Giovani in Ungheria – 10 agosto

La giornata di san Lorenzo inizia con comodo: la colazione è alle 8.30 nel refettorio del palazzo del vescovo, che a entrarci mette un po’ di soggezione. Appena entrati, ci raggiunge il padrone di casa. Mons. Laszlo Kiss-Rigo. È vescovo qui da una quindicina d’anni. Ci fa accomodare alla tavola piena di ogni ben di Dio che gli ungheresi mangiano a colazione: paprika e pomodori, burro e marmellate, salami e salsine… e insiste per iniziare con un bicchierino di pàlinka. È molto alla buona, don Laszlo. A colazione intanto si programma la giornata che trascorreremo qui a Szeged, tra visite e momenti di dialogo.

Celebrate le Lodi, andiamo a visitare il vicinissimo duomo, con don Levente che ci fa da guida, presentando insieme storia e architettura e arte di questo complesso costruito un secolo fa, quando la sede della diocesi è stata spostata qui. Impariamo qualche spezzone di storia ungherese, dallo stabilirsi di tribù provenienti dall’Asia nell’VIII secolo, la cristianizzazione con santo Stefano e san Gerardoal periodo della dominazione turca, a quello dell’annessione al dominio asburgico, alla situazione dopo la seconda guerra, con il territorio diminuito di due terzi… Parla con umile fierezza don Levente, che ci fa intuire la grande fierezza del popolo ungherese, la fedeltà ad una identità millenaria, in cui gli elementi politico/nazionali si intrecciano inscindibilmente con il cristianesimo e i suoi ‘valori’. La simbologia dipinta e scolpita nel Duomo è molto emblematica: il potere di Dio si manifesta tramite la corona ungherese, che è tenuta tra le zampe di un leone stiloforo del portale d’ingresso, mentre l’altro ha la tiara del papa.

Visitiamo l’antica torre di Demetrio, che sta davanti al duomo ed era stata annessa alla chiesa barocca che ora non c’è più. All’interno una serie di affreschi con uno stile quasi fumettistico rappresentano i tratti principali della storia, dei santi, della spiritualità ungherese.

L’interno del duomo si visita in fretta: sono in corso i lavori di rifacimento del pavimento per installare l’impianto di riscaldamento geotermico. Possiamo però salire su una delle due altissime torri campanarie, per godere di una bella brezza e di una stupenda vista sulla città e i dintorni, in questa giornata soleggiata e limpida.

Raggiungiamo a fine mattinata don Laszlo, che ci fa strada per visitare, poco fuori città, un enorme centro sportivo polifunzionale, che la diocesi (ci spiega) sta costruendo con i fondi statali. Uno stadio Uefa-4 da 8000 posti, altri campi da calcio, una grande palestra, superfici per atletica e tennis… Tutto sarà inaugurato a fine mese, con un concerto, e poi con una giornata comunitaria delle comunità cristiane. Il primo ministro riconosce l’opera sociale della Chiesa (soprattutto nella educazione e nello sport, ci pare di capire) e quindi chiede alla Chiesa di gestire questo ‘foro’. Scopriremo durante la giornata che il primo ministro è proprio Orban, e che lui e don Laszlo sono proprio molto amici. La presentazione del centro è occasione per capire qualcosa di come la Chiesa si muove d’accordo con l’amministrazione statale, e di come la stragrande maggioranza degli ungheresi, pur non praticando la fede cristiana, tuttavia nel condivide i ‘valori’, cui si far riferimento anche nella Costituzione dello Stato. Questo tema dei ‘valori’, di quali siano e di come vadano difesi, ci ha preso molto, durante questa giornata!

Ne parliamo a pranzo sempre con don Laszlo, che prova a spiegare (più per battute veloci, chè non c’è tempo per approfondire tutto) l’orientamento della politica attuale nella linea della fedeltà all’identità ungherese, della accoglienza mirata, della solidarietà con i paesi di provenienza dei profughi… Non mancano valutazioni sulla mancanza di difesa della civiltà europea da parte dei governanti di Bruxelles, né accenni alla debolezza degli episcopati, compreso quello italiano.

Nel pomeriggio, dopo un po’ di siesta, parliamo con don levente, che ci descrive alcuni aspetti della pastorale giovanile, dell’investimento della chiesa ungherese sulla formazione e sui catechisti, dei rapporti economici tra chiesa e stato.

La visita alla antica chiesa di san Francesco non dura molto: rientriamo e sulla terrazza del Seminario, all’ombra dei campanili della cattedrale, ci viene da fermarci a chiacchierare su valori da condividere, libertà di movimento delle persone nel mondo, consistenza e inconsistenza delle proposte politiche, frammentazione culturale della società italiana… Arriva in fretta l’ora della messa e della cena, che facciamo con don Laszlo nel solito ristorantino: quasi completiamo l’assaggio delle proposte del menù con le specialità ungheresi. Questa sera va forte il cervo.

Lungo il fiume Tisza che lambisce la città passeggiamo continuando i nostri discorsi, che rimangono molto vivaci impegnati anche nell’aria un po’ più fresca della sera, sotto un cielo promettente di stelle.