Giovani in Ungheria 2019 – 13 agosto

Alcuni iniziano la giornata con la Messa, nella sacrestia della chiesa di San Giorgio. Per tutti la colazione è alle 8, preparata dalla sempre allegra e abbondante Gabriella. Quest’oggi si sta a Esztergom. Le Lodi, in casa, e poi a piedi, sotto un cielo che minaccia pioggia, ci avviamo verso la Basilica, che domina la cittadina dall’alto della rocca posta sul Danubio: è “Caput, Mater e Magistra Ecclesiarum Hungariae”. Dall’alta cupola, che si raggiunge per tortuose chiocciole di scale, lo sguardo si allarga oltre il placido Danubio nel paesaggio collinare e rigoglioso. Qualche goccia di pioggia non toglie il limite dell’orizzonte  ungherese e slovacco. Scesi all’interno leggiamo di arte e storia di questo imponente luogo di culto ottocentesco, la cui lunghezza è curiosamente uguale a quella della Cattedrale di Ferrara. Nelle viscere della collina, la cripta egizia ospita mestamente i resti dei vescovi di Esztergom e dei primati di Ungheria. Ci fermiamo con devozione davanti alla lapide che ci parla del card. Mindzenty, circondata dai segni devoti del passaggio di tanti pellegrini ungheresi.

Pausa caffè, ed è la volta del Palazzo reale. Sulla collina, già utilizzata in epoca pre romana e romana, mille anni fa è iniziata la storia dell’Ungheria unificata: qui il figlio del principe Gèza fu battezzato come Stefano, il santo re che diede l’impulso alla nascita della nazione cristiana ungherese. Il palazzo è complesso e stratificato, e conserva alcune parti antiche interessanti, specie la gotica cappella reale. L’intelligente restauro ne fa intuire funzionalità e bellezza, e ci fa respirare qualche tratto delle vicende storiche ungheresi.

Per il pranzo oggi siamo in casa: c’è abbondanza di avanzi di ieri sera in frigo. 

Il pomeriggio è dedicato alla visita a Visegrad, a una mezz’oretta di strada, seguendo l’ansa del Danubio. L’antica fortificazione iniziata nel XII secolo domina la valle. È anch’essa piena di storia, anche se le condizioni di conservazione e di restauro lasciano piuttosto a desiderare. La cosa migliore è la stupenda vista sulle larghissime acque del fiume che scorre e curvando si nasconde tra i declivi boscosi della valle. Sul pendio ventoso, nei resti di una torretta della fortificazione, ci fermiamo a celebrare i Vespri prima di ripartire.

Subito dopo la cena, pace la minaccia di pioggia, partiamo per Budapest. La luna quasi piena ci accompagna. Entrando in città, seguendo la sponda sinistra del Danubio, appare la bellezza notturna di una città che sa offrire se stessa e i suoi gioielli in uno sguardo insieme raccolto e solenne. Passeggiamo sul Ponte delle Catene, con gli occhi sul palazzo reale e sul bastione con la chiesa di Mattia; ci incamminiamo sulla sponda destra fino ad avere davanti il Parlamento, che specchia nelle acque la sua elegante imponenza.

Inizia a piovere, ma siamo quasi al pulmino, pronti per rientrare, con un viaggio senza stelle.