Commento al Vangelo del 21 aprile 2024.
È bellissimo avere un Pastore buono e bello! Gesù risorto si propone così, oggi. E noi lo accogliamo volentieri. Abbiamo davvero bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi in modo disinteressato, gratuito, fedele, come Lui, con il Padre e con lo Spirito. Non è di moda. Non è stato mai di moda affidarsi al Pastore buono. Ma stiamo imparando a farlo, abbandonando le nostre false sicurezze, superando la terribile e diffusissima pretesa di autosufficienza, che tanti disastri crea nella nostra vita, in quella della nostra città, in quella del mondo intero.
Gesù ci spiega la differenza tra lui e il lupo, che rapisce e disperde. La differenza tra lui e il mercenario, che se ne frega delle pecore nel pericolo, perché le pascola solo per interesse. Lui invece dà la vita per le pecore. È questo il motivo che gli dà il diritto di farsi chiamare buon pastore. Un criterio semplicissimo per leggere i nostri rapporti, i rapporti nella Chiesa e nel mondo. Chi si impossessa degli altri, e poi li abbandona nel momento del bisogno, chi divide e disperde e spezza i legami distrugge la comunità. Chi tesse e unisce, chi si mette a disposizione gratuitamente degli altri costruisce la comunità. Chi sfrutta e disperde fa il gioco del nemico. Chi unisce pazientemente, sinodalmente, fa il servitore di Gesù.
Impressiona sempre la consapevolezza del Signore: «Nessuno mi toglie la vita: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo». Qualcuno se la sente di dire una roba del genere senza essere preso per pazzo?