Amare i nemici ?!

Commento al Vangelo del 20 febbraio 2022.

Le sconcertanti beatitudini, continuano con le ancora più sconcertanti parole sulla radicalità dell’amore (Lc 6,27-38). Meditando questo brano nei giorni scorsi con alcuni gruppi parrocchiali (di catechisti e genitori), sono emerse alcune profonde considerazioni, che è bello condividere con tutta la comunità.

Ascoltate! Anzitutto la sottolineatura delle parole di apertura di Gesù: ‘A voi che ascoltate io dico…’. Parrebbe una precisazione inutile, ma evidentemente il nostro educatore Gesù sa bene che l’ascolto non è per niente facile e neppure scontato. La preghiera quotidiana degli ebrei comprendeva quel brano del libro del Deuteronomio (6,4s) che parla dell’amore radicale a Dio e inizia dicendo: ‘Ascolta Israele!’. Per amare bisogna mettersi in ascolto, essere aperti, essere curiosi. E corrispondentemente bisogna fare spazio, eliminare la pretesa di autonomia, svuotare la testa e il cuore dalla illusione di bastare a se stessi, di saperne già abbastanza, di non aver bisogno di Dio e degli altri.

Quattro passi. Poi Gesù parte in quarta: quattro parole contrapposte ad altre quattro. Amate, fate del bene, benedite e pregate. Forse nella vita bisogna partire dall’ultima: bisogna partire dalla preghiera, per imparare a pensar bene degli altri come fa Dio, e allora c’è caso che riusciamo anche a fare qualcosa di buono e a sperimentare l’amore autentico.

Nemici & c. Per le persone che ci sono più vicine e alle quali siamo affezionati questo funziona abbastanza. Ma Gesù non parla solo di queste persone: ci invita (ci ordina?) di amare i nemici, quelli che ci odiano, quelli che ci maledicono, quelli che ci trattano male. E qui ci inchiodiamo tutti… Perché a tutti vengono presto in mente situazioni o persone con le quali abbiamo a che fare e che non riusciamo a trattar bene perché ci hanno fatto di torti e noi istintivamente non ne vogliamo sapere, prendiamo le distanze, quand’anche non covassimo desideri di vendetta. Ecco lo scandalo cristiano, la ferita aperta, il punto in cui essere discepoli esige una conversione coraggiosa e liberante. Porgere l’altra guancia ed essere generosi in modo esagerato richiede infatti coraggio e libertà. È roba per persone forti, non per mezze cartucce.

In fondo è logico! Gesù continua con grande pazienza e saggezza di educatore. Sa che ci sta dicendo cose contro il sentire comune e il modo istintivo di reagire nelle situazioni difficili, ma ci accompagna a capire che, in realtà, sta dicendo delle cose assolutamente logiche e condivisibili Affermando: ‘E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro’ Gesù ci tocca nel profondo. È vero, è un desiderio quasi automatico in ciascuno di noi: vorremmo essere trattati bene! Sempre. Da tutti. La ‘regola d’oro’ chi avrebbe il coraggio di contestarla?!  Non è un caso che la si trova in tutte le religioni…

Gratis! Ancora, Gesù spiega un’altra cosa molto condivisibile. L’amore non è un commercio. L’amore ha in se stesso la dimensione della gratuità. La ‘gratitudine’ c’è solo quando si ama gratis, si fa del bene gratis, si presta gratis. Così fanno i genitori con i figli. Così fanno gli sposi e gli amici fra di loro. Così si dovrebbe fare sempre e con tutti. Uscire dalla logica commerciale nel fare le cose e illuminare con la gratuità ogni cosa. È la rivoluzione che Gesù vuole proporci. Oggi. A tutti. Non è vero che nessuno fa niente per niente!

Dubbi. Ma come è possibile? Noi che siamo realisti tendiamo a fermarci davanti all’ideale. Diciamo: che bella proposta Signore, sarebbe proprio fantastico viverla. Ma non ci riusciamo. E se anche ci provassimo, comunque saremmo in pochi. E poi come facciamo con i nostri figli: devono pur imparare a difendersi se qualcuno li tratta male. Guance ne abbiamo solo due!

Fatti come il Padre. Qui bisogna andare ancora più in profondità. E Gesù lo fa: amare in modo radicale gli altri ha la sua motivazione più vera nella profondità della nostra identità. Non siamo solamente ‘creature’: siamo ‘figli’. Fatti a immagine e somiglianza di Dio proprio nella capacità di amare senza misura. Impariamo chi siamo se guardiamo il Padre che ‘è benevolo gl’ingrati e i malvagi’. Noi siamo già figli nel dna spirituale della nostra persona. Gesù ci insegna a diventarlo nella pratica quotidiana della nostra vita. Ne va della nostra felicità. Stare in una logica commerciale dell’amore o, peggio, stare dentro a logiche di vendetta o esclusione non solo fa star male gli altri, ma fa star male anche noi stessi.

Gesù in noi. Un ultimo punto, decisivo. Avessimo anche capito tutto questo discorso, non ne verremmo comunque fuori. Ecco la differenza del vangelo: la novità è che Dio non si limita a dire queste cose, ma si è preso la briga di viverle, fino alla morte e alla morte di croce. E si prende la briga, oggi, di farsi mangiare e di darci continuamente il suo Spirito che dall’intimo del nostro cuore suscita il coraggio e la forza di amare così.