Rientrare in se stessi

Commento al Vangelo e omelia del 27 marzo 2022 (Lc 15,1-3.11-32)

In questa domenica, il Signore ci parla con la parabola del padre misericordioso. Siccome la gente ben pensante si scandalizzava per il fatto che lui stava con i ladri e i peccatori e andava a mangiare a casa loro, ha inventato questa storia geniale per raccontare il vero volto di Dio Padre e la nostra avventura di figli che se ne vanno lontani da lui illusi di trovare libertà o che se ne stanno con lui ma senza capire nulla della palpitazione del suo cuore.  Ascoltiamo alcune riflessioni del nostro patrono Agostino sul figlio prodigo, contenute nel discorso sul salmo 138, pensando a quel momento decisivo in cui il ragazzo ‘rientrò in se stesso…’. «Intendi i miei pensieri da lontano; il mio cammino e il mio giacere tu scruti, e tutte le mie vie ti son note». Che significa: Da lontano? Tu hai conosciuto il mio pensiero mentre io mi trovo ancora nell’esilio, prima che raggiunga quella patria. Ripensa a quel figlio più giovane. Anche lui divenne corpo di Cristo: è la Chiesa proveniente dal mondo pagano. E veramente era andato lontano quel figlio più giovane! Ecco un padre di famiglia che ha due figli: il più grande non si allontana ma resta a lavorare nel campo. Rappresenta i santi che vivono nella legge e della legge compiono le opere e osservano i precetti. In opposta direzione era andata quella porzione dell’umanità che s’era abbandonata all’idolatria: s’era inoltrata per un lungo tratto nella strada dell’esilio. Cosa c’è infatti tanto lontano dal tuo Creatore quanto un idolo che tu stesso ti sei costruito? Ecco dunque il figlio minore. È partito per una terra lontana recando con sé la porzione del suo patrimonio, che, come sappiamo dal Vangelo, consumò rapidamente conducendo una vita spendereccia insieme con le prostitute. Ridotto alla fame, si pose alle dipendenze di un notabile di quel paese, il quale lo incaricò di pascere i porci. Come quei porci egli voleva saziarsi di ghiande ma non gli era consentito. Soffrì gli stenti, fu nella tribolazione e nell’indigenza, e in quello stato gli tornò in mente il padre: ebbe voglia di tornare a casa. Disse: Mi alzerò e andrò dal padre mio. Disse: Mi alzerò, poiché stava seduto, sicché nelle parole di lui puoi riconoscere le parole di colui che nel nostro salmo dice: Tu mi hai conosciuto quando siedo e quando sorgo. Mi sono assiso cadendo in miseria, sono risorto desiderando il tuo pane. Intendi i miei pensieri da lontano. Ero partito per un luogo lontano, ma c’è forse un luogo dove non si trovi colui che avevo abbandonato? Intendi i miei pensieri da lontano. Per questo dice il Signore nel Vangelo che il padre gli andò incontro mentre l’altro tornava. Certo! quand’era ancora lontano ne aveva penetrato i pensieri. La mia via e il mio confine tu hai scandagliato. Dice: La mia via. Qual via, se non la via cattiva che egli aveva battuta abbandonando il padre, quasi che potesse nascondersi all’occhio di colui che l’avrebbe castigato? Ovvero: gli sarebbe forse capitata quella miseria che lo annientò al segno di ridurlo a pascolare i porci, se non l’avesse voluto il Padre, il quale fino a tanto sferzò chi s’era allontanato finché non l’ebbe recuperato vicino? Si tratta dunque di un fuggitivo scoperto e perseguitato dal giusto castigo di Dio. Dio infatti si prende la rivalsa su tutti i moti del nostro cuore, in qualsiasi direzione ci muoviamo allontanandoci [da lui]. Ecco ora questo fuggiasco, in un certo qual modo scoperto, parlare e dire: Tu hai scandagliato la mia via e il mio confine. Cos’è la mia via? La direzione in cui mi ero avviato. Cos’è il mio confine? Il punto dov’ero arrivato. Tu hai scandagliato la mia via e il mio confine. Il confine da me raggiunto, per quanto avanzato, non era lontano ai tuoi occhi: avevo fatto molta strada ma [là dov’ero arrivato] tu c’eri ancora. Tu hai scandagliato la mia via e il mio confine.