Natale: che notte di contrasti!

Risuona questa notte l’annuncio cristiano della nascita di un Salvatore, che è Cristo Signore. É un annuncio pieno di contrasti, quello raccontato dall’evangelista Luca (2,1-14), perchè il Dio cristiano è molto originale e un po’ fuori dagli schemi.

C’è storia e storia. Il Figlio di Dio entra nella storia, che ha le sue grandi coordinate: quelle degli imperatori e dei governatori i cui nomi sono scritti nei libri e che esercitano il loro potere sulla gente contando bene i loro sudditi. Ma il Figlio di Dio se ne frega dei palazzi degli imperatori e dei luoghi del potere: le coordinate della sua storia sono altre, sono quelle del progetto umile di salvezza che entra nella piccola storia della gente. Gente come Maria e Giuseppe, obbedienti e civilmente responsabili, ma umili e disposti ad accettare di stare fuori dall’alloggio.

Buio e luce. Il Figlio di Dio entra fisicamente nella storia, partorito da Maria, di notte. Perchè il mondo sta vivendo la notte e ha bisogno di luce. È la notte della incomprensione, della fatica a cogliere la verità, del dominio di rabbia e violenza, della emarginazione che una enormità di fratelli e sorelle vivono in giro per il mondo. Nessuno è esente da questa notte della fatica di amare. Nessuno è esente dal bisogno di luce. La via cristiana alla luce (una verità che scalda il cuore per amare) è un bambino. Quel bambino è la Parola (il logos, dicevano i greci) che illumina discretamente chi si mette in silenzio, come Maria. Come Giuseppe.

Città e deserto. Il Figlio di Dio, poi, non si rivela prima di tutto non alla gente della città, forse troppo indaffarata e di corsa per tante faccende. Preferisce rivelarsi ai pastori che se ne stanno a vegliare, di notte, in pascoli solitari e deserti. La Parola parte sempre da lì, dal deserto. Come accadde al Popolo liberato dall’Egitto. Come accadde con Giovanni Battista. Come accade anche oggi: se si vuole accogliere il Signore c’è bisogno di fare deserto in città, di imparare la solitudine dell’ascolto profondo di Dio dentro al rumore della vita di tutti i giorni.

Divinità ed umanità. Ma il contrasto più mirabile che i cristiani ricevono e contemplano e annunciano questa notte è quello delle parole con cui viene chiamato colui che è nato: da una parte è il bambino nel grembo, che viene alla luce e viene avvolto di fasce e deposto umilmente in una mangiatoia, perchè per lui non c’è posto nell’alloggio. Dall’altra questo bambino è colui che avvolge di luce, il Salvatore, il Cristo Signore, colui che manda i suoi angeli a proclamare la sua gloria. Meraviglioso scambio. Nella vera umanità del bimbo di Betlemme è presente tutta la divinità del Figlio di Dio onnipotente, che si propone con la delicatezza di un amore infinito. Per i cristiani, è proprio questo scambio il fondamento della salvezza. Dio ha rifatto l’umanità entrandoci dentro e vivendo tutta la vita in una piena offerta di sè, fino all’ultimo respiro. Dio ha rifatto l’umanità mettendosi subito in una mangiatoia: il segreto della felicità, infatti, è farsi mangiare dagli altri. Per questo la mangiatoia di Betlemme è preludio della mensa eucaristica, nella quale ogni giorno, anche oggi, possiamo mangiare il Signore.