Agostino e le Beatitudini

Parrocchia S. Agostino   

Festa di S. Agostino 2021

Serata teologica – 26 agosto 2021

La comunità in ascolto di Agostino sulle Beatitudini

I SOLILOQUI. PREGHIERA INIZIALE.

O Dio, creatore dell’universo, concedimi prima di tutto che io ti preghi bene, quindi che mi renda degno di essere esaudito, ed infine di ottenere da te la redenzione.

O Dio, per la cui potenza tutte le cose che da sé non sarebbero, si muovono verso l’essere; o Dio, il quale non permetti che cessi d’essere neanche quella realtà i cui elementi hanno in sé le condizioni di distruggersi a vicenda; o Dio, che hai creato dal nulla questo mondo di cui gli occhi di tutti avvertono l’alta armonia; o Dio, che non fai il male ma lo permetti perché non avvenga il male peggiore; o Dio, che manifesti a pochi, i quali si rivolgono a ciò che veramente è, che il male non è reale. (…)

O Dio verità, fondamento, principio e ordinatore della verità di tutti gli esseri che sono veri.

O Dio sapienza, fondamento, principio e ordinatore della sapienza di tutti gli esseri che posseggono sapienza.

O Dio, vera e somma vita, fondamento, principio e ordinatore della vita degli esseri che hanno vera e somma vita.

O Dio beatitudine, fondamento, principio e ordinatore della beatitudine di tutti gli esseri che sono beati.

O Dio bene e bellezza, fondamento, principio e ordinatore del bene e della bellezza di tutti gli esseri che sono buoni e belli.

1. DEL TIMORE DI DIO 

Dal Discorso 347 – a cura di Morena

Le Scritture esortano con insistenza al timore di Dio.

1. Innumerevoli passi della Scrittura ci insegnano, o fratelli, il timore di Dio e ce ne dicono l’utilità. Da tanta ricchezza di insegnamenti ne ricorderò e illustrerò alcuni per quanto il breve tempo a disposizione me lo permetterà, e vi sollecito a prestare volentieri attenzione. La sapienza è un bene che riempie di gioia chi l’ha e di desiderio chi ancora non lo possiede. Ma dice la Scrittura: Principio della sapienza è il timore di Dio 1. Se a chiunque piace regnare, nel salmo lo Spirito ammonisce: E ora, sovrani, siate saggi; istruitevi, giudici della terra: servite Dio con timore e con tremore esultate 2. Perciò anche Paolo dice: Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore 3. E ancora leggiamo: Se desideri la sapienza, osserva la giustizia, e il Signore te la concederà 4. Poiché molti, come possiamo constatare, non osservano la giustizia, mentre aspirano con ardore alla sapienza, la Scrittura li ammonisce che non possono arrivare a quello che desiderano se non osservando quello che trascurano. Osserva – dice – la giustizia, e il Signore ti concederà la sapienza che desideri. Ma solo chi teme Dio può osservare la giustizia: Colui che è senza timore non potrà essere giustificato 5. Certo se il Signore concede la sapienza solo a chi osserva la giustizia, chi è senza timore non potrà essere trovato giusto. E si ritorna così alla affermazione che ho citato all’inizio: Principio della sapienza è il timore di Dio.

L’itinerario dal timore alla sapienza secondo Isaia.

2. Anche il profeta Isaia, raccomandandoci di coltivare i sette ben noti doni dello Spirito, arriva al timore di Dio cominciando dalla sapienza, come discendendo dall’alto verso di noi per insegnare a noi a salire: comincia da quello a cui noi desideriamo arrivare, e arriva a quello dal quale dobbiamo cominciare. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore 6. Come dunque egli discende dalla sapienza al timore, non per calare di grado, ma per insegnare, così noi dobbiamo salire dal timore alla sapienza, non montando in superbia, ma volendo progredire. Principio della sapienza è il timore del Signore 7: il cammino comincia dalla valle del pianto di cui parla il salmo: Ha disposto nel suo cuore i gradini di ascesa dalla valle delle lacrime. La valle è simbolo dell’umiltà, poiché umile è colui che per il timore di Dio si strugge nelle lacrime della confessione e della penitenza: Dio non disprezza un cuore affranto e umiliato 8. Ma non tema di restare giù nella valle, perché Dio, che non disprezza il cuore affranto e umiliato, ha preparato lui stesso i gradini di ascesa con cui innalzarci fino a lui, come dice il salmo: Ha disposto nel suo cuore i gradini di ascesa dalla valle delle lacrime al luogo disposto per lui 9. Dove si compie l’ascesa? e da dove? e verso dove? E` un cammino che si compie nel cuore partendo dalla valle del pianto per salire al luogo che ha disposto: questo è il luogo della quiete e della pace dove si trova la sapienza splendente e incorruttibile. Volendo appunto guidarci per gradi d’insegnamento, Isaia procede discendendo dalla sapienza al timore, dal luogo della pace, che è eterna, alla valle delle lacrime, che appartiene al tempo: vuole che noi non restiamo fermi alla confessione di penitenza che ci fa soffrire in gemiti e pianti, ma dalla nostra valle saliamo al monte spirituale sul quale è fondata la città santa Gerusalemme, nostra eterna madre, e possiamo godervi di una letizia che nulla più possa turbare. Egli quindi pone prima la sapienza, luce imperitura della mente, e passa all’intelletto perché si capisca che alla sapienza si giunge dall’intelletto, e così di seguito: all’intelletto si giunge dal consiglio, al consiglio dalla fortezza, alla fortezza dalla scienza, alla scienza dalla pietà, alla pietà dal timore. Quindi la salita alla sapienza parte dal timore perché: Principio della sapienza è il timore del Signore. Dalla valle del pianto si sale al monte della pace.

Parallelo tra i sette gradi di Isaia e le otto beatitudini del Vangelo.

3. E` scritto infatti: Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli 10: sono questi gli umili che qui nella valle offrono a Dio tremando il loro cuore affranto e umiliato. Di lì salgono alla pietà non opponendo resistenza alla volontà di Dio, sia quando essa si esprime nelle sue parole, ed essi non ne capiscono il senso, sia nel suo manifestarsi nell’ordine e nel governo del creato, dove la maggior parte degli avvenimenti non si compie in modo conforme ai desideri particolari degli uomini, e quindi si deve dire: Non come voglio io, ma come vuoi tu, Padre 11. Infatti è detto: Beati i mansueti perché erediteranno la terra 12: s’intenda non la terra dei mortali, ma quella di cui è scritto: Tu sei la mia speranza, la mia sorte nella terra dei viventi 13. Per questa loro pietà essi meriteranno di salire alla scienza: non solo conosceranno il male dei propri peccati passati, per cui piansero nel primo grado della penitenza, ma capiranno anche quale male sia inerente alla nostra condizione mortale di lontananza dal Signore, anche quando arride la felicità terrena. E` scritto infatti: Chi accresce il sapere, aumenta il dolore 14, e anche: Beati gli afflitti perché saranno consolati 15. Dal pianto essi si elevano alla fortezza perché il mondo sia per essi crocifisso, ed essi per il mondo, perché non si spenga la carità in questo mondo perverso e iniquo, ma si continui a patire la fame e la sete di giustizia finché saranno saziate nella immortale società dei santi e degli angeli: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati 16. Ma la nostra vita è esposta al turbamento delle tentazioni e degli scandali per cui fu detto: Guai al mondo per gli scandali! 17, ma quando qualcosa di colpevole si insinua a poco a poco in noi quasi furtivamente, sorprendendo la nostra debolezza di uomini, non deve mancare il consiglio. In questa vita mortale non si può raggiungere un grado di fortezza così alto che, nella continua lotta che si deve combattere con l’astuto avversario, non si possa talvolta essere feriti. Questo vale soprattutto nelle tentazioni della lingua, per cui: Chi dice al fratello stupido.. . sarà sottoposto al fuoco della Geenna 18. Dunque avere il consiglio comporta che si faccia quello che dice il Signore: Perdonate e vi sarà perdonato 19. Come infatti il quinto dei gradini dell’ascesa che Isaia insegna, è il consiglio, così la quinta delle beatitudini proclamate dal Vangelo dice: Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia 20. Segue in Isaia come sesto grado l’intelletto: una volta che il cuore è purificato da tutte le false vanità inerenti alla carne, esso può volgersi con tutta purezza al suo fine. Perciò al sesto posto sta anche l’altra parola del Signore: Beati i puri di cuore perché vedranno Dio 21. Una volta poi che si sia giunti al fine, il cammino è concluso: si trova quiete e si esulta nella pienezza della pace. Tale fine è costituito da Cristo Dio, poiché è scritto: Fine della legge è Cristo perché sia data la giustizia a chiunque crede 22. Sapienza di Dio è Cristo, Cristo è Figlio di Dio: in lui si diventa sapienti, in lui si diventa figli di Dio, e questa è la pace vera ed eterna. Quindi come la sapienza occupa il settimo grado nell’ordine ascendente, che Isaia percorre in senso discendente per farsi nostro maestro, così il Signore, che è colui che ci fa salire, pone come settima beatitudine: Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio 23. Poiché abbiamo ricevuto queste promesse e siamo diretti a Dio per tale cammino in salita, dobbiamo sopportare tutte le asprezze e le fatiche di questo mondo: non lasciamoci piegare dalla sua crudeltà, vinta la quale godremo la pace eterna. A questo ci esorta l’ottava beatitudine, mostrandoci ormai il fine che raggiungeremo: Beati i perseguitati per causa della giustizia perché per essi è il regno dei cieli 24.

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SOLILOQUI

O Dio luce intelligibile, fondamento, principio e ordinatore della luce intelligibile di tutti gli esseri che partecipano alla luce intelligibile.

O Dio, il cui regno è tutto il mondo che è nascosto al senso; o Dio, dal cui regno deriva la legge per i regni della natura.

O Dio, dal quale allontanarsi è cadere, verso cui voltarsi è risorgere, nel quale rimanere è aver sicurezza; o Dio, dal quale uscire è morire, al quale avviarsi è tornare a vivere, nel quale abitare è vivere. (…)

O Dio, col cui aiuto sappiamo distinguere il bene dal male; o Dio, col cui aiuto fuggiamo il male e operiamo il bene.

O Dio, col cui aiuto non cediamo ai perturbamenti.

O Dio, col cui aiuto siamo soggetti con rettitudine al potere e con rettitudine l’esercitiamo.

O Dio, col cui aiuto apprendiamo che sono anche di altri le cose che una volta reputavamo nostre e sono anche nostre le cose che una volta reputavamo di altri.

O Dio, col cui aiuto non ci attacchiamo agli adescamenti e irretimenti delle passioni.

O Dio, col cui aiuto la soggezione al plurimo non ci toglie l’essere uno.

O Dio, col cui aiuto il nostro essere migliore non è soggetto al peggiore.

O Dio, col cui aiuto la morte è annullata nella vittoria.

O Dio, che ci volgi verso di te.

O Dio, che ci spogli di ciò che non è e ci rivesti di ciò che è.

O Dio, che ci rendi degni di essere esauditi; o Dio, che ci unisci.

O Dio, che ci induci alla verità piena.

2. LA LEGGE DI DIO VIA ALLA FELICITA’

Dalla Esposizione sul salmo 118 (disc. 1) – a cura di Federica

1. [v 1.] Il presente amplissimo salmo, o carissimi, fin dall’inizio ci invita alla beatitudine: la quale, si sa, è nelle speranze di ogni uomo. Può mai, infatti, esserci qualcuno (o ci fu o ci sarà) che non desideri essere beato? Ma se così stanno le cose, che bisogno c’è di inviti per una meta a cui l’animo umano tende spontaneamente? A questo infatti mira ognuno che rivolga esortazioni al suo simile: ad accenderne la volontà alla conquista del bene a cui tendono appunto le parole esortative. Orbene, perché spronarci a volere una cosa che non possiamo non volere? Non sarà forse perché, sebbene tutti aspiriamo alla beatitudine, tuttavia ai più è sconosciuto il modo come la si raggiunge? Sì, proprio questo è l’insegnamento di colui che esordisce: Beati quelli che sono senza macchia nella via, quelli che camminano nella legge del Signore. Sembra voler dire: So cosa tu vuoi; so che vai in cerca della beatitudine: ebbene, se vuoi essere beato, sii esente da ogni macchia. La prima cosa la cercano tutti, pochi invece si preoccupano dell’altra: senza la quale tuttavia non si può conseguire quel che è aspirazione comune. Dove poi si dovrà essere immacolati se non nella via? La quale altro non è se non la legge del Signore. Beati pertanto quelli che sono senza macchia nella via, quelli che camminano nella legge del Signore! Esortazione non superflua ma necessaria al nostro spirito. È infatti una grande conquista camminare senza colpa per quella via che è la legge del Signore, sebbene molti non se ne diano pensiero. Ciò risulta dalla motivazione addotta, e cioè che chi si comporta in tal modo è beato, al segno che, pur di raggiungere la meta che tutti vogliono, sa compiere anche ciò che la maggior parte si rifiuta di compiere. Infatti l’essere beati è un bene così grande che vi aspirano tanto i buoni quanto i cattivi. Né stupisce che i buoni siano buoni in vista della beatitudine; quel che sorprende è invece come gli stessi cattivi in tanto sono cattivi in quanto vogliono essere beati. Ecco un tale che è schiavo della libidine. Egli si abbandona ad ogni sorta di corruzione e di lussuria, stupri non esclusi. Eppure nel male che compie egli cerca la beatitudine, tanto che si – ritiene disgraziato se non riesce a soddisfare il piacere disonesto per cui arde la sua passione, mentre è felice (e se ne vanta!) se è riuscito nell’intento. Lo stesso vale per chi interiormente arda del fuoco dell’avarizia: egli accumula ricchezze in tutti i modi possibili, e questo per essere beato. Lo stesso si dica per chi si propone di uccidere i propri nemici, per chi aspira al dominio sugli altri, per chi ama pascere la propria crudeltà nello sterminio degli altri. In tutti questi delitti il fine che si vuole conseguire è sempre la felicità. Ebbene, a queste persone aberranti che si ripromettono una felicità illusoria comprandosela con una reale miseria, si volge la voce di questo salmo al fine di richiamarle sulla retta via, a patto, si capisce, che lo si ascolti. Dice loro: Beati quelli che sono senza macchia nella via e camminano nella legge del Signore. Sembra voler dire: Dove andate? Voi vi rovinate senza nemmeno accorgervene. Non è per la strada che voi battete che si arriva alla meta dove volete arrivare. Voi volete essere felici, ma i sentieri dove voi correte sono miseri e portano a una miseria ognora crescente. Non cercate un bene così grande battendo le vie del male! Se volete raggiungerlo, venite qua, prendete quest’altra strada. Abbandonate la malizia e le sue vie traverse, voi tutti che non potete deporre il desiderio della felicità. Fatica sprecata sarà la vostra se tenderete a una meta che, raggiunta, vi coprisse di sporco. Non sono infatti beati coloro che s’insudiciano nell’errore, camminando per le aberrazioni del mondo, ma beati coloro che sono senza macchia nella via, e camminano nella legge del Signore.

Certo, Gesù dice: “Beati i puri di cuore, i misericordiosi, gli umili…” ma come si diventa puri di cuore, misericordiosi, umili? 

La risposta è, come spesso accade nel messaggio cristiano, più semplice e lineare del previsto: semplice a parole, impegnativa da mettere in pratica. 

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SOLILOQUI

O Dio, che ci manifesti la pienezza del bene e non ci rendi incapaci di seguirlo né permetti che altri lo faccia.

O Dio, che ci richiami sulla via.

O Dio, che ci accompagni alla porta.

O Dio, il quale fai sì che si apra a coloro che picchiano.

O Dio, che ci dai il pane della vita.

O Dio, che ci asseti di quella bevanda sorbendo la quale non avremo più sete;

O Dio, che accusi il mondo sul peccato, la giustizia e il giudizio.

O Dio, col cui aiuto non ci sottraggono la convinzione coloro che non credono.

O Dio, col cui aiuto riproviamo coloro i quali affermano che le anime non possono meritare presso di te.

O Dio, col cui aiuto non diveniamo schiavi degli elementi che causano debolezza e privazione.

O Dio, che ci purifichi e ci prepari ai premi divini: vienimi incontro benevolo. (…)

3. BEATI GLI OPERATORI DI PACE 

A cura di Gaia

Dalla SPIEGAZIONE DELLE BEATITUDINI – LIBRO PRIMO

Nella pace v’è la perfezione, perché in essa nulla è in contrasto; e quindi gli operatori di pace sono figli di Dio, perché nulla si oppone a Dio ed ovviamente i figli devono mantenere la somiglianza del Padre. Sono operatori di pace nel proprio essere coloro che, sottomettendo tutte le attività dell’animo alla ragione, cioè all’intelligenza e alla coscienza, e avendo dominato tutti gli impulsi sensuali, divengono regno di Dio. In esso le attività sono talmente ordinate al punto che nell’uomo domina quella la quale primeggia ed eccelle, senza che si oppongano le altre che sono comuni a noi e alle bestie. Così ciò che nell’uomo eccelle, cioè l’intelligenza e la ragione, sia sottomesso all’essere più alto che è la stessa Verità, l’Unigenito Figlio di Dio. Infatti l’uomo non riesce a dominare le cose inferiori se egli stesso non si sottomette all’Essere superiore. Ed è la pace che è data in terra agli uomini di buona volontà, è la vita del saggio al culmine della perfezione. Da questo regno, posto nel pieno della pace e dell’ordine, è stato cacciato fuori il principe di questo mondo che domina su gli esseri privi di pace e di ordine. Organizzata e resa stabile questa pace, qualunque tipo di persecuzione susciti dall’esterno colui che è stato messo fuori, accresce la gloria che è secondo Dio, perché non demolisce nulla in quell’edificio, anzi con l’inefficienza delle proprie macchine da guerra fa capire la grande saldezza che è strutturata all’interno.

Dal  DISCORSO 358

La cura che mi prendo di voi, dei nemici nostri e vostri, per la salvezza di tutti, per la tranquillità, per la pace comune, per l’unità che il Signore comanda e ama, trovi aiuto nelle vostre preghiere perché, come di pace e unità parliamo a voi, possiamo anche con voi goderne. Infatti, se ne permane l’amore, dobbiamo sempre parlare della pace e della carità e tanto più in questo tempo in cui l’amore della pace è in pericolo in quanto abbiamo, schierati di fronte, a metterla a rischio coloro ai quali tuttavia noi non rendiamo male per male, come è detto nelle Scritture. Noi siamo operatori di pace con loro anche se essi la detestano, e, poiché noi cerchiamo il colloquio con loro, vorrebbero debellarci gratuitamente; quelli che si comportano così rischiano di perdere l’amore della pace e di cadere in una vergognosa confusione. Essi, non volendo essere vinti, non approdano certo a rendersi definitivamente vincitori. Coloro infatti che non vogliono lasciarsi vincere dalla verità restano vinti dall’errore. Oh, se essi si lasciassero vincere dalla carità invece che dalla collera passionale! Esulterebbero vincitori proprio per il fatto di essersi lasciati vincere.

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SOLILOQUI

O Dio dal quale provengono a noi tutti i beni e sono allontanati tutti i mali.

O Dio, sopra del quale non c’è nulla, fuori del quale nulla e senza del quale nulla.

O Dio, sotto il quale è il tutto, nel quale il tutto, col quale il tutto.

Che hai fatto l’uomo a tua immagine e somiglianza, il che può comprendere chi conosce se stesso: ascolta, ascolta, ascolta me, mio Dio, mio signore, mio re, mio padre, mio fattore, mia speranza, mia realtà, mio onore, mia casa, mia patria, mia salvezza, mia luce, mia vita; ascolta, ascolta, ascolta me nella maniera tua, soltanto a pochi ben nota.

Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto a te soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti il dominio ed io desidero essere di tuo diritto. Comanda ed ordina ciò che vuoi, ti prego, ma guarisci ed apri le mie orecchie affinché possa udire la tua voce.

Guarisci ed apri i miei occhi affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana da me i movimenti irragionevoli affinché possa riconoscerti.

Dimmi da che parte devo guardare affinché ti veda, e spero di poter eseguire tutto ciò che mi comanderai.

Riammetti, ti prego, il tuo schiavo fuggitivo, o Signore e Padre clementissimo. Dovrei ormai aver sufficientemente scontato, abbastanza dovrei esser stato schiavo dei tuoi nemici che tu conculchi sotto i tuoi piedi, abbastanza dovrei esser stato ludibrio di cose ingannevoli. (…)

4. LE OTTO MASSIME DELLE BEATITUDINI DEL VANGELO

Dal Discorso 53/A – a cura di Marzio

Non basta lodare la parola di Dio con la lingua ma bisogna metterla in pratica.

1. Con noi avete udito, carissimi, il santo Vangelo; mentre vi parliamo dello stesso passo che vi è stato letto, ci aiuti il Signore affinché le nostre parole siano adatte a voi e producano frutti per la vostra condotta morale. Chi ascolta la parola di Dio deve pensare che deve realizzarsi quanto ascolta: non deve cercare di lodare con la lingua la parola di Dio e poi non tenerla in nessun conto nella vita. Poiché, se son dolci le massime quando si ascoltano, quanto più dolci devono essere quando si mettono in pratica! Noi infatti siamo simili ai seminatori, e voi siete il campo di Dio: [facciamo in modo che] non periscano i semi, ma spunti la messe. Avete sentito con noi che Cristo Signore, essendoglisi avvicinati i suoi discepoli, aprendo la bocca cominciò a istruirli dicendo: Beati i poveri nello spirito, poiché di essi è il regno dei cieli 1, ecc.. L’unico e vero Maestro insegnava ai discepoli che lo attorniavano, dicendo le massime da noi ricordate brevemente. Anche voi vi siete avvicinati a noi, affinché, con il suo aiuto, vi rivolgiamo la parola e vi istruiamo. Che cosa potremo fare di meglio che insegnare le massime che un sì grande maestro enunciò dandone la spiegazione?

Ho scelto questo brano e in particolare la frase evidenziata tra i discorsi di Sant’Agostino perchè mi sembra molto attuale e mi tocca profondamente perchè ciò che dice è quello che mi vedo molto spesso fare e con me molte persone che si dicono Cristiane. Non siamo “poveri in spirito”  se non ci sforziamo di mettere in pratica ciò che udiamo dal Signore Gesù. Troppo spesso ci riempiamo la bocca di tanti buoni propositi ma poi non siamo in grado di portarne avanti coerentemente nemmeno uno…

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SOLILOQUI

Ciò so, o Padre, poiché questo solo ho appreso, ma ignoro da dove si deve partire per giungere a te. Tu suggeriscimelo, tu mostrami la via e forniscimi ciò che necessita al viaggio. Se con la fede ti ritrovano coloro che tornano a te, dammi la fede; se con la virtù, dammi la virtù; se con il sapere, dammi il sapere.

Aumenta in me la fede, aumenta la speranza, aumenta la carità. O bontà tua ammirevole e singolare.

A te io anelo e proprio a te chiedo i mezzi con cui il mio anelito sia soddisfatto.

Infatti se tu abbandoni, si va in rovina; ma tu non abbandoni perché sei il sommo bene che sempre si è raggiunto se si è rettamente cercato; ed ha rettamente cercato chiunque sia stato da te reso capace di cercare rettamente.

Fa’, o Padre, che anche io ti cerchi, ma difendimi dall’errore affinché mentre io ti cerco, nessun’altra cosa mi venga incontro in vece tua.

Se non desidero altra cosa che te, ti ritrovi al fine di grazia, o Padre.

Ma se in me v’è il desiderio di qualche cosa di superfluo, purificami e rendimi degno di vederti.

Per il resto affido alle tue mani, o Padre sapientissimo ed ottimo, la salute di questo mio corpo fintantoché non so quale vantaggio posso avere da esso per me e per coloro che amo. Per esso ti chiederò ciò che secondo l’opportunità tu m’ispirerai. Prego soltanto l’altissima tua clemenza che tu mi volga tutto verso di te e che non mi si creino ostacoli mentre tendo a te e mi conceda che io, mentre ancora porto e trascino questo mio corpo, sia temperante, forte, giusto e prudente, perfetto amatore e degno di apprendere la tua sapienza e degno di abitare e abitatore del beatissimo tuo regno. 

Amen, amen.

5. ASCOLTO E RICOMPENSA NEI CIELI

Dal Discorso del Signore dal monte – a cura di Patrizia

Se qualcuno esaminerà con fede e serietà il discorso che nostro Signore Gesù Cristo ha proferito sulla montagna, come lo leggiamo nel Vangelo di Matteo, penso che vi riscontrerà la norma definitiva della vita cristiana per quanto attiene a un’ottima moralità. Non osiamo affermarlo alla leggera, ma lo deriviamo dalle parole stesse del Signore. Difatti il discorso si conchiude ad evidenziare che in esso vi sono tutti i precetti che attengono a regolare la vita. 

Dice infatti: Riterrò simile chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica a un uomo saggio che costruì la propria casa sulla roccia. Scese la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed essa non cadde perché era fondata sulla roccia. Riterrò poi chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica simile a un uomo stolto che costruì la propria casa sulla sabbia. Scese la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed essa rovinò e fu grande la sua rovina. Non ha detto soltanto: chi ascolta le mie parole, ma ha aggiunto: chi ascolta queste mie parole. Quindi, come ritengo, le parole che ha rivolto stando sul monte educano tanto efficacemente la vita di coloro che intendono viverle che essi sono paragonati a chi costruisce sulla roccia. Ho espresso questo pensiero affinché appaia che il discorso è al completo di tutte le norme dalle quali è regolata la vita cristiana. 

Confronto con i doni dello Spirito Santo…

4. 11. A me sembra dunque che anche la settiforme operazione dello Spirito Santo, di cui parla Isaia, corrisponda a questi gradi e aforismi, ma v’è la differenza della disposizione; difatti nel Profeta l’elenco comincia dai gradi più alti, qui dai più bassi, lì infatti comincia dalla sapienza e termina con il timore di Dio, ma inizio della sapienza è il timore di Dio. Perciò se rassegniamo, per così dire, salendo di grado in grado, primo è il timore di Dio, seconda la pietà, terza la scienza, quarta la fortezza, quinto il consiglio, sesto l’intelletto, settima la sapienza. Il timore di Dio si addice agli umili, dei quali nel Vangelo si dice: Beati i poveri di spirito, cioè non gonfiati, non superbi, ai quali l’Apostolo dice: Non montare in superbia, ma temi, cioè non ti esaltare. La pietà si addice ai miti. Chi infatti ricerca con pietà onora le Sacre Scritture e quindi non critica quel che ancora non capisce e perciò non vi si oppone; e questo è esser mite; perciò qui si dice: Beati i miti. La scienza si addice a coloro che piangono, in quanto hanno appreso dalla Scrittura da quali mali son tenuti avvinti, perché per ignoranza li hanno bramati come buoni e giovevoli; di essi qui si dice: Beati quelli che piangono. La fortezza si addice a coloro che hanno fame e sete. Sono infatti nel dolore, perché desiderano la gioia dei veri beni e aspirano a distogliere l’amore dai beni della terra e del corpo; di essi si dice: Beati quelli che hanno fame e sete della virtù. Il consiglio si addice ai misericordiosi. V’è infatti un solo rimedio per evadere dai grandi mali: che rimettiamo, cioè, come vogliamo che sia rimesso a noi e aiutiamo gli altri in quel che possiamo, come noi desideriamo essere aiutati in quel che non possiamo; di essi si dice nel passo: Beati i misericordiosi. L’intelletto si addice ai puri di cuore, inteso come occhio purificato, affinché con esso si possa scorgere quel che l’occhio fisico non ha visto né l’orecchio ha udito né è penetrato nel cuore dell’uomo; di essi qui si dice: Beati i puri di cuore. La sapienza si addice agli operatori di pace, perché in essi tutti gli atti sono nell’ordine e non v’è impulso ribelle alla ragione, ma tutto è sottomesso alla coscienza dell’uomo, perché anche egli è sottomesso a Dio; di essi qui si dice: Beati gli operatori di pace.

Ricompensa nei cieli.

5. 15. Godete ed esultate, continua, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Penso che nel passo non sono denominati cieli le sfere più alte del mondo visibile. La nostra ricompensa infatti, che deve essere stabile ed eterna, non si deve riporre nelle cose poste nel divenire e nel tempo. Penso quindi che nei cieli significa nella dimora dello spirito, dove ha sede l’eterna bontà. Nel confronto l’anima malvagia è considerata terra e ad essa, perché pecca, è stato detto: Sei terra e alla terra ritornerai. Di questi cieli dice l’Apostolo: Poiché la nostra patria è nei cieli. Sperimentano dunque nel tempo questa ricompensa coloro che godono dei beni dello spirito, ma di là sarà resa alla pienezza in ogni senso, quando anche ciò che è soggetto alla morte conseguirà l’immunità dalla morte. Così, soggiunge, hanno perseguitato anche i profeti che sono vissuti prima di voi. In questo passo ha inteso in senso generico la persecuzione tanto quella delle maledizioni come della violazione del buon nome. Ed ha giustamente esortato mediante un esempio, giacché di solito soffrono la persecuzione quelli che dicono il vero. Tuttavia non per questo gli antichi profeti hanno defezionato dalla proclamazione della verità.

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Conclusione

Altri testI

BEATI I PERSEGUITATI

Dalla lettera 185 – a cura di Monica

Chi sono i veri martiri.

2. 9. Gli autentici martiri sono invece quelli a proposito dei quali il Signore afferma: Beati quelli che soffrono persecuzioni a causa della giustizia 18; non sono quindi coloro che sono perseguitati a causa dell’ingiustizia e spezzano empiamente l’unità cristiana, ma quelli che sono perseguitati a causa della giustizia. (Allostesso modo anche Agar fu perseguitata da Sara 19, ma questa che le faceva persecuzione era santa, mentre quella che la subiva era malvagia. Potremmo forse paragonare i maltrattamenti subìti da Agar con quelli che sopportò il fedele servo di Dio, David, da parte del malvagio Saul 20? Tra i due c’è una gran differenza, non perché David sopportasse la persecuzione, ma perché la sopportava per la giustizia. ) Lo stesso nostro Signore fu crocifisso tra due assassini 21, ma se la passione li univa, ben diverso era il motivo che li distingueva. In tal senso deve intendersi nel Salmo la voce dei martiri autentici, desiderosi di non essere confusi coi falsi martiri: Fammi giustizia, o mio Dio, e distingui la mia causa da quella di gente non santa 22. Non dice: ” Distingui la mia pena “, ma: Distingui la mia causa. La pena dei martiri può esser simile a quella degli empi, ma diversa è la causa. Appartiene ai martiri la seguente invocazione: Mi hanno perseguitato a torto, aiutami tu 23; ecco perché David si credette degno d’essere aiutato a ragione, essendo perseguitato senza ragione; se invece fosse stato perseguitato per giusti motivi, non avrebbe dovuto esser aiutato, ma castigato.

A volte mi pare di percorrere una strada troppo difficile “nel mondo della mia quotidianità” e in ciò che capita attorno (vicino o molto molto lontano), che sia difficile incontrare gioia nel dolore,  provare gratitudine per la sofferenza, avere forza e coraggio nelle difficoltà, sentirmi salvata in ciò che sembra mi stia distruggendo…

Eppure, anche se non li vedo o non li sento, il Signore manda piccoli raggi del Suo Immenso Amore: “la redenzione abita in fondo al presente”.

BEATI I POVERI IN SPIRITO

A cura di Giorgio B.

I poveri in spirito contro la superbia.

1. 3. Ma ascoltiamo quel che dice: Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli 6. Troviamo scritto sul desiderio dei beni della terra: Sono tutti vanità e presunzione dello spirito 7. Ora la presunzione dello spirito significa arroganza e superbia. Di solito si dice anche che i superbi hanno un grande spirito e giustamente perché talora anche il vento viene denominato spirito. Si ha infatti nella Scrittura: Il fuoco, la grandine, la neve, il gelo, il vento di tempesta 8. Chi potrebbe ignorare che i superbi sono considerati gonfiati come se siano dilatati dal vento. V’è infatti anche il detto dell’Apostolo: La scienza gonfia, la carità edifica 9. Perciò giustamente nel passo sono indicati come poveri di spirito gli umili e quelli che temono Dio, che non hanno cioè uno spirito che gonfia. E non doveva assolutamente avere inizio d’altra parte la beatitudine perché dovrà giungere alla somma sapienza. Infatti inizio della sapienza è il timore del Signore 10, perché al contrario inizio di ogni peccato è la superbia. I superbi dunque desiderino e amino i regni della terra; ma beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Quel “beati i poveri di spirito” mi ha sempre colpito…mi piace come Agostino lo collega all’assenza di superbia e al totale abbandono a Dio…sono due atteggiamenti su cui provo da tempo a “lavorare” con tanta fatica (e risultati, per ora molto limitati…).

LIBRO PRIMO   PRECETTI CHE ATTENGONO A REGOLARE LA VITA

Spiegazione delle beatitudini  – Beatitudine per chi soffre – a cura di Patrizio

5. 13. Sarete beati, continua, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande sarà la vostra ricompensa nei cieli.

Chiunque nella qualifica di cristiano cerca le gioie di questo mondo e l’abbondanza dei beni della terra rifletta che la nostra felicità è all’interno, come si dice dell’anima della Chiesa con le parole del Profeta: Ogni bellezza della figlia del re è all’interno

All’esterno invece sono promesse ingiurie, persecuzioni, diffamazioni, per le quali nei cieli grande sarà la ricompensa, che si avverte nel cuore dei sofferenti, di coloro che possono dire: Ci gloriamo nelle sofferenze, perché sappiamo che la sofferenza produce pazienza, la pazienza una virtù provata, la virtù provata la speranza; e la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato

Infatti non giova soffrire questi mali, ma sopportarli per il nome di Gesù non solo con animo sereno, ma anche con gioia. 

Ho scelto questo brano sentendo forte la tentazione di cercare “le gioie di questo mondo e l’abbondanza dei beni della terra”. 

Contemporaneamente avverto che le modalità di comunicazione della nostra società attuale evidenziano un uso continuo (e socialmente accettato) dell’insulto; spesso alimentato da menzogne (fake news). Si producono così vere e proprie persecuzioni (anche con forme “social”) che avvelenano i rapporti fra persone e incattiviscono la società. 

In questo contesto diventa più facile nascondersi che proclamare pubblicamente le proprie scelte di fede e di vita.