Che pane cerchi? Che vita cerchi?

Commento al Vangelo del 28 luglio 2024.

Marco ci ha portato a contemplare Gesù che si commuove vedendo la folla che lo cerca: gente senza riferimenti, senza pastori seri. Seguiamo la scena con il racconto di Giovanni (6,1-15), che al ‘segno’ della moltiplicazione dei pani e dei pesci fa seguire un lungo discorso di Gesù che si presenta come il Pane della vita.

C’è un sacco di gente che è andata ad ascoltare il Maestro. L’ora si fa tarda. Con la sua solita premura, Gesù s’accorge che hanno una fame… e sa bene che cosa fare, come sfruttare questa situazione per mostrare qualcosa in più di sé e de Padre. Le pensa tutte!

Da bravo educatore, coinvolge Filippo: Dove comprare il pane? Càpita spesso che Gesù fa domande provocatorie, per mettere in moto la riflessione, specie in momenti impossibili. Umanamente parlando. Per Filippo è ridicolo pensare di dar mangiare a tutta quella gente… È realista, Filippo. Come gli altri apostoli. Come noi che istintivamente riteniamo impossibile il regno, una umanità riunita nell’amore, la sconfitta della povertà e della fame, la affermazione di una esperienza di solidarietà e di condivisione senza riserve. Siamo realisti, con i piedi per terra: abbiamo poche cose, e la condivisione non può che essere ragionevolmente limitata. Il Signore – diciamo – propone sì uno stile di condivisione fraterna, ma è un ideale che non è realizzabile. Noi adulti, che ci sentiamo saggi e navigati nella vita, pensiamo così.

Ci pensa un ragazzo a sintonizzarsi con Gesù. Nello zainetto che la mamma gli aveva preparato prima di andare ad ascoltare il Maestro di Nazaret, sapendo che sarebbe andata per le lungue, aveva messo qualche panino e un paio di pesci. Non c’è neanche bisogno che Giovanni spieghi il dialogo di Gesù con quel ragazzo. S’intendono immediatamente, il ragazzo e il Figlio di Dio. Tutti e due si fidano del loro Papà, pur conoscendolo in modo molto diverso. Aveva capito più di tutti, quel ragazzino che ingenuamente mette i suoi cinque pani e i due pesciolini a disposizione per tutta quella gente.

Vedremo le prossime domeniche l’intento di Gesù, che pone un ‘segno’ grandioso per decifrare la sua persona di Figlio di Dio che dà la vita al mondo (una vita eterna, definitiva) facendosi addirittura mangiare.

Gesù vive grande compassione e vicinanza (chissà come era contento vedendo la gente contenta e perplessa per quel che gli accadeva tra le mani…)

Una provocazione importante anche per noi oggi. Molte domande vengon fuori, alle quali possiamo pensare anche nei lettini in spiaggia o passeggiando tra i monti:

Che cosa cerchiamo? Che tipo di pane cerchiamo? La pagnotta o la Parola?

Che cosa siamo disposti a condividere con gli altri nel nome del Signore?

Che cosa vediamo in Gesù? Uno che ci salva magicamente o uno che ci salva passando per lo scandalo della croce?

Che vita cerchiamo? Solo la vita felice in questo mondo? Oppure un vita definitiva, una vita eterna, che non finisce più, per vivere un amore eterno, che non finisce più?