Che grande sfida, ricominciare ad ascoltare questo brano, così noto, come se fosse la prima volta!
L’incipit: “avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.”
All’inizio di tutto c’è il bisogno di silenzio e raccoglimento che si prova dopo una perdita.
Il Vangelo non ci dice quali siano stati, in quel momento, i pensieri di Gesù. Ci dice, invece, qual è la sua reazione: raccogliersi, meditare, pregare.
Assistiamo poi a un avvenimento inatteso: è come se ci fosse dato di vedere che il bisogno di raccoglimento di Gesù si espande a tutti, diventa sentimento comune. “le folle, avendolo saputo [che si era ritirato in disparte], lo seguirono a piedi dalle città.”
Gesù nota questo cambiamento attorno a lui e “sentì compassione per loro” (in greco, ritroviamo il verbo ἐσπλαγχνίσθη, che sta a indicare un turbamento interiore, quasi percettibile fisicamente a livello viscerale: un “sentire con la pancia”).
Fermiamoci un attimo per notare una cosa: la moltiplicazione dei pani e dei pesci non avviene in modo estemporaneo ma è preceduta da una manifestazione che ci aiuta a comprendere un aspetto meraviglioso del cuore divino. A comprendere, cioè, che prima di lasciare spazio alla sua potenza, Dio sceglie di raccogliersi, condividere i suoi sentimenti con tutti gli uomini, provare le fitte allo stomaco per il bene che ci vuole.
È solo dopo essere passato per quei momenti che Gesù “prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani…”
Cerchiamo di comprendere bene: il Vangelo non ci sta dicendo che la potenza divina è limitata dai sentimenti umani, ci sta piuttosto facendo capire che il miracolo ha – come sua sede naturale – le relazioni tra gli uomini e tra gli uomini e Dio.
Se togliessimo la prima parte del brano, avremmo semplicemente un Dio che manifesta la sua onnipotenza (cioè, se ci pensiamo, qualcosa di scontato).
Così come è avvenuta, invece, la moltiplicazione dei pani e dei pesci è l’intervento nella storia di un Dio che non solo conosce i sentimenti umani, ma li fa suoi e li accoglie nella sfera divina, trasformando la fame umana in luogo di accoglienza del miracolo.
Solo così possiamo capire il finale del brano: “Tutti mangiarono a sazietà…”