Sveglia prestino, oggi. E colazione con ottimi cornetti della pasticceria qui a fianco: pistacchio, crema, marmellata, cioccolato… e buon caffè napoletano per iniziare bene la lunga giornata turistica. Alle 9 siamo pronti davanti alla Porta Marina di Pompei, dopo aver sfilato nell’intenso traffico mattutino dell’Asse mediano, con il sole che inizia a batter forte e promette di farlo bene tutto il giorno.
Ci muoviamo insieme, per le vie e le piazze, e le Domus e le Ville e le Tabernae e i Thermopolia come congelati in quel terribile ottobre del 79 d.C. È impressionante pensare che quella tragedia (penso alle migliaia di persone che hanno perso la vita in modo atroce) avvia consegnato a gente di tutto il mondo l’ambiente di vita quotidiana di una florida cittadina romana. L’attraversiamo tutta, Pompei: dalla incantevole Villa dei Misteri fino all’Anfiteatro che sta dall’altra parte. Sotto il sole cocente, refrigerandoci nelle tante fontane antiche e cercando tutte le strisce d’ombra rasente i muri. Arriva presto mezzogiorno.
C’è bisogno di scendere a mare! In pochi minuti siamo sulla nera sabbia della Marina di Stabia e nelle acque verdi e torbide del golfo, La penisola Sorrentina accanto a noi, Capri in fondo, il resto del golfo nascosto dal porto e dagli yacht milionari all’ancora. Qualche schiamazzo, qualche bracciata ed è già ora di salire: la fame si fa sentire. Enz Street Food ci aspetta a Torre annunziata, sulla strada (proprio su un incrocio trafficatissimo) verso il Vesuvio. Valeria e i suoi figli riaccendono la piastra per preparare velocemente panini & C. Vere e abbondanti delizie che divoriamo mentre si fanno due chiacchiere con questa simpatica signora.
Un errore di impostazione del navigatore ci porta dalla parte sbagliata del Vesuvio, dove la strada termina presso una stazione/osservatorio dei carabinieri… Si torna giù in fretta per risalire dalla parte giusta. Intanto ci si perde con gli automezzi e quasi si teme di arrivare troppo tardi per l’ultima navetta che porta ai cancelli del sentiero verso la sommità del Gran Cono. Si fa comunque in tempo, tra motori fumanti, biglietti in pdf da mostrare sugli smartphone che qui prendono poco e niente, necessità di uniformare l’abbigliamento con le magliette di Maradona prese nelle abusive bancherelle del parcheggio. Già salendo il ripido stradone la vista su Napoli e il golfo è bella. Lassù sulla cresta del cono, carezzato da lievi fumarole, è spettacolare. Ci spiega tutto la guida, mentre gli occhi si posano sul fondo del cratere che nasconde, a chissà quale profondità , una enorme energia pronta prima o poi a sprigionarsi di nuovo.
Un’oretta e siamo a Giugliano. Si cena tardi, tranquillamente. Poco prima di mezzanotte un momento di preghiera, per ringraziare, per chiedere scusa. Poi chiacchiere e trionfo. Non so fino a che ora.










