Sicilia. 15 agosto 2017

Il pensiero che cercavamo di fugare era vero. Si conclude l’esperienza di questo camposcuola in terra siciliana e la giornata è dedicata ai preparativi e al viaggio di rientro. La Messa però è la prima cosa, in questa bella solennità dell’Assunzione di Maria. La celebriamo nel duomo di Terrasini, gentilmente accolti e coinvolti dal parroco don Renzo. Ci chiede di presiedere la Messa d’orario delle 9, unendoci alla preghiera del popolo siciliano, residenti e turisti, per lo più d’età avanzata, in questa chiesa grande e grigia, piena di ventilatori. Raccogliamo ancora nella celebrazione i pensieri e i sentimenti di questi giorni, i volti e i cammini cui il Signore ha allargato il nostro cuore.

Alla Praiola ci andiamo subito dopo, per un ultimo tuffo. Il maestrale s’è calmato prima del previsto e il mare è piatto come un tavola: limpido e cristallino, offre il suo ristoro e la sua bellezza di colori, tra le sabbie e le rocce millenarie scolpite dalle onde con fantasia divina.

Abbiamo tempo per sistemarci e preparare i bagagli con calma. Ognuno si dà da fare per sistemare i locali che ci hanno accolto. Qualcuno procura dei gustosi cannoli, che assaggiamo assieme al Nero d’Avola dello Jato.

Per il pranzo siamo di nuovo al chiosco della signora Lia e suo marito Benedetto, sul lungomare sbattuto dolcemente dal vento. Il mare blu traccia una nettissima linea all’orizzonte limpido fino a Ustica. Panini e insalatone vanno giù mentre chiacchieriamo allegramente.

Una foto con i nostri amici e poi si va all’aeroporto. Un po’ per tempo, chè bisogna riconsegnare gli automezzi a noleggio. Don Davide riaccompagna gli autisti e saluta brevemente e cordialmente tutti all’aeroporto.

Invece di ammazzare il tempo con le parole crociate e il trionfo, seduti in cerchio tra le valigie, ne approfittiamo per vivere un momento di condivisione, per dirci, ancora a caldo, i primi frutti, le intuizioni più forti, i desideri che si sono affacciati al nostro cuore in questi giorni. Per vedere che cosa ci potrebbe far crescere. Per vedere che cosa potrebbe far crescere la nostra comunità parrocchiale.

Ne sono usciti tanti spunti, per ora disorganizzati, ma tra i quali si intravvede qualche filo rosso. Eccoli, trasformati dal singolare al plurale.

Abbiamo visto tante ombre, una bellezza che racchiude degli orrori. Forse anche da noi ce ne sono e non ce ne rendiamo conto…

È stato utile andare dentro alle esperienze, per maturare una coscienza più piena della realtà..

La legalità è un tema importante, da insegnare e coltivare, senza cedere di un millimetro.

È stato bello incontrare gente che ci sta a raccontare la propria storia, con entusiasmo e ottimismo e onestà e con fede. Spesso di sentiamo pessimisti per molto meno! Racconti non mascherati o deformati, di gente che non si lascia intimidire.

Qualche perplessità l’abbiamo sul fatto che la Mafia è diminuita e si è spostata… Fatichiamo a capire la sua trasformazione, per cui magari uccide meno persone, ma fa grandi danni sociali, economici e ambientali. Viene da pensare a Ferrara, all’esempio del Palaspecchi: progetto di ristrutturazione bloccato perché uno degli interessati era indagato per mafia. Il Palaspecchi potrebbe essere il nostro ‘giardino della memoria’. Ci rendiamo conto che è difficile capire le situazioni in atto: spesso le capiamo molto tempo dopo, leggendo sui giornali..

Le persone che abbiamo conosciuto erano pronte a morire! E ci viene da chiederci se noi siamo pronti a morire per qualcosa… Si tratta certo di avvicinarsi di più al Signore della gioia. E di darci da fare per avvicinare i giovani del quartiere, passando dalla aggregazione al racconto della esperienza che abbiamo fatto.

L’indignazione è un sentimento che non avevamo forse mai provato in modo così chiaro. Sentiamo il compito di fare come da cerniera: cercare di far capire che anche se gli eventi di mafia sono lontani, tante cose nel nostro piccolo non vanno, nei micro eventi della nostra città. E questo va comunicato ai nostri ragazzi.

Ci auguriamo che le cose che abbiamo conosciuto non diventino mai una abitudine. Che riusciamo sempre a scegliere gli ultimi e gli oppressi. La violenza passa spesso per cose molto piccole, che non sembrano collegate alle storie grandi.

Difficile accorgerci delle cose della nostra città adesso. Bisogna fare discernimento. Spesso scendiamo a compromessi per comodità, non consideriamo la politica locale con attenzione e superficialità

Ogni risurrezione passa attraverso una morte… Si tratta di accettare il mistero della morte e risurrezione di Gesù, che sapeva che solo con la morte ci poteva salvare.

Non è necessario fare grandi cose. Al lavoro o in parrocchia dobbiamo portare le istanze di giustizia. Nella ferialità.

In particolare, l’incontro con Giovanni Impastato è capitato al momento giusto: un incontro con un testimone diretto, senza i veli che c’erano negli altri che ci hanno raccontato cose belle ma non vissute in prima persona.

Sarebbe bello che il percorso dell’anno prossimo fosse radicato in questo terreno che abbiamo innaffiato in questa esperienza!

Abbiamo visto luoghi ed esperienze di cui abbiamo sentito parlare da bambini, che magari ci avevano messo in crisi a riguardo del tema della morte, intesa come fine, rispetto a questi uomini che hanno cercato il bene. La mafia ha cercato con la morte e la distruzione dei corpi di fermare le testimonianze… Il nostro corpo non è destinato alla polvere, ma alla Vita nuova. La risurrezione dei testimoni avviene anche oggi, quasi come risurrezione in anticipo nei frutti che ne sono venuti fuori…

Abbiamo incontrato un popolo che è custode della memoria: dobbiamo farlo anche noi!

E avere chiare le motivazioni che stanno sotto a quel che facciamo! Questo campo ci aiuta  ritrovare le motivazioni che stanno sotto nostri piccoli servizi in parrocchia! Soprattutto bisogna ritrovare le motivazioni forti della fede!

Insomma, abbiamo vissuto una bella esperienza di comunione e di condivisione tra noi. Ci siamo sentiti provocati a dare la vita, con la passione per l’umanità e per le singole persone, avendo come fondamento la fede. E abbiamo colto la centralità della questione educativa, da vivere con grande attenzione alla informazione e alle vicende del quartiere e della città: che cosa ci indigna nella nostra città? Possiamo unirci all’impegno che già altri vivono per una città più giusta. E dobbiamo diventare una comunità profetica, che annuncia e fermenta il regno di Dio.

L’aereo parte puntuale, il viaggio è tranquillo e assonnato, pur tra i bimbi che piangono e il ridicolo bazar di bordo di Ryanair. Volti amici ci attendono a Bologna. Patrizio e Francesca ci riaccompagnano gentilmente a Ferrara. Con baci e abbracci e ringraziamenti ci consegniamo per quest’oggi la rara esperienza fraterna di questi giorni. È come mettere delicatamente il seme nel giardino fecondo della memoria di ciascuno. Insieme, perché Dio ama sempre attraverso qualcuno.