Campo Gimi2 a Napoli – 22 agosto 2022

Oggi si torna in città, a Napoli. Pochi minuti sul nastro d’asfalto, dopo i cornetti e i cappuccini al Makerè. Parcheggio facile accanto alla Basilica dell’Incoronata che domina la città poco sotto Capodimonte. Di lì si parte per la visita alle Catacombe di San Gennaro. Anzi, non si parte: appena incamminati, l’avviso che una interruzione della corrente elettrica impedisce la visita. Mentre ragioniamo per il rimborso o il rinvio, ne approfittiamo dell’ora buca per chiedere ad uno dei ragazzi della Paranza di raccontarci un po’ di loro. Manuele ci sta e simpaticamente si siede sotto la vela con noi. In fondo avevamo scelto la visita anche perché qui la faccenda è gestita da una cooperativa (La Paranza, appunto) fondata da alcuni giovani del rione sanità guidati da un’altra figura di parroco geniale e profetico. Don Antonio Loffredo ha iniziato il suo ministero in questo quartiere desolato portando i giovani in viaggio, a veder cose belle, e poi chiedendogli di valorizzare le cose belle del territorio. E ce n’erano qui, in questo rione da secoli luogo di sepolture, di aria salubre di campagna (da cui sanità), di nobiltà che accoglieva il passaggio del re che saliva a Capodimonte, prima che i francesi facessero il ponte che ha l’ha tagliato fuori dai giri importanti. Essere di Sanità, ci racconta Manuele, era ed è uno stigma: i tuoi compagni di scuola non vengono nemmeno al tuo compleanno, proprio non ci mettono piede. In questa desolazione di abbandono e trascuratezza e assenza di cultura e istituzioni si butta il livido di piccole iniziative che iniziano ad attrarre qualche turista, a raccogliere qualche ragazzo per imparare la box o suonare in una orchestra e fare un po’ di doposcuola… e nasce qualche altra associazione che dal basso cerca di offrire qualcos’altro. Questo giovane ci colpisce (come anche Enzo, con cui parleremo nel pomeriggio) per la semplicità e la gioia fiera di un percorso, fatto insieme, di crescita personale e sociale.

Anticipiamo la visita a Capodimonte. Una lunga salita di gradini ci conduce al Real Bosco, che sembra un altro mondo, curato e rigoglioso com’è. Un’oretta e mezza, a gruppetti, nei tre piani della esposizione permanente, dentro alle eleganti stanze reali: gli occhi si riempiono volentieri di bellezza.

Per il pranzo scendiamo la ripida Salita di Capodimonte, che ci fa passeggiare nel cuore della Sanità e respirare la sua aria disordinata e trascurata. Passiamo accanto alla casa natale di Totò e presto ci fanno accomodare da Concettina ai Tre Santi. Pizza notevole e chiacchiere con camerieri napoletani veraci.

Una telefonata alle Catacombe: sono riaperte e ci precipitiamo per la visita delle 16. Il bravo Emanuele ci fa scendere nelle viscere della collina tufacea, mentre racconta a macchinetta le storie delle sepolture, e di Gennaro, e di Agrippino, e dei benedettini e delle altre vicende della Catacomba.

Tornati a Giugliano c’è tempo di sistemarsi e anche, questa sera, di pregar bene. Al tramonto, mentre i cirri s’indorano sul cielo che s’oscura, sotto il campanile impariamo a celebrare i vespri e impariamo gli uni dagli altri gli spunti belli e provocanti che possiamo portarci a casa da questa esperienza di fraternità tra di noi e di incontri con gente che ci ha scosso, quasi facendoci uscire dal torpore di una vita comoda e aprendoci gli occhi sulla urgenza di fare un mondo più bello. È proprio il sogno di Dio, per il quale Qualcuno si è sporcato le mani e tanti suoi amici continuano a farlo.

Per la cena ci pensano Salvatore e Rita, che preparano in parrocchia le orecchiette con i pomodorini e altri gustosi stuzzichini napoletani. Anche il loro figlio Massimiliano ci raggiunge e si ferma per la serata che non decide ad inoltrarsi nel riposo della notte, tra chiacchiere con Alexa sui proverbi napoletani e infiniti giochi di società.

Domani si rientra a Ferrara…