Commento al Vangelo del 27 ottobre 2024.
Abbiamo ascoltato, nel cammino dell’anno liturgico, l’evangelista Marco, che fin qui ci ha accompagnato a scoprire tante cose di Gesù, il Nazareno che ha annunciato il Regno con parole e segni prodigiosi partendo dalla Galilea per incamminarsi verso Gerusalemme. Nella città santa, la città della pace, Gesù ci ha detto che va a morire e risorgere. Abbiamo fatto tanti incontri lungo questo cammino, abbiamo partecipato a tanti dialoghi tra Gesù e i discepoli, la gente, gli scribi e i farisei, le persone che cercavano guarigione e consolazione da Lui.
Ora Gesù (Mc 10,46-52), prima di salire definitivamente a Gerusalemme, tocca il fondo. Scende fino a Gerico, città posta nella depressione del Mar Morto, centinaia di metri sotto il livello del mare. Raggiunge tutti, il Figlio di Dio disceso dal cielo, fino nei luoghi e nelle situazioni più ‘basse’ che i suoi fratelli e sorelle possono vivere. Allora e oggi. Luca ci racconta, a Gerico, l’incontro con Zaccheo. Marco invece un altro incontro ‘strategico’ di Gesù, quello con un mendicante cieco, nel quale anche noi possiamo, dobbiamo identificarci, mendicanti e ciechi. Mendicanti nel profondo del nostro essere totalmente dipendenti da Dio e dalla natura e dagli altri, anche se abbiamo spesso la diabolica illusione di essere dei self made men, di cavarcela sostanzialmente da soli. E ciechi, almeno in parte, perché non vediamo tutto, non sappiamo tutto, non abbiamo capito tutto della vita, di Gesù, della salvezza, del bene, del Paradiso.
Dobbiamo avere il coraggio di gridare a Gesù. Superando la vergogna che può nascere quando, nella nostra società, come cristiani ci sentiamo guardati con sufficienza o addirittura con compatimento e disprezzo.
Gesù passa sempre e ci vuole incontrare, vuole che i nostri desideri si assimilino ai suoi, si fa nostro interlocutore maturando le intuizioni in consapevolezze profonde, i desideri in scelte d’amore stabili. Vuole schiudere da sempre (dal nostro Battesimo!) i nostri occhi perché vedano il bene. E vuole darci l’onore e la gioia di seguirlo, come quel cieco che fa la cosa più semplice e basilare di chi vuol essere cristiano: mettersi dietro a Gesù.