Ap 6,12 – 7,17 Il sesto sigillo

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Il testo

6,12E vidi, quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, 13le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come un albero di fichi, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i frutti non ancora maturi. 14Il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. 15Allora i re della terra e i grandi, i comandanti, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; 16e dicevano ai monti e alle rupi:»Cadete sopra di noienascondetecidalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, 17perché è venuto il grande giorno della loro ira, e chi può resistervi?».

7,1 Dopo questo vidi quattro angeli, che stavano ai quattro angoli della terra e trattenevano i quattro venti, perché non soffiasse vento sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta.
2E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: 3«Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
4E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele:

5dalla tribù di Giuda, dodicimila segnati con il sigillo;
dalla tribù di Ruben, dodicimila;
dalla tribù di Gad, dodicimila;
6dalla tribù di Aser, dodicimila;
dalla tribù di Nèftali, dodicimila;
dalla tribù di Manasse, dodicimila;
7dalla tribù di Simeone, dodicimila;
dalla tribù di Levi, dodicimila;
dalla tribù di Ìssacar, dodicimila;
8dalla tribù di Zàbulon, dodicimila;
dalla tribù di Giuseppe, dodicimila;
dalla tribù di Beniamino, dodicimila segnati con il sigillo.

9Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. 10E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
11E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: 12«Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
13Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». 14Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello. 15Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.

16Non avranno più fame né avranno più sete,
non li colpirà il sole né arsura alcuna,
17perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono,
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

Note per la comprensione del testo

Lo sviluppo dei fatti all’apertura del sesto sigillo è allargato a tre elementi: la rivelazione di fenomeni escatologici che indicano che succede al cosmo e agli uomini quando si esce dalla armonia del rapporto con Dio, la visione dei 144.000 sigillati dalle tribù di Israele che anticipa la rivelazione di 14,1-5, la rivelazione della moltitudine dei salvati che costituisce il Popolo nuovo e definitivo di Dio

6,12-14. I fenomeni cosmici che vengono rivelati sono sette: l’autore vuole rivelare in pienezza gli sconvolgimenti che vengono dall’opera demoniaca alla quale si oppone l’onda d’urto dell’amore inarrestabile di Dio. Questi fenomeni invitano a cogliere la drammaticità del male che, rompendo l’alleanza con Dio, influisce su tutta la vita dell’uomo e del mondo che è da lui abitato. Il terremoto (manifestazione della presenza sconvolgente di Dio ad es in G. 2,10 e Ez 38,19) indica che il mondo costruito nella chiusura a Dio è destinato a scomparire e crollare. Il sole che diventa nero segnala che il mondo chiuso alla amicizia con Dio è solo apparentemente vivo e luminoso, ma Dio rivelerà la sua luttuosità e oscurità. La luna non regolerà più una vita umana che non si lascerà ritmare dalla volontà di Dio e che perciò diventa impossibile. Le stelle sono precipitate sulla terra perché si perde il senso della trascendenza e le forze demonianche (trascendenza degradata) agiscono violentemente a danno degli uomini. Il cielo si arrotola perché Dio inaugurerà un nuovo rapporto con l’umanità, un rapporto diretto, con un passaggio diretto a lui. I monti luoghi naturali di rifugio e le isole che indicano il mondo abitato dalle genti sono rimossi, perché non può esistere a lungo una organizzazione umana autonoma da Dio.

v. 15-17. L’umanità orgogliosa che si distanzia da Dio è come riassunta nelle sette categorie che vengono elencate in quei re della terra e i grandi, i comandanti, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero. Viene rivelato che verrà il momento in cui Dio farà chiaramente capire il loro disordine e mentre prima cercavano di apparire, ora vorranno solo nascondersi e morire. Si illudono di governare la storia, la si accorgeranno della presenza antitetica di Dio che agisce in quei fenomeni cosmici che sono il segno della sua gloria e della sua potenza. E il nascondimento diventerà annientamento, come verrà descritto più esplicitamente in 19,17-19!
Per chi vive nel male, diventa insopportabile il volto di Colui che siede sul trono. E diventa inarrestabile la sua forza d’urto d’amore che si afferma inesorabilmente nell’opera pasquale dell’Agnello. L’ira di Dio, tema presente in tutto il percorso di rivelazione della Scrittura, ha a che fare con l’integrità di Dio, nel quale non esiste il male perché lui non si lascia contagiare dal male, ma sempre reagisce con chiarezza, come sbuffando (mentre noi scendiamo a patti col male e lo facciamo…). L’ira è la capacità di distruzione del male che coinvolge personalmente ed emotivamente l’Agnello nel prendere posizione radicale e neutralizzare il male fino alla sua radice. Questa presa di posizione fortissima è scandalosamente manifestata nella purezza della offerta di Gesù sulla croce e nella forza inarrestabile della sua risurrezione, che si dispiegherà definitivamente nella sua parusia. Dio non è indifferente o assente. La sua onda d’urto è un’onda positiva di vita e di amore che invade inesorabilmente il mondo.

7,1-3 il movimento della salvezza che viene rivelato coinvolge ora gli angeli, collaboratori dell’opera di Dio. Quattro di essi trattengono i venti agli angoli della terra: una immagine molto bella della situazione di attesa che il mondo sta vivendo, di rivelazione ancora parziale della presenza salvifica che si sta muovendo nel mondo, una situazione non statica, ma come di pressione verso la salvezza portata dai quattro venti (per i venti cf. Ger 49,36; Ez 37,9; Dn 7,2).
Un altro angelo viene dal sorgere del sole per un’opera promettente e importante di salvezza. Il sigillo che ha in mano, pur non ancora descritto dettagliatamente, è lo strumento per segnare un senso di appartenenza a Dio.

v. 4-8 C’è un’opera di ‘sigillazione’ che deve essere compiuta ed è in corso adesso, in questo tempo della storia che si svolge prima che avvengano definitivamente quegli sconvolgimenti cosmici che saranno la manifestazione definitiva della salvezza. Noi siamo in questo tempo in cui i servi vengono segnati con il sigillo. Destinatari di questo sigillo sono 12.000 persone per ogni tribù di Israele, numero evidentemente simbolico e non reale, complementare e contrapposto alla moltitudine immensa che si vedrà fra breve (7,9). Solo in 14,1-5 si chiarirà chi sono questi 144.000. Intanto i numeri ci suggeriscono qualcosa. 12.000 c’era già in contesti di uomini coinvolti in battaglia (Mn 31,5; Gs 8,25; Gdt 2,15e 7,2). In Ap compare qui e in 21,16 quando si danno le misure della nuova Gerusalemme. Inoltre il 12 ricorre 10 volte, in contesti positivi: tribù di Israele, apostoli, stelle sul capo della donna (21,1), misure della nuova Gerusalemme (21,12.14.21; 22,2). Mentre 1000 è il regno che Gesù Cristo risorto sta instaurando nel mondo assieme ai credenti (cf. 20,1-7).

7, 9-10 Inizia la contemplazione terzo quadro con un rinnovato invito a guardare con attenzione la moltitudine umana, quella angelica e l’intervento di spiegazione di uno dei presbiteri.
Il Popolo di Dio è ora visto nella sua completezza escatologica. Lo sguardo viene portato avanti alla situazione definitiva che è aperta a tutti. Non conta più l’origine, perché tutte le origini confluiscono nell’unico popolo nuovo.
Le caratteristiche di questa folla sono molto belle e importanti. Non è una folla anonima, ma una comunità di persone che stanno in piedi, come l’Agnello risorto, partecipi della sua risurrezione. Stanno davanti al trono e all’Agnello, in posizione di scambio di sguardi, di presenza reciproca, di ricezione della potenza di vita che esce dal trono e che si è manifestata nella pasqua dell’Agnello. Hanno vesti bianche perché sono risorti e appaiono come tali e si relazionano come tali. Hanno palme che sono segno di fioritura e di vita (Sal 92,13; cf. Le palme scolpite nel tempio di Salomone in 1Re 6,29.32.35 e nel tempio escatologico di Ez 40) e anche di vittoria (1Mc 3,51). In seguito la palma sarà nella iconografia cristiana il segno del martirio. Sono pieni di gioia e la esprimono gridando a gran voce la bellezza della salvezza che hanno ricevuto da Dio e dall’agnello.

v. 11-12 alla moltitudine di uomini s’aggiunge la moltitudine di angeli che partecipano della liturgia di lode assieme ai presbiteri e agli esseri viventi. Non dobbiamo dimenticare che siamo sempre davanti al trono e partecipiamo della liturgia celeste che canta con sicurezza e stabilità (vedi i due Amen) il movimento discendente della salvezza (benedizione, gloria e sapienza sono caratteristiche di Dio che si dona) e quello ascendente (ringraziamento, onore, potenza ed energia sono riconosciute a Dio). È una lode personale, calorosa per Dio guardato con intimità, senso di appartenenza e di comunione: è il nostro Dio.

v. 13-17 l’intervento di uno dei presbiteri conclude la scena portando alla interpretazione piena di questa visione. Quel popolo è fatto dai salvati, che hanno vissuto la tribolazione lasciandosi coinvolgere dalla forza della pasqua di Gesù, il cui amore manifestato nel versamento del sangue li ha purificati da ogni peccato e da ogni male e li ha resi capaci di stare davanti a Dio con gioia e dignità. Sono ora famigliari di Dio che ha messo la sua tenda su di loro, abita con loro e li fa abitare con lui. Anticipando la rivelazione della nuova Gerusalemme, già si dice sono completamente sazi della luce e della vita che è Dio per loro e per questo non hanno più bisogno del sole nè dei cibi e delle bevande terrene. E non sono più sottoposti al dolore e alle lacrime.

Spunti per il discernimento personale e comunitario

– Guardo al mondo con la chiarezza che le forze del male sono provvisorie? Sto imparando a cogliere l’opera sapiente di Dio che mostra l’inconsistenza illusoria del male? Mi rendo conto che anche il male che faccio io è triste partecipazione all’opera demoniaca distruttiva

– mi lascio ‘sigillare’ da Dio in questo tempo? Coltivo il senso di appartenenza a lui presente nella Chiesa che mi trasmette la sua Parola chiara e sapiente? 

– So guardare avanti, al paradiso, con il desiderio di appartenere a quella moltitudine immensa di salvati che vivono in pienezza la loro dimensione personale di figli creati per amare infinitamente?

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