, cacciando il frequente pensiero che Dio se ne stia dalle sue parti e che siamo solo noi a muoverci verso di lui! Il Signore viene sempre dandoci vita ogni giorno, suscitando in noi la Parola con il suo Spirito, invitandoci al banchetto della Parola e della Eucaristia in cui lui si muove verso di noi fino a farsi mangiare…

Gesù prende quell’uomo in disparte, nell’intimità, fuori dal casino della gente. Accade sempre. Gesù ci incontra certo nella bellezza della comunità, ma cerca i momenti in cui essere a tu per tu con noi. Penso ai momenti di silenzio nella celebrazione della Messa, ai momenti di preghiera personale nella nostra stanza o in chiesa, o in altri momenti della giornata. A tu per tu!

Quell’uomo non sa parlare e non può ascoltare. In lui un aspetto fondamentale della sua persona creata a immagine di Dio (la possibilità di dialogare) è fortemente limitata. Gesù lo accoglie e, poiché è il creatore assieme al Padre, rifà quel che in quell’uomo è difettoso. Con i gesti della creazione, tocca gli orecchi di quell’uomo e riplasma la sua lingua, come Dio aveva fatto con Adamo tratto dalla polvere del suolo. E poi sospira su di lui, come Dio aveva fatto soffiando l’alito di vita nel primo uomo. Desidera che quell’uomo abbia vita piena, aperta (‘effatà’ – àpriti) alla Parola d’amore di Dio e capace di aprirsi all’amore nel dialogo sciolto con gli altri. È il prodigio che sempre il Signore ripete su di noi. Ci ha toccato orecchi e bocca nella celebrazione del nostro battesimo, inizio dell’opera permanente dello Spirito in noi.

È un’opera che si inceppa spesso. I fatti della nostra vita quotidiana ce lo testimoniano. Siamo in crisi quando dobbiamo ascoltare. E quando dobbiamo parlare facciamo uscire un sacco di parole vuote e superficiali. Alcuni fatti drammatici della cronaca di questi giorni (penso a quel ragazzo chiuso in sé stesso, chiuso alla famiglia, chiuso al mondo, che ha ammazzato i suoi famigliari) ci provocano molto a riflettere sull’appello di Gesù a lasciarci ‘aprire’ orecchi e bocca, testa e cuore al suo amore, ad una capacità vera di ascolto di Dio e degli altri, ad una capacità sempre più bella di riempire la nostra bocca di parole significative.

È interessante che nella Liturgia delle Ore, la preghiera quotidiana della Chiesa, ogni mattino si inizia con l’invocazione «Signore apri le mie labbra, e la mia bocca proclami la tua lode», tratta dai salmi (Sal 51,17).