Dalla Celebrazione eucaristica il volto della Parrocchia

Basilica di S. Francesco

8 ottobre 2021S. Messa nella Settimana mariana – Omelia

Dio vuole essere nostro vicino di casa: ‘parrocchia’ vuol dire proprio ‘abitare vicino

La presenza delle chiese nei nostri quartieri e nei nostri paesi è segno insieme discreto e forte  di questa vicinanza di Dio.

Ma è nell’atto, nell’evento della celebrazione eucaristica che si svelano i desideri di Dio per la gente che abita un paese o un quartiere di una città. Nella celebrazione Dio Padre è all’opera, per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo, per fare la chiesa nella storia, tra la gente che vive e lavora e fa figli ed educa, che gioca e si aiuta, che s’ammala e si prende cura… 

Il Padre raduna. È il risorto che vuole radunare (assemblea, ecclesia) il suo popolo. E la campana che suona è il richiamo che è fatto a tutti. Ai piccoli e ai grandi. Ai vicini e ai lontani. La chiesa l’assemblea di gente che sta più o meno in un posto, ma soprattutto di gente che si lascia intrecciare da Dio, che, vivendo insieme, decide di lasciarsi invitare da Dio. 

Il Padre ascolta e perdona. Il Risorto raduna il suo popolo per ascoltarlo. Per ascoltare i suoi dubbi e le sue proteste. Per lasciarsi consegnare le sue fragilità e le sue speranze. Per perdonarlo. Nell’atto penitenziale subito si chiarisce questa faccenda: la gente amata da Dio è il suo popolo che capisce di dover essere guarito. Personalmente e insieme. Perchè da Dio ci si presenta personalmente e insieme, riconoscendo che se si vive insieme si è responsabili gli uni degli altri. E si rischia di essere talvolta complici.

Il Padre ha cose importanti da dire. La gente che vive insieme, riconoscendo il Dio vicino alla vita, impara ad aprire l’orecchio alla sapienza di Dio. E il risorto, che parla uscendo dal sepolcro con la sua parola vittoriosa sulla morte, ne ha di cose da dire. Tutti le domeniche. Tutti i giorni. Parole che plasmano la vita. Delle persone e delle famiglie e dei vicini di casa e dei vicini di svago e di divertimento. Il Dio che abita tra le case e nei luoghi del vivere insieme offre la sua parola come lampada, che illumina e incide sulla vita se penetra nei cuori e nei pensieri e poi nelle scelte. Da fare, almeno alcune, insieme. Per stare dentro alla storia della salvezza, pazientemente tessuta da Dio, che offre la Pasqua del Signore come criterio per interpretare l’esistenza. Dall’ascolto della Parola nella Messa scaturisce tutto il lavorio enorme che nelle parrocchie (gente che vive insieme) si fa: i consigli pastorali che fanno discernimento e decidono, i gruppi di giovani e adulti che cercano di capirci meglio nella fede, i momenti di testimonianza per far conoscere il vangelo, i contributi personali alla riflessione nelle decisioni della vita sociale…

Il Padre educa i desideri. Il Signore risorto, poi, ascolta volentieri la risposta alla sua Parola: la professione di fede e il grido del suo popolo che lo prega, lo ringrazia e lo supplica, imparando a presentare i desideri più grandi, a discernere i desideri più grandi dello Spirito che è preoccupato e sta operando per la Chiesa, per il mondo, per i governanti, per i poveri. Così, nella Messa, il grido personale e comunitario si sintonizza con i gemiti dello Spirito. Sarebbe bello che la preghiera dei fedeli fosse sempre più ‘corale’, più ‘parrocchiale’…

Il Padre dona il Figlio per farci come Lui. Nella Messa, il Padre prende le persone dei suoi discepoli che offrono se stessi in un po’ di pane e di vino. Prende il loro lavoro, la loro sofferenza e le loro fatiche. Prende le iniziative di bene e le gioie e le feste di quella porzione del suo popolo, che condivide la vita nel paese o nella città. Continua, nella Messa, l’incarnazione del Signore che prende, assume la nostra umanità. E la trasforma, facendola continuamente passare per il crogiolo della sua Pasqua, del suo sacrificio, della offerta che lui ha fatto di sè e della nostra umanità al Padre, fino all’ultimo respiro. Il pane e il vino che sono la nostra umanità diventano il suo Corpo e il suo Sangue perchè, in un mirabile e instancabile scambio, la nostra umanità diventi bella come la sua, capace di amare come la sua.

Gesù si fa mangiare dal suo popolo perchè la vita del suo popolo nel mondo sia rafforzata non solo dalla sua sapienza, ma anche dalla sua forza e dalla sua capacità di amare.

Nella Messa, la gente che vive insieme e si lascia radunare dal Signore, può mangiarlo, il Signore, per vivere come lui nel paese e nella città. Ecco l’unica possibilità di cambiare la vita del mondo: lasciarsi plasmare dal Risorto, essere presenza del risorto, pensare come il risorto, agire come il risorto: senza di me non potete fare nulla!

Per una comunità di persone che si lasciano radunare dal Signore, dunque, la Messa è molto impegnativa. è molto compromettente. Se iniziamo a declinare cosa significa vivere plasmati da Gesù vengono fuori cose sempre rivoluzionarie per la vita personale e famigliare e comunitaria. E la comunità parrocchiale diventa davvero la cellula di una Chiesa che è come vuole il Signore. Che bello: il Signore trasforma contemporaneamente tutte le comunità dei suoi amici sparse nel mondo, e che celebrano in comunione con il Papa e il proprio vescovo! Allora non si decide più niente da soli, ma sempre insieme, in famiglia e in comunità. Non si agisce più da soli, ma sempre insieme. Non si tiene più nulla per sè, ma tutto è per la condivisione con i poveri. Non ci si fa più i propri interessi, ma quelli degli altri, finchè ci sono situazioni di ingiustizia o di lite. Non si fa più una vita superficiale, ma si punta sempre in alto per fare bella e ricca la vita del paese e della città. Non si trascura più il creato, ma lo si custodisce e lo si coltiva come il giardino.

La parrocchia, che da secoli è ritenuta una forma interessante della Chiesa presente tra la gente, può essere in tanti aspetti in crisi o insufficiente. E il cammino di riflessione della Chiesa (e anche della nostra diocesi) è in atto per vedere come il Signore la vuole: e la scuola per vedere come il Signore vuole la Parrocchia è la Messa.

don Michele