Campo Gimi2 a Napoli – 21 agosto 2022

E domenica! Per celebrare la risurrezione del Signore, la comunità eucaristica che oggi ci accoglie è quella di S. Nicola di Bari a Casal di Principe. Qui il 19 marzo del 1994 il parroco don Peppe Diana fu freddato, proprio nella sagrestia mentre si apprestava a celebrare la Messa, da un sicario di un clan camorrista. Celebriamo con la comunità guidata da don Franco Picone, che nell’omelia evidenzia come il Signore pensa la salvezza in termini di responsabilità personale nel servizio alla giustizia. Dopo la Messa don Franco (assieme ai giovanissimi Antonio e Giovanni e alla signora Antonietta) ci offre un caffè. Poi, seduti a cerchio davanti alla chiesa incastonata tra le case del quartiere, ci racconta la storia di don Peppe e della comunità che in tutti questi anni ha cercato di continuare il suo impegno profetico. La sua voce si fa sempre più intensa e la testimonianza emozionata, mentre racconta tratti di storie personali che ha incrociato, a volte di redenzione, volte piene di dramma e di amarezza. A ventotto anni, il vescovo gli chiese di venire qui per continuare il ministero di don Peppe.

Ecco gli spunti colti dai nostri giovani:

– Abbiamo capito quanto la camorra sia pervasiva. Entra nelle vite e nelle case, diffondendosi in ogni ambito. Costruire qualcosa di nuovo, dopo la fatica di distruggere il sistema malavitoso, richiede uno sforzo ancora più grande.

– I camorristi erano visti come dei salvatori, arrivati dove la vita non era facile hanno offerto alle persone lavori più proficui, hanno espanso le loro attività, hanno costruito tutte le case a 2-3 piani attorno a voi. Hanno creato un forte legame morale ed economico. La gente purtroppo sapeva che quelli che gli davano da mangiare potevano essere la causa della morte di parenti e conoscenti.

– “A loro non interessa della gente che ci abita, gli importa solo di distruggere e fare un’azione.” Alle volte l’aspetto della vita delle persone non viene considerato, non si pensa alle cause che le hanno portate a fare una determinata scelta, alle volte si lavora senza neanche sapere cosa c’è dietro.

È così che la vita ti obbliga a subire le conseguenze di un qualcosa che nemmeno sapevi ci fosse; di sopportare una vita in cui o cerchi di sopravvivere stando agli obblighi imposte da certe persone, oppure cercando di migliorarla reagendo alla devianza che ti circonda.

– “La camorra è un sistema complesso: dà da mangiare alla gente, ma quest’ultima è di conseguenza in debito con essa. È una cosa che può darti tanto ma anche toglierti altrettanto”. Questo incontro mi ha fatto capire quanto sia difficile costruire qualcosa da zero, in un ambiente malato e corrotto e in cui ognuno vuole stare nel suo senza entrare nei giri di camorra. È impressionante pensare che ancora oggi ci siano persone che, dopo aver scontato anni di carcere, non riescono a reintegrarsi nella comunità.

– Sono rimasta subito colpita dall’accoglienza che don Franco e 3 parrocchiani, di cui 2 ragazzi di qualche anno più giovani di noi, ci hanno offerto con un caffè e un cornetto. Dopo esserci seduti e aver ascoltato l’accurata storia di don Franco su don Peppe Diana, eravamo tutti stupiti, interessati e allo stesso tempo interdetti riguardo al ruolo della camorra a Casal di Principe ma anche in tutta la Campania. Ho iniziato a riflettere più approfonditamente di come viviamo la vita nella nostra città è nella nostra parrocchia e mi sono resa conto di quanto siamo privilegiati. Non abbiamo mai dovuto convivere con una realtà sociale di questo genere, anche se forse non ne siamo consapevoli, e non ci rendiamo conto di quanto diamo per scontato ciò che abbiamo e ciò a cui siamo arrivati nella nostra vita. Non avevo mai sentito parlare di mafia da una persona che è realmente coinvolta in tutto ciò e che ha vissuto sulla sua pelle i suoi meccanismi contorti, sono infatti rimasta stupita dalla franchezza e dalla sincerità usata da don Franco, che è riuscito a suscitare subito in me curiosità e allo stesso tempo amarezza. Entrando poi nella sagrestia, dove è avvenuto l’omicidio di don Peppe, mi sono sentita ancora più toccata dalla sua vicenda e ho compreso che anche noi giovani, anzi soprattuto noi giovani dobbiamo essere sostegno della comunità e trovare delle vie per non cadere in questi meccanismi e combatterli.

– L’incontro incentrato sulla storia di Don Peppe Diana è stato a dir poco disarmante.

Si è parlato di camorra, di realtà sociali così diverse da quelle a cui siamo abituati e che viviamo solitamente. Mi sono sentita trasportata attraverso le parole di don Franco nelle difficoltà che gli abitanti di Casal di Principe hanno dovuto affrontare e affrontano ancora adesso a causa del controllo che la camorra ha esercitato, in modo più o meno diretto e invasivo, per anni, sulle realtà quotidiane e sulle persone.

Una testimonianza inequiparabile, profonda, che colpisce e informa su un lato delle mafie che è quello di chi si limita a subire le conseguenze di azioni non proprie, senza aver mai avuto niente a che fare direttamente con quel mondo.

– “Se entrate qui e non vi prendete un impegno fate attenzione perché don Peppe vi vede!”. Sicuramente l’impegno che si era preso don Peppe era qualcosa di grande, immenso. Un impegno in cui non ha avuto paura di mettersi in gioco, di metterci la faccia, tanto da costargli la vita. E noi per cosa ci impegniamo? Per quali cause siamo disposti a metterci in gioco nella nostra vita quotidiana?

Salutiamo don Franco con un grande senso di ringraziamento, un po’ scossi e ammirati mentre torniamo a Giugliano.

Pranzo e siesta e poi il pomeriggio ‘ammare’. Salvatore (con moglie e figlio e un’amica) ci guidano a Bacoli, la punta settentrionale del golfo, in faccia a Procida e Ischia. Un tuffo nel mare un poco agitato, un pisolino in spiaggia e presto il sole s’abbassa. Dal Monte di Procida vediamo il tramonto, con il sole che incendia lontane nubi sul mare vasto e quieto. Cena a base di ‘cistecca’ in un locale sul ciglio della scogliera, tra allegre chiacchiere e aggiornamenti in tempo reale su certi incontri in chat. Il viaggio di rientro è tranquillo, con la colonna sonora inventata insieme e qualche pensiero che torna alla testimonianza del mattino.