Ingresso don Michele e don Francesco

Ha avuto luogo domenica 18 ottobre 2015 alle 18 la celebrazione della Messa presieduta dal vescovo Luigi, che ha presentato ufficialmente il nuovo parroco don Michele Zecchin ed il nuovo vicario parrocchiale don Francesco Viali.

Ecco l’omelia del Vescovo Luigi e il saluto del Consiglio pastorale.
A breve, le foto dell’evento.

Omelia del vescovo (non rivista dall’autore):

In modo straordinario la liturgia della parola che abbiamo celebrato sintetizza il momento che don Michele è chiamato a vivere e la responsabilità che si assume. Deve essere segno della presenza di Cristo, inequivocabile.

Tutte le realtà della parrocchia, le attività, le iniziative, l’esistenza stessa dei muri della parrocchia non avrebbero nessun valore se non ci fosse il parroco come guida effettiva di questa comunità per una istituzione che viene dalla ordinazione sacra e dalla nomina, dalla elezione episcopale.

Segno di Cristo, segno della sua presenza operante, costruttiva, misericordiosa e forte. Per questo bisogna che per poter essere così bisogna aver imitato e continuare ad imitare il Signore nella propria vita quotidiana, guardare questo Signore Gesù Cristo. Guardarlo in quella quotidiana preghiera che costituisce il movimento vivo della vita di un prete. Guardarlo perchè il suo modo di essere e il suo modo di vivere ti appartiene.

E il modo di essere e di vivere che ti dovrà ogni giorno di più appartenere è quello del sacrificio per la positività. Cristo è diventato il Signore della vita di tutti gli uomini perchè «è stato prostrato con dolori e soltanto dopo il suo intimo tormento ha potuto vedere la luce» (cf. Is 53,10-11). Dunque una immedesimazione col Signore crocifisso e risorto. E non per modo di dire. Nella vita quotidiana del parroco, il nesso profondo tra il parroco e la comunità rappresenta proprio lo spazio di questo sacrificio e di questa positività.

Il parroco cresce se governa il suo popolo. E il governo è una impresa di grande importanza, di grande rilievo, di grande sacrificio. Molti possono dare consigli spirituali, molti possono diventare amici del loro popolo, secondo la modalità della vita naturale, ma il parroco non è nè il direttore spirituale del suo popolo e non è necessariamente e soltanto l’amico. È il maestro, la guida, cioè il servitore.

E questo è l’aspetto paradossale: che dopo avere richiamato la sostanza della funzione di guida della comunità, perchè scelto dal Signore Gesù Cristo nel sacramento dell’Ordine e dedicato dall’intervento dell’autorità, questo servizio è proprio un servizio. Non si può prendere spunto dalla propria carica, qualunque essa sia, per trovarsi un po’ di potere. Non si può. Posso più realisticamente dire che non si può più, perchè ci sono stati tempi nella storia della vita ecclesiale in cui è stato quasi automatico che chi guidava avesse anche un certo potere nella sua comunità e nella società. Adesso non si può più. Non si può mettersi a discutere chi sta alla destra e chi alla sinistra. Non si può neanche avere in mente che questo è un problema. Soprattutto non è un problema, oltre per i due che hanno avuto l’imprudenza di dirlo, anche per gli altri dieci, che non si sono indignati perchè questa domanda era di incomodo, ma si sono arrabbiati perchè non erano tenuti presenti anche loro dieci. Il servizio è servizio.

Servirai il tuo popolo anzitutto annunziando la verità di Cristo. E la verità di Cristo sarà un punto di vista totalizzante sulla vita di questi tuoi fedeli, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore. La fede, l’annunzio della fede come principio di un modo nuovo di conoscere e di amare gli uomini.

Comunicherai a loro la vita stessa di Cristo attraverso il Battesimo e il Sacramento della comunione, l’Eucaristia. Comunicando il Corpo e il Sangue del Signore nell’Eucaristia farai  sì che questo popolo raggiunga quello che il Concilio Vaticano II ha definito la fonte e il culmine della vita cristiana, perchè l’Eucaristia è il vertice della vita cristiana. Perciò non può essere una pretesa di nessuno essere ammesso al sacramento dell’Eucaristia, perchè  ai Sacramenti nessuno ha diritto, neanche la Chiesa. La Chiesa ha il compito di custodirli e comunicarli accettando le regole e vivendo le regole che il Signore Gesù Cristo ha stabilito, lui personalmente, per la vita e per la comunicazione dei sacramenti.

E poi, dopo il dono della grazia divina, della vita di Cristo crocifisso e risorto che solo attraverso di te arriverà al tuo popolo nei sacramenti che amministrerai loro, allora incarnerai l’esaltante, faticoso e lieto compito dell’educare. Sarai veramente servo se sarai maestro, se sarai capace di aiutarli, ciascuno, a fare esperienza che la fede compie tutti i desideri dell’uomo, che la carità dilaga nel cuore secondo la misura stessa di Dio, perchè Dio non fa la carità: Benedetto XVI ci ha insegnato che Dio è la carità. Soprattutto, li aiuterai a vivere il loro cammino verso la maturità come partecipazione alla missione. E quando li aiuterai a riconoscere e ad attuare la loro vocazione, qualunque essa sia, si accenderà nella vita dei tuoi figli la maturità. Perchè la vocazione è partecipare in modo personale e maturo alla missione di Cristo, attraverso il matrimonio, la vita religiosa, le molte forme di attuazione dell’unica vocazione cristiana, che è la vocazione alla missione, nel momento in cui, aiutati da te, riconosceranno e attueranno la loro vocazione, questo Popolo avrà il suo fondamento giusto, questo Popolo ospiterà un popolo di adulti che vivranno la vita non per affermare se stessi e per andare di corsa la domenica mattina a qualche mezz’ora di pratica di pietà, ma saranno un popolo che nel bere e nel mangiare, nel vegliare e nel dormire, nel vivere e nel morire, cioè in tutte le dimensioni della vita dirà agli uomini vicini e lontani l’unica cosa che l’uomo può e deve sentire da noi cristiani: che il Cristo è il redentore dell’uomo e del mondo, come ci ha ricordato nel suo indimenticabile testamento spirituale il grande cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna: “Ricordatevi – diceva a noi confratelli nell’episcopato – che l’unica, vera, terribile povertà che l’uomo di oggi può patire, è di non aver avuto conoscenza del Signore Gesù”. Soltanto quando li cerchiamo in strada perchè dalla nostra testimonianza il popolo lontano e vicino incontri Cristo, allora ha senso tutto il nostro darci da fare per le varie forme di povertà a cui lodevolmente cerchiamo di corrispondere. Ma se non diciamo innanzi tutto che la povertà dell’uomo è la mancanza della verità e che solo Cristo la compie, tutto il nostro lavoro finisce per essere un lavoro che non ha un timbro cristiano. E se non ha un timbro cristiano non ha nessun valore. E così sia.

Al termine della Messa, la segretaria del Consiglio pastorale parrocchiale ha pronunciato questo indirizzo di saluto e ringraziamento al vescovo:

Padre Vescovo, 

                     siamo lieti di incontrarla in questo momento di grande gioia, in cui la nostra comunità incontra il proprio pastore, e la ringraziamo davvero tanto per la nomina di don Michele come nostro parroco e nostra guida, e di don Francesco come vicario parrocchiale.

Tutta la comunità vive questa circostanza con la letizia e la gratitudine che nascono dalla consapevolezza di appartenere al Popolo di Dio. Il Popolo che ha per capo Cristo, per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, per legge il nuovo precetto di amare e per fine il regno di Dio (cf. LG 9). La presenza del successore degli apostoli in mezzo a noi conferma in noi questa consapevolezza di fede e ci sostiene nell’impegno a camminare davanti al Signore, sull’esempio di Abramo.

Siamo certi che la storia di questa comunità parrocchiale, iniziata quarant’anni fa, continuerà, insieme a don Michele e a don Francesco, ricolma dei doni mirabili che la misericordia di Cristo vorrà donarci.

Assicuriamo a lei e ai preti suoi collaboratori la nostra preghiera. Infatti – ci ricorda il nostro patrono Agostino –  come conviene ai pastori di essere scrupolosamente solleciti a pregare la misericordia di Dio per la salvezza dei fedeli, così è opportuno che anche i fedeli siano intenti a pregare il Signore per i pastori (cf. disc. 340,4).