L’amore NUOVO di Gesù.

Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, Omelia 65

1. Il comandamento “nuovo” dell’amore

  • Gesù dice ai suoi discepoli: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 13,34).
  • Sant’Agostino si chiede: in che senso è nuovo, se già l’Antico Testamento diceva «Amerai il prossimo tuo come te stesso»?
  • La novità non sta nelle parole, ma nella qualità dell’amore: Gesù aggiunge «come io ho amato voi». È un amore che rinnova, perché non è umano o istintivo, ma divino, capace di trasformare il cuore.
  • L’amore umano può essere egoista o distorto; l’amore di Cristo, invece, genera uomini nuovi e una comunità nuova.

2. Un amore che costruisce la Chiesa

  • Questo amore “nuovo” ha un potere rinnovante che ha trasformato i patriarchi, i profeti, gli apostoli e oggi raduna l’umanità dispersa in un solo popolo, la Chiesa, la sposa di Cristo.
  • È l’amore che rende i cristiani solidali tra loro: «Se un membro soffre, tutti soffrono con lui» (cf. 1Cor 12,26).
  • I cristiani non si amano solo come uomini, ma come figli di Dio, uniti nella stessa vocazione e destinati alla stessa gloria.
  • Questo amore è vita nuova già ora, e anticipazione della pienezza eterna, dove Dio sarà tutto in tutti (1Cor 15,28).

3. L’amore per il prossimo è amore per Dio

  • Agostino chiarisce: il comandamento dell’amore reciproco non annulla, ma esprime l’amore per Dio.
  • Chi ama Dio ama anche il fratello, e chi ama sinceramente il fratello, ama Dio in lui.
  • L’amore di Cristo è simile a quello del medico: non ama la malattia, ma vuole la guarigione. Così Cristo ama in noi ciò che possiamo diventare, non ciò che siamo ora.
  • Per questo dobbiamo amarci con un amore che aiuta l’altro a incontrare Dio.

4. Il segno distintivo dei discepoli

  • Gesù afferma: «Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).
  • I doni straordinari (fede, lingue, profezie, miracoli) non bastano: li possono avere anche coloro che non appartengono veramente a Cristo.
  • L’unico segno autentico e visibile dell’essere discepoli è l’amore vissuto nella carità fraterna.
  • Senza carità, anche i doni più grandi non valgono nulla (cf. 1Cor 13).
  • La Chiesa, come sposa di Cristo, è bella non per sé, ma perché irradiata dal suo amore. L’amore la sostiene, la fa avanzare e la rende testimone nel mondo.

Conclusione

  • L’amore di Cristo è potente come la morte, perché è capace di farci morire al mondo e vivere già ora in Dio.
  • Questo amore, vissuto nella comunità, ci unisce come membra di un solo Corpo, ed è il vincolo che costruisce la vera comunione ecclesiale.
  • Il comandamento nuovo non è un precetto in più: è il cuore pulsante del Vangelo.