Piano pastorale parrocchiale 2021-2023

Camminiamo insieme?

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La comunità parrocchiale di S. Agostino continua a ricevere vita e sapienza dal Signore risorto, veramente presente nella comunità dei suoi discepoli missionari. E il Signore, che è fedele, non si stanca mai di provocare i suoi discepoli invitandoli a puntare in alto, a lasciarsi plasmare in modo deciso dallo Spirito, che parla alla Chiesa e orienta il suo cammino. Anche quest’anno, in modo più dilatato nei mesi autunnali, la comunità si è seriamente in ascolto dello Spirito, per ‘sentire’ in che direzione ci vuole sospingere il Padre.

Siamo partiti mettendoci sotto due grandi luci accese dalla Chiesa, di cui siamo porzione: il Sinodo e il biennio eucaristico diocesano.

1. La luce del Sinodo: camminiamo insieme?

1.1 La prima grande luce è quella del Sinodo, che punta a farci maturare come Chiesa che è ‘comunione, partecipazione e missione’. Sempre la Chiesa è stata ‘sinodale’, cioè fatta per camminare insieme. Ma sempre la Chiesa ha bisogno di aggiornarsi, di capire ‘come’ camminare insieme. Se la storia della comunità parrocchiale di S. Agostino è particolarmente vivace in fatto di partecipazione e di corresponsabilità nella missione e nella carità, è pur vero che è sempre da qualificare e da allargare la sua capacità di vivere in comunione. Lo slogan ‘Camminiamo insieme?’ scelto dalla Chiesa di Ferrara-Comacchio ci provoca, in due sensi che facciamo nostri:

1.2 ’Camminiamo insieme?’ è un invito che il Signore ci fa accostandosi al nostro cammino, è l’invito che reciprocamente si fanno quelli che un po’ partecipano alla vita della comunità, è l’invito che i discepoli del Signore fanno a tutti, perchè tutti sono candidati a conoscere e sperimentare la ‘Via’ che è Gesù e ad essere la sua Chiesa.

1.3 ’Camminiamo insieme?’ è anche una sfida, una domanda di verifica: ma veramente stiamo camminando insieme, tutti i battezzati con la loro dignità e responsabilità? Davvero ci apriamo insieme, ciascuno con i suoi carismi nella comunità, all’opera dell’unico Spirito? Davvero siamo una ‘comunione gerarchica’ (cf. Lumen Gentium cap. III)?

1.4 Uno stile sinodale in tutto. L’itinerario del Sinodo, che volentieri faremo nostro, ci potrà aiutare molto, non tanto facendo delle riunioni in più, ma accendendo sempre di più la luce della comunione nel nostro modo di trovarci come cristiani. Tutti gli incontri parrocchiali, dai Consigli ai gruppi più piccoli, dovranno essere sempre più vissuti come esperienze ‘sinodali’. In particolare dovremo trovare il modo di superare una esperienza a compartimenti stagni, e di favorire sempre più le possibilità di aggregazione delle varie fasce di età e di dialogo tra giovani e adulti. L’esperienza del campo giovanissimi integrato con il campo famiglie è, in questo, emblematica.

1.5 Vicariato e Diocesi. Sarà nostro impegno anche la continuazione della tessitura di rapporti con le parrocchie del vicariato (con il cammino verso un consiglio pastorale vicariale, la segnalazione delle iniziative pastorali, la partecipazione ad alcune esperienze comuni) e la crescita del senso di appartenenza diocesana (con la attenzione al magistero del vescovo e la presenza agli eventi unitari). 

1.6 La fase narrativa. Il nostro programma pastorale coincide con la prima fase del Sinodo, quella narrativa che inizia con l’ascolto. Concretamente, dedicheremo tempo all’ascolto prima sulla domanda fondamentale del Sinodo (Camminiamo insieme?) e poi sugli ambiti che i vescovi italiani preciseranno per continuare la consultazione. Lo faremo sentendoci veramente protagonisti, anche se con un piccolo contributo, della Chiesa che è in Italia.

1.7 Creatività nell’ascolto. E lo faremo prima di tutto nei gruppi parrocchiali già costituiti, che dedicheranno qualche loro incontro a queste tematiche. Inoltre inventando con creatività le occasioni di ascolto degli amici e dei vicini, dei poveri e degli emarginati, delle persone che (pur non frequentando per mille motivi la parrocchia) sono amate dal Signore e possono darci storie preziose su cui riflettere per camminare meglio insieme con tutti.

2. L’Eucaristia sacramento del dono

2.1 Lo spettacolo dell’Eucaristia è l’altra grande luce con cui sicuramente lo Spirito ci vuole illuminare. Sicuramente perché è il centro del programma pastorale che il Vescovo Gian Carlo ha proposto a tutta la Chiesa di Ferrara-Comacchio, in concomitanza con l’850° anniversario del prodigio eucaristico di S. Maria in Vado (1171-2021). L’Eucaristia fa la Chiesa, mentre la Chiesa fa l’Eucaristia. Un mistero così grande che non ne verremo mai a capo, ma vogliamo imparare meglio e vivere con profondità e affetto il dono che il Signore fa di sè nel suo Corpo e nel suo Sangue.

2.2 È il dono della sua Persona che ci riunisce in un solo corpo: l’Eucaristia è un ‘convito’, un invito a tavola, perchè a tavola si mangia insieme e si vive da fratelli, figli dello stesso Padre. È la Messa che ci fa camminare insieme!

2.3 È il dono della sua Persona che si offre a noi amandoci follemente e ci fa capaci di donarci a nostra volta agli altri, amandoli follemente. L’Eucaristia è un ‘sacrificio’: il Signore si offre e ‘fa sacro’ il suo amore e chi è toccato dal suo amore! Costi quel che costi.

2.4 Celebrare meglio. Vogliamo studiarle tutte per lasciarci travolgere dalla celebrazione eucaristica, perchè diventi davvero la fonte di ogni nostro respiro e il culmine di ogni nostro impegno, perchè – come ci ricorda S. Agostino – uscendo dalla Messa diventiamo quel che abbiamo mangiato. Abbiamo condiviso dunque alcune urgenze concrete a riguardo della Messa: vogliamo capirne meglio il linguaggio fatto di parole, gesti e silenzi; vogliamo viverla sempre con gioia e attiva partecipazione; vogliamo ‘personalizzarla’ nell’ascolto della Parola e nella risposta con le nostre preghiere; vogliamo vivere bene il momento del dono di noi stessi e della condivisione dei nostri beni all’offertorio; vogliamo fare di tutto per introdurre i più piccoli alla bellezza di questa esperienza domenicale; vogliamo continuare nella adorazione eucaristica il gusto di stare alla presenza del Signore e di meditare la sua Parola per la nostra vita.

3. L’Anno pastorale è l’Anno liturgico

3.1 È opportuno richiamare a questo punto una decisione importante che la nostra comunità ha preso dopo attenta riflessione nello scorso anno: quella di far coincidere l’anno pastorale con l’anno liturgico. Il motivo ha proprio a che fare con la celebrazione eucaristica, che è il ‘luogo’ in cui il Padre dona il suo Figlio come Maestro e come Pane per far vivere noi, che siamo la sua Chiesa. La celebrazione eucaristica è pensata in un itinerario annuale di immersione in tutti i misteri della salvezza, dal Natale, alla Pasqua alla Regalità di Cristo. La vera ‘scuola’ della Chiesa è la liturgia, e per questo la vita della Comunità è più autentica quando è ritmata dall’anno liturgico, piuttosto che dall’anno scolastico.

3.2 Inventare un nuovo ritmo. Ci vorrà senz’altro un po’ di tempo per adattarci a questa scansione che veramente mette al centro la partecipazione alla Messa lungo tutto l’arco dell’anno. Dovremo piano piano capire che cosa questo comporta nelle varie attività parrocchiali, interpretando anche il tempo e le attività estive non come una pausa ma come una parte integrante del cammino educativo annuale. In particolare si dovrà pensare con attenzione, coinvolgendo tutta la comunità: a non interrompere ove non c’è motivo le attività pastorali nel periodo estivo; ai tempi della catechesi (da vivere sempre più come esperienza famigliare e comunitaria non strettamente legata al percorso scolastico, ma sempre di più ai tratti della crescita cristiana); alla celebrazione dei sacramenti della iniziazione cristiana, valutando la possibilità di viverli con maggiore preparazione e distensione verso la fine dell’anno liturgico.

4. In ascolto e in dialogo dei fratelli e sorelle della città.

4.1 Le grandi luci della Eucaristia e del camminare insieme (Sinodo) illuminano alcuni altri aspetti particolari della vita comunitaria, che abbiamo messo a fuoco nel lavorio della verifica e della programmazione, pensandoci come parrocchia inserita vitalmente (è il Signore che ha fatto questo) nella città cui apparteniamo. Torna davanti agli occhi una esigenza che da sempre caratterizza la nostra comunità e che sentiamo in modo talvolta soddisfacente e altre volte bruciante: è l’esigenza di essere in dialogo con il quartiere, come presenza viva di ascolto e di proposta, di condivisione di cammini e di testimonianza profetica e rivoluzionaria. Ci siamo riconosciuti deboli in questo, talvolta anche insignificanti: ma il Signore non ci toglie fiducia, e ci invita a rivivere sempre il suo stile di condivisione e di ascolto, di annuncio e di esperienza di comunione (ne è emblema il cammino di Emmaus).

4.2 La pandemia che abbiamo vissuto in modo pesante e che ancora continua a condizionare la nostra vita, ci ha aiutato a cogliere meglio la nostra fragilità, la necessità di pensarci insieme per venir fuori dai problemi, l’importanza capitale delle relazioni che sono costitutive nella nostra vita. Dobbiamo stare con speranza in questa situazione, riconoscendo con forza la presenza del Signore nel vissuto della nostra comunità ecclesiale e civile.

4.3 Accogliere e ascoltare tutti. Dovremo aver cura, come già ci siamo riproposti in passato, di accogliere e ascoltare tutti, tessendo relazioni attente: diventare specialisti di stima e di accoglienza e di integrazione, specialmente per le persone che in qualche modo non si sentono all’altezza o si sentono tagliate fuori dalla Chiesa. Come fare? In quali occasioni di servizio o di riflessione coinvolgere tutti?

4.4 Offrire una presenza dialogante. Cercheremo di essere presenti in quartiere in modo significativo: con la nostra testimonianza personale in famiglia, nei condomini e con i vicini di casa, al lavoro, nei luoghi dello svago; inventando modalità di attività parrocchiali non solo tra le mura della parrocchia, ma nei luoghi del quartiere, ad esempio nei parchi (una specie di oratorio diffuso); valorizzando e partecipando alle iniziative (culturali, o di impegno sociale o civile) delle altre realtà presenti in città e nel quartiere di via Bologna; proponendo momenti e possibilità di collaborazione e di confronto sui temi importanti dell’attualità; usando i linguaggi dell’arte, della musica e della poesia per narrare e rappresentare la bellezza del Vangelo.

5. Profeticamente poveri

5.1 La storia della nostra comunità parrocchiale è da sempre caratterizzata da un forte tratto di carità verso i poveri. E tutt’ora, stando alla nostra verifica, abbiamo una buona attenzione verso i più bisognosi. Ma sentiamo anche la grande insufficienza. Ci rendiamo conto che la partita si gioca molto sulla testimonianza della carità: è il Signore che è fatto così, e che con fermezza ha voluto che noi fossimo riconosciuti per la carità verso gli altri. D’altronde, l’Eucaristia che vogliamo mettere al centro è veramente compromettente: il Signore che si dona personalmente condividendo il cibo celeste, vuole che condividiamo sempre anche il cibo terreno, che non è roba nostra, ma roba donata da rimettere sempre in circolo. Abbiamo bisogno di una grande conversione: per considerarci prima di tutto noi i poveri arricchiti da Dio, per metterci davvero nella logica della condivisione radicale che Gesù ha proposto e indicato con l’esempio della povera vedova (Mc …).

5.2 Condivisione e vicinanza. Continueremo perciò come comunità il piccolo impegno di condivisione, nella Messa, di generi alimentari e denaro; ci impegneremo a inventare e organizzare in modo più sistematico una rete di relazioni di vicinanza alle tante persone sole, anziane e ammalate del quartiere; saremo attenti ad uno stile di vita critico nei confronti di sistemi produttivi e di distribuzione dei beni che sono irrispettosi della dignità di tanti nostri fratelli e del creato (tenendo conto delle indicazioni della Settimana Sociale di Taranto ’21); staremo in maggiore collegamento con le parrocchie del quartiere, con Viale K e le altre associazioni per unire le forze nella organizzazione del servizio ai poveri.

6. Strumenti importanti

Pensando alla nostra vita comunitaria, abbiamo infine considerato l’importanza di tre strumenti concreti da continuare a valorizzare, come cerchiamo di fare da anni.

6.1 Insieme! Riprendere e ripensare la pubblicazione e le modalità di diffusione di ‘Insieme’, il periodico della nostra parrocchia. È uno strumento prezioso per raccontare e condividere la vita parrocchiale e l’esperienza dei vari gruppi, per offrire spunti di approfondimento, per ospitare voci diverse del quartiere.

6.2 La Festa! Ci manca come l’aria, la Festa di S. Agostino, come ci mancano i momenti di aggregazione che abbiamo dovuto limitare a causa della pandemia. Faremo il possibile per riprendere, in parrocchia e nel quartiere, i momenti in cui stare assieme per coltivare le relazioni anche al di fuori dei momenti formativi e celebrativi.

6.3 L’Oratorio! Rimane sempre vivo nelle nostre verifiche l’interrogativo sull’utilizzo degli spazi dell’oratorio, ma soprattutto su come la parrocchia posta nel cuore del quartiere può essere ancor di più luogo di riferimento accogliente, formativo e aggregativo per tutti. Più che l’offerta di uno spazio fisico, ci interessa l’esperienza stabile delle relazioni, da tessere nelle strutture parrocchiali ma anche nel quartiere: quasi un oratorio diffuso.

7. Un programma biennale

Questo programma pastorale, che costituisce una traccia per orientare le nostre esperienze in ascolto dello Spirito, ha una validità di due anni, anziché uno come di solito. Anzitutto perchè abbiamo visto la necessità di una esperienza parrocchiale più distesa di verifica e programmazione, su temi che sono ritornanti e hanno tempi di attuazione dilatati. Poi perchè il programma pastorale diocesano sulla Eucaristia è pensato come biennio eucaristico. E infine perchè anche la fase narrativa del Sinodo in Italia è stabilita tra il 2021 e il 2023. Sarà comunque cura del Consiglio pastorale proporre alla Comunità nell’autunno del 2022 una riflessione per fare il punto della situazione a riguardo degli orientamenti e delle iniziative individuate.

Il Consiglio pastorale parrocchiale

16 novembre 2021