(S. Agostino, Questioni sul vangelo secondo Luca)
38. 1. C’era un ricco che vestiva di porpora e di bisso e ogni giorno banchettava lautamente, ecc. Sono affermazioni che possiamo prendere in senso allegorico. Nel ricco possiamo vedere quelli che fra i giudei erano superbi e volevano affermare la loro giustizia, misconoscendo la giustizia di Dio. La porpora e il bisso sono la dignità regia, di cui diceva il Signore: Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che pratichi la giustizia 78. Il banchetto lussuoso è il vanto della legge di cui [i giudei] abusavano: pur gloriandosene in un’appariscente iattanza, non ne usavano come mezzo necessario per la salvezza. Quel mendicante chiamato Lazzaro (che vuol dire ” aiutato”) rappresenta uno qualsiasi dei pagani o dei pubblicani che si riconosceva bisognoso e quindi viene tanto più aiutato quanto meno presume dell’abbondanza delle sue risorse. Viene da pensare a quei due che pregavano nel tempio, dei quali uno era pubblicano e l’altro fariseo. Il ricco, sazio, per così dire, della sua giustizia ma per nulla affatto meritevole di essere annoverato fra quei che sono beati per la fame e la sete della giustizia, diceva così: Ti ringrazio perché non sono come questo pubblicano. Al contrario il povero, che desiderava essere aiutato, diceva: Abbi pietà di me peccatore. Ora questo povero, sdraiato alla porta del ricco, desiderava saziarsi delle briciole che cadevano dalla mensa di lui. Non si consentiva che egli entrasse nella sala da pranzo di quel signore, che non usava come dovuto del suo cibo e non ne dava all’indigente. Le briciole che cadevano dalla mensa del ricco sono certe parole della legge che i capi del giudaismo sbandieravano, e così gettavano in terra in quanto ne parlavano al popolo pieni di superbia. Le piaghe sono la confessione ripetuta dei peccati: con esse infatti gli umori cattivi del corpo escono fuori, per così dire, dall’interno dell’organismo. I cani che le leccavano sono quegli uomini perduti che amando il peccato non la smettono mai di lodare a voce spiegata le loro cattive azioni, mentre viceversa gli altri, quando le trovano in sé, ne gemono e confessandole le detestano. Il seno di Abramo è il riposo dei poveri, cui è promessa la beatitudine; di loro infatti è il Regno dei cieli, e lì saranno accolti al termine di questa vita. La sepoltura nell’inferno indica la gravità delle pene che dopo questa vita divoreranno i superbi e gli spietati. Riguardo a questi dannati il Signore afferma nel presente racconto che essi vedono da lontano e conoscono il riposo eterno degli eletti, dove però a loro non è consentito passare. 38. 2. Ardendo tutt’intero tra le fiamme, il ricco chiede che gli si rinfreschi la lingua. Il significato di questo particolare è nel testo scritturale: La morte e la vita sono in potere della lingua, e ancora: Con la bocca si fa la professione di fede per avere la salute; ma quel tale questo non fece a causa del suo orgoglio. La punta del dito rappresenta la benché minima opera di misericordia con cui mossi dallo Spirito Santo aiutiamo i miseri. Quando gli si dice: Nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni si ha di mira il fatto che egli amò la felicità mondana né amò altra vita all’infuori di quella in cui sfoggiava il gonfiore della sua superbia. Di Lazzaro si dice che ebbe la sua porzione di mali in quanto si rese conto che la vita quaggiù, essendo vita mortale, include fatiche, dolori, guai, cose tutte che sono pena di quel peccato di cui è scritto: Per natura siamo stati anche noi soggetti all’ira come anche gli altri.