L’AMORE DEI NEMICI

Agostino, DISCORSO 386 

La carità cristiana abbraccia anche i nemici.

1. Vi esorto, fratelli, a volgere il vostro impegno alla carità. La divina Scrittura la celebra come bene senza pari. Non si deve pensare che Dio ci comandi di amarci l’un l’altro soltanto perché amiamo chi ci ama; non basta a Dio questo amore vicendevole. Egli ci vuole sospingere ad amare i nostri nemici: Amate i vostri nemici – dice – fate del bene a chi vi odia, pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del vostro Padre celeste che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti. Di fronte però a questa richiesta di amare il nemico, tu vorresti forse rispondere che, nella tua debolezza, non ce la fai. Ma io ti esorto a fare uno sforzo: ci riuscirai. Soprattutto ti aiuterà la preghiera che rivolgerai a Colui che è il tuo giudice; quel giudice che nessuno può ingannare, sosterrà la tua causa. Ti puoi rivolgere a lui senza cancellieri che creano confusione, senza dover superare ostacoli di magistrati, senza avvocato da pagare perché presenti per te la supplica o dica le parole che tu non hai imparato a dire. Lui stesso, il Figlio di Dio, l’Unigenito uguale al Padre, che siede alla sua destra, a cooperare con lui, e che è tuo giudice, ti ha insegnato quelle poche parole che anche un analfabeta può apprendere e ripetere; con esse ti ha dato lo strumento per la tua causa, facendoti imparare il modo di pregare che è valido per la legge divina. A questo punto potresti forse chiedere se devi presentare tu stesso la tua preghiera o farne mediatore altri. Ma proprio Colui che ti insegnò a pregare presenta la tua preghiera, poiché tu eri nell’ingiustizia del peccato. Devi godere perché Colui che si fa ora tuo avvocato sarà un giorno tuo giudice. Quando dunque pregherai, sosterrai la tua causa pronunciando quelle poche parole essenziali: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Alla tua richiesta Dio a sua volta ti chiede che cosa tu offri a lui perché ti rimetta i tuoi debiti, quale offerta presenti, quale sacrificio interiore poni sui suoi altari. Il Signore stesso ti ha insegnato insieme sia che cosa chiedere sia che cosa offrire. Prima chiedi: Rimetti a noi i nostri debiti, e poi subito offri: come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Tu sei debitore verso Colui che non può essere ingannato, ma qualcuno è debitore a te. Dio ti dice appunto che egli fa a te nei confronti del tuo debito quello che tu fai nel confronto del debito di altri verso di te. Il perdono che dai al tuo debitore è per Dio il dono che gli puoi offrire. Se gli chiedi misericordia, devi essere pronto a usar misericordia. Ricorda quello che dice la Scrittura: Misericordia voglio, non sacrifici. Un’offerta a Dio che non sia accompagnata dall’esercizio della misericordia, non ti ottiene il perdono dei peccati. Tu però forse dici che non hai peccati, io ti rispondo che, benché tu stia in guardia, fratello, non puoi essere senza peccato per il fatto che vivi nella carne in questo mondo, ti muovi tra tribolazioni e angustie, esposto a innumerevoli tentazioni. E` vero che, se tu non avessi debiti di cui chiedere la remissione, Dio ti rassicurerebbe quanto al peccato e non saresti tenuto a dare il tuo perdono ad altri, ma sarebbe bene che tu indagassi più a fondo se non v’è in te peccato. Se ti riconoscessi debitore, ti dovresti rallegrare che vi sia qualcuno debitore verso di te a cui fare quello che desideri sia fatto a te.