C’è bisogno di un orientamento nuovo…

Commento al Vangelo del 25 ottobre 2020.

Il Signore torna a farci riflettere sull’orientamento fondamentale della nostra vita (Mt 22,36-40). La domanda sul ‘comandamento più grande’ che quel giurista fa a Gesù è in tono di sfida: voleva vedere come se la cavava nel tema discusso su quale (tra gli innumerevoli precetti positivi e negativi della legge giudaica) doveva essere considerato il più importante.

Gesù, ancora una volta, con la sua saggezza, sposta l’attenzione: dalla osservanza esteriore ai significati profondi. Porta noi che lo ascoltiamo dritto dentro all’anima, e quasi sembra cambiare la domanda: qual è il tuo atteggiamento fondamentale verso Dio e verso gli altri? Certo, è importante fare le cose che la Bibbia indica, ma questo ha senso solo se quel che si fa è espressione del cuore della questione, che è amare.

Dunque Gesù, riprendendo due versetti dell’Antico testamento (Dt 6,5 e Lv 19,18) fa una stringata quanto straordinaria lezione sull’amore che deve colorare la vita di chi vuole essere una persona matura, che edifica una società fraterna. Abbiamo bisogno di questa lezione. Anche oggi. Abbiamo bisogno di un riferimento che unifichi i nostri sguardi e i nostri impegni verso gli altri. Leggiamo questo testo in un tempo di particolare fragilità personale e sociale, a causa della pandemia che quasi ci costringe a rivedere i nostri rapporti con gli altri, così bisognosi di rispetto, di condivisione, di solidarietà. Viviamo la paura e il rischio di indebolirci e impoverirci nelle dimensioni sociali, culturali ed anche economiche (le persone in difficoltà stanno aumentando inesorabilmente). In realtà, dobbiamo dire che le nostre difficoltà precedono la pandemia e consistono anche tante povertà e fragilità e ingiustizie davanti alle quali in ogni caso dobbiamo metterci con un cuore rinnovato.

Ebbene, Gesù ci ridice, con una pazienza divina, che il progetto di una umanità giusta e fraterna funziona se il cuore è orientato a Dio e ai fratelli. Se pensieri e sentimenti si muovono fondamentalmente nello scambio amoroso con Dio e nel servizio generoso e premuroso per gli altri.

Non sempre, lo confessiamo, è così. Il nostro cuore e la nostra mente sono spesso occupati e preoccupati per altre cose. E Dio e gli altri non sono il nostro fuoco, l’interesse primo e appassionato delle nostre giornate. O lo sono solo in parte. Di Dio rischiamo di ricordarci qualche minuto al giorno se va bene. Degli altri ci ricordiamo se sono i nostri famigliari e amici (e questo va bene), ma è facile che non ci venga da voler bene a tutti ‘come a noi stessi’.

Gesù non si arrende. Sa che i disastri del mondo dipendono molto dal cuore malato dell’uomo, dalla separazione tra noi, Dio e gli altri. Lui, il Signore, ha fatto e continua a fare la sua parte. Ha vissuto l’amore divino con il suo cuore umano e ci ha dato il suo Spirito che continuamente prova a lavorarci nell’intimo per comunicarci e farci vivere, l’orientamento giusto: un amore pienamente personale, libero, intelligente, generoso, coraggioso. Verso Dio e verso gli altri. In modo che ogni scelta quotidiana (di amicizia, famigliare, lavorativa, culturale) sia colorata della benevolenza di Dio.

Sennò è tempo perso. E non lasciamo che Dio faccia venire il suo Regno di giustizia e di pace.