Campo giovani in Ungheria 2024 – 20 agosto

In Ungheria oggi si festeggia Santo Stefano Re, fondatore della nazione mille anni fa e fondatore pure della cristianità ungherese, assieme al veneziano monaco san Gerardo. Dopo una dolcissima colazione al bar, partecipiamo alla Messa nella Cattedrale. Naturalmente non si capisce una parola di ungherese, ma è bello celebrare il mistero della Eucaristia che lo stesso unico Signore offre a tutta l’umanità, a gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, come dice l’Apocalisse. Ci aspettavamo più gente, nel giorno del Patrono… L’assemblea è molto composta e partecipe. Esplode nell’inno finale a Santo Stefano.

Subito dopo la Messa ci intrattiene il bravo Zoltan: in inglese ci presenta la Cattedrale, con la ricchezza infinita delle sue opere d’arte e dei simbolismi che rendono visibili i significati della fede. Fu costruita nel secolo scorso a più riprese e con il contributo finanziario di nazioni da tutto il mondo dopo la Grande Guerra, quando Szeged divenne città importante della parte meridionale dell’Ungheria, il cui territorio fu decurtato di due terzi per la perdita del conflitto mondiale. Campeggia dappertutto la corona ungherese: in testa a Re Stefano, in testa alla Madonna, tra le mani della Trinità nel mosaico del catino absidale, fatto di tessere di vetro di Murano. Ci colpisce questa insistenza nel rappresentare la giustificazione del potere di Stefano direttamente dalle mani di Dio. Affreschi e mosaici poi narrano figure di santi ed episodi della Bibbia, in un contesto decorativo che riprende motivi provenienti dalle tante tradizioni dei donatori. L’altare sta sotto un baldacchino marmoreo in stile romanico, al centro della croce latina e sotto la maestosa cupola: l’Eucaristia viene celebrata sotto l’immagine della Pentecoste.

La visita alla Cattedrale si conclude con la salita di uno dei due campanili che fiancheggiano la facciata, alti una novatina di metri. Quando se su hai la città sotto i tuoi occhi, che si dirada e disperde in una infinita pianura dai colori caldi dell’estate. Vedi il fiume e vedi i quartieri popolari, vedi le piazze e il museo, mentre sei rinfrescato da una costante brezza.

Il pranzo è sempre al ristorante Katedralis. Notevole, mentre un po’ si commenta la visita del mattino, lo stile della Messa, la passione e l’orgoglio magiaro di Zoltan.

Ci sta un riposino prima del giro in barca sul fiume Tisza, su fino alla confluenza con il fiume Mures. Il battello scivola nelle acque verdi e tranquille, sulle sponde le casette dei villeggianti con le calate sul fiume e le piccole piattaforme per le barche e le canoe, e gente che si sollazza sulla riva in questa calda giornata.

Marton ci aveva consigliato il Museo Ferenc Dora: ci andiamo e sostiamo soprattutto nelle stanze della mostra del pittore ungherese Munkacsy. Scopriamo che è un grande pittore di fine ottocento. Una sua importantissima opera di sei metri per due, fatta per essere collocata nel parlamento, rappresenta gli avi ungheresi che dai Carpazi scendono in questa zona e comprano la terra dai moldavi i quali si sottomettono a loro. Orgoglio patrio. Nelle altre stanze del museo una mostra sulla barberia, una foresta di sughero curiosissima che commenta la vita di Ferenc Dora, eclettico direttore di questo museo nel secolo scorso, stanze che narrano la vita e gli oggetti di lavoro tradizionali, e non manca la terrazza in cui si può salire, ormai verso il tramonto, per un altro sguardo sulla città. Lì sotto, nella piazza, una meravigliosa fontana con centoventi getti dal selciato fa divertire i bimbi con i suoi giochi. Usciti dal Museo anche noi ci rinfreschiamo tra le imprevedibili e fresche colonne d’acqua.

A casa: doccia e cena e poi passeggiata. C’è ancor più gente in questa sera di festa con fuochi d’artifico che però non vediamo perché li fan presto e noi siamo ancora al ristorante.