L’Eucaristia trasforma la vita?

Omelia su Lc 9,11b-17

Giovedì 16 giugno, nella Messa della solennità del Corpo e Sangue del Signore, il vescovo Gian Carlo ha fatto una omelia molto bella e importante sull’Eucaristia che ci fa camminare insieme e ci spinge a vivere, concretamente, la carità di Dio verso i fratelli, specie i poveri. Assieme al vescovo, un gruppo di fedeli della città ha poi percorso le vie del centro, pregando in silenzio, assieme al Signore portato con semplice solennità fino alla Basilica di S. Maria in Vado. Ecco una parte dell’omelia del vescovo.

(…) L’Eucaristia trasforma il cuore del credente, perché sia capace di amore, sia operatore di pace e di giustizia, per costruire un mondo fraterno. “Un’Eucaristia che non si traduca in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata”, ha scritto Papa Benedetto nell’enciclica Deus Caritas est (DCE 14). L’Eucaristia invita a compiere – come ci ricorda la Costituzione conciliare sulla Liturgia Sacrosanctum Concilium “tutte le opere di carità, di pietà e di apostolato, attraverso le quali si renda manifesto che i seguaci di Cristo, pur non essendo di questo mondo, sono tuttavia la luce del mondo e rendono gloria al Padre dinanzi agli uomini” (S.C. 9). Il testo è interessante, perché segnala l’intreccio tra Liturgia e carità; e se da una parte ricorda il valore delle opere di carità che confermano la verità della fede e della celebrazione, dall’altra richiama, alla luce della Liturgia, il limite, la relatività delle opere di carità dentro un cammino storico destinato all’incontro con il Padre. In questo modo, se da una parte la verità della Liturgia dipende dalle opere di carità, dall’altra, la verità delle opere di carità si scopre solo dentro una storia della salvezza che invita ad andare ‘oltre’.

Al n. 10 la S.C. segnala che la prima carità a cui educa la Liturgia è la vita fraterna, “la vita in perfetta unione”. La fraternità è il primo segno della verità della Liturgia, da cui nasce anche l’offerta, la colletta che non può non estendersi oltre al prossimo anche ai fratelli lontani, alla famiglia umana. Pertanto, l’actuosa et plena partecipatio alla Liturgia, per la quale la costituzione conciliare invita ad avere “una specialissima cura nel quadro della riforma” (n.14), non potrà essere ridotta al momento celebrativo, ma dovrà comprendere il momento della comunione, della vita fraterna e il momento dell’andare, della partenza, dell’agire quotidiano. “L’Eucaristia abbraccia tutti gli aspetti della vita. Essa è un atto rappresentativo di ringraziamento e di offerta in nome del mondo intero. La celebrazione eucaristica richiede la riconciliazione e la condivisione con tutti coloro che sono considerati fratelli e sorelle nell’unica famiglia di Dio; essa è una costante sfida a cercare, nell’ambito della vita sociale, economica e politica, relazioni consone [con la comunione eucaristica] (Mt 5,23s; I Cor 10,16s; 1 Cor 11,20-22; Gal 3,28). Tutte le forme di ingiustizia, razzismo, separazione e privazione di libertà sono radicalmente messe sotto accusa quando condividiamo il corpo e il sangue di Cristo. Attraverso l’eucaristia, la grazia di Dio che tutto rinnova, penetra e reintegra la personalità umana e la sua dignità. L’eucaristia coinvolge il credente nell’avvenimento centrale della storia del mondo. Perciò, quali partecipanti all’eucaristia ci mostriamo incoerenti se non partecipiamo attivamente a quest’opera continua di ricostruzione della situazione del mondo e della condizione umana.

L’Eucaristia ci mostra che il nostro comportamento è incoerente rispetto alla presenza riconciliatrice di Dio nella storia umana: siamo posti sotto un giudizio costante, perché continuano ad esistere nella nostra società relazioni ingiuste di ogni tipo, molteplici divisioni dovute all’orgoglio umano, a interessi materiali e a politiche di potenza, e soprattutto l’ostinazione di opposizioni confessionali ingiustificabili all’interno del corpo di Cristo (cfr. BEM 20). (…)