Gesù non vuole far da solo

Commento al Vangelo del 6 febbraio 2022.

Nelle ultime domeniche Gesù ci ha parlato soprattutto di sé: nella sinagoga di Nazaret si è presentato con semplice solennità come il liberatore del mondo dalla schiavitù e dalla cecità. Proprio lui, il figlio di Giuseppe che si mette in cammino: il modo di realizzare il suo grande sogno passa per la quotidianità della vita…

Oggi il Signore parla più che altro di noi e rinnova per ciascuno di noi l’invito a seguirlo. Non vuole fare da solo. Misteriosamente e incredibilmente scegli e di coinvolgerci nel suo lavoro di trasformazione, di liberazione, di illuminazione. Ha iniziato a farlo con Pietro e i suoi amici, che sapevano solo pescare.

All’inizio la gentilezza. Inizia sempre in modo molto gentile, il Signore. Chiede cortesemente ospitalità nella barca di Simone per poter predicar alla gente radunata e bisognosa di una parola buona. E cortesemente Pietro offre ospitalità al maestro. Forse con un po’ controvoglia (dopo una notte di lavoro non vedeva l’ora di finir di lavare le reti e di andare a riposare), forse con un po’ di orgoglio (il Maestro aveva chiesto proprio a lui!). Nemmeno si immagina, Simone, quel che sta per succedergli. Dalla cortesia possono nascere anche per noi tante cose inaspettate…

Prendere il largo. Poi il Signore provoca Simone, lo interpella direttamente, gli chiede di fare qualcosa, non si sa bene il perché… Letteralmente gli dice di andare dove l’acqua è alta. Prendere il largo è una cosa normale per un pescatore. Ma già si intuisce che nell’invito di Gesù c’è qualcosa di più della semplice profondità dell’acqua. Lasciare la riva allude forse a lasciare le sicurezze umane, a non accontentarsi di una vita di piccolo cabotaggio, della abitudinarietà, della quiete che non disturba e non vuole essere disturbata. Prendere il largo è una bella provocazione anche per ciascuno di noi, che rischiamo sempre di star sul comodo, assestati come siamo sul tran-tran quotidiano e sui nostri piccoli sogni più o meno realizzati.

Scommettere sulla Parola. Gettare le reti dopo una notte in cui non aveva preso nulla doveva essere una cosa proprio insopportabile per Simone. Il Maestro poteva essere esperto di Bibbia e di buoni consigli, ma di mare e di pesce era esperto lui, e quella mattina ormai la sua esperienza gli diceva che di pesce non ne veniva su. Però getta lo stesso. Forse per non fare brutta figura. Forse perché quel nazareno doveva essere proprio affascinante. Forse perché aiutato dagli sguardi dei suoi compagni di barca. Ascolta la Parola, obbedisce alla Parola, inizia a fidarsi della Parola.

Pescati e pescatori. Il risultato è immediato e sorprendente, per la quantità enorme di pesci nelle reti. Nel cuore di Simone (che qui Luca inizia a chiamare Simon Pietro) si smuove qualcosa di grosso. Forse proprio il suo essere esperto di pesca che si trova così spiazzato smuove i suoi pensieri a ridefinire la sua idea di Gesù. Velocemente arriva a dire che il Maestro è molto più di un maestro: è il Signore! E davanti al Signore (un titolo che si riservata solo a Dio nella Bibbia) Pietro si specchia e si riconosce peccatore, indegno della sua vicinanza, e si getta alle sue ginocchia. Il Signore lo ha pescato, catturato, affascinato. Che bella questa sincerità di Pietro, questa immediatezza, questa apertura al Signore, nella vivacità dei suoi sentimenti. La ritroveremo più volte nel primo degli apostoli questa vivacità, che a volte ci aiuta e a volte ci frega. Proprio con questa sua verace umanità Pietro è chiamato, assieme agli altri che si sono mossi e stupiti con lui, a darsi da fare per pescare uomini, collaborando con Gesù al meraviglioso sogno di tirar fuori dal caos del male gli oppressi e i ciechi per metterli nella rete della comunione che è la Chiesa.

Parole per la nostra meditazione: cortesia; fallimento; osare; collaborazione; stupore; Signore; lasciare e seguire.