Giovani in Sicilia 2019 – 27 luglio

Mattinata di relax, oggi. Sveglia con comodo, colazione e poi un bel momento di preghiera e di condivisione. Leggiamo Apocalisse 12: la visione della donna e del drago ci aiuta a leggere la storia come una lotta dell’umanità minacciata dal male, una umanità assistita dal vincitore sul peccato e sulla morte. Leggiamo anche una bella pagina di don Pino Puglisi, sulla beatitudine dei puri di cuore: solo chi ha il cuore in ordine può vivere una libertà coraggiosa e una presenza significativa nella storia.

Un po’ alla spicciolata si va giù alla Praiola: chissenefrega delle alghe in spiaggia che ci hanno bloccato in questi giorni. Eppoi a Magaggiari di sabato ci sarà un disastro di gente. Nell’acqua calma e limpida, tra schiacciasette, nuotate e tuffi dai faraglioni se ne vanno un paio d’ore. Il pranzo è ancora in strada, da Vitale. Docce & riposino e verso le sedici pronti per partire. Oggi si va a Cinisi.

Davati a Casa Memoria Peppino Impastato attendiamo qualche minuto e arriva Davide, giovane di Cinisi, di Azione Cattolica, che è nella Associazione di volontariato che tiene vivo questo luogo. All’interno (è proprio la casa della famiglia Impastato) incontriamo un’altra volontaria, Cristina, che inizia ad introdurci alla figura di Peppino. In attesa che arrivi uno dei suoi storici amici. Giacomo è un omino di una sessantina d’anni o poco più. Parla in piedi, con passione e semplicità. Ci racconta del suo amico, di quello che facevano insieme, degli ideali che imparavano e condividevano, soprattutto della radicale alternativa tra la visione della vita in cui al centro ci sta l’«io» (che è una visione mafiosa laddove non si argina la prepotenza di questo «io») e quella in cui al centro ci sta il «noi» (che è quella su cui, ci dice Giacomo, sta ancora riflettendo, per riuscire a vivere ogni esperienza in questa prospettiva). Delle iniziative culturali e del clima mafioso che si respirava a Cinisi negli anni ’70. Del governo parallelo della mafia che si accaparrava con favori la devozione della gente. Della forza e del coraggio e della perseveranza di Peppino che pur sapendo delle minacce continuava a denunziare e a coordinare iniziative culturali, convinto che la mafia lui poteva combatterla con la cultura e non con le pistole. Una militanza politicamente di sinistra, intrisa di valori (riconosce Giacomo) evangelici, anche se Peppino e il suo gruppo denunziavano pure la Chiesa e il prete del paese, che diceva ‘La mafia non esiste’, facendo così il più grosso favore ai criminali rivestiti di apparente bontà.

Toccante e concitato è il racconto della notte dell’assassinio di Peppino e di come l’hanno vissuto i suoi amici. L’appuntamento per una riunione, l’attesa inutile, la ricerca in tutta la zona, il risveglio con la terribile notizia, lo sconcerto e il terribile disorientamento dei giorni successivi. E ancora l’immediato travisamento della notizia, il depistaggio nella linea dell’attentato suicida, con un cliché già preparato dalle forze dell’ordine e fornito bellamente ai giornali. E il percorso, portato avanti soprattutto dalla mamma Felicia, per l’affermazione della giustizia (umana), conclusosi vent’anni dopo, con la sentenza di condanna di ‘don Tano’.

Dopo un po’ di dialogo con Giacomo visitiamo la casa, con le testimonianze dell’attività di Peppino mostrate dai muri tappezzati di pannelli.

– “Bisogna insegnare alla gente cos’è un paesaggio prima che venga distrutto” (Peppino Impastato)

– “La mafia si combatte con la cultura, non con la pistola”

– “Cercare di infilare le idee del noi ed estirpare quelle dell’io, in tutte le manifestazioni della vita quotidiana”

– “Il giusto era quello e bisognava combattere per quella visione “

– Siamo tutti mafiosi

– Se la mafia fa questo, io la combatterò tutta la vita” (Peppino a 15 anni)

– La mafia uccide, il silenzio pure

– “Io, io, io: vige la regola dell’io. Bisogna ricuzzare la regola dell’io e sconfiggerla con la cultura del noi”

– “La mafia non si combatte con la pistola. La mafia si combatte con la cultura”.

Tentiamo di incontrare Giovanni, il fratello di Peppino. Forse è nella pizzeria di sua proprietà. Non lo troviamo lì, ma ne approfittiamo per cenare, mentre scende la sera e il cielo s’accende di stelle, al termine di questa calda e umida giornata.