Giovani in Sicilia 2019 – 26 luglio

Oggi è stata la volta di Trapani. Sull’autostrada si corre senza intoppi verso la città dei due mari, dove il presidente dell’Azione Cattolica Giuseppe ci ha preparato un nell’itinerario di visita. Anzitutto una passeggiata nel centro storico, adiacente al porto. Nella chiesa del Purgatorio ammiriamo i gruppi di statue dei ‘misteri’, cioè degli episodi della via crucis, che nella settimana santa vengono portati per le vie della città. Più per folklore che per devozione. Poi il duomo, sapientemente ristrutturato secondo le indicazioni liturgiche del Vaticano II, con un vistoso ambone/pulpito nella navata di destra e l’altare cubico posto sotto il ciborio. Il prete del duomo ci spiega con passione i significati teologici e liturgici degli elementi architettonici.

Torniamo nelle vie assolate che tagliano il tessuto di eleganti edifici di tufo per tornare alle auto e recarci presso la ditta Calcestruzzi Ericina Libera. Incontriamo Giacomo, che ci fa accomodare stretti stretti in un ufficio. Valà che c’è l’aria condizionata. Ci racconta la sua storia, Giacomo. La storia di un operaio di una ditta di calcestruzzi che è passata in mano a mafiosi, poi commissariata, poi gestita proprio dagli operai che si sono costituititi in cooperativa per non perdere il lavoro e dare un segnale importante di legalità. Esempio quasi unico: delle migliaia di ditte confiscate alla mafia sono pochissime quelle che hanno continuato ad essere operative. Ci racconta, Giacomo, di come questa impresa sia stata possibile con l’aiuto di tante persone, dal Prefetto Sodano, alle forze dell’ordine, a consulenti onesti, a amici imprenditori anche del nord Italia, all’Associazione ‘Libera’ di don Ciotti. Mentre parla, ci aiuta a cogliere altri aspetti del fenomeno mafioso, specialmente la capacità di inserirsi in modo silente nel sistema imprenditoriale, di influenzare l’andamento delle imprese con informazioni sbagliate, di usare il gioco dei prestanome, di dirottare le commesse in altre direzioni: la domanda infatti era ‘ma come è stato possibile non accorgersi che la gestione era passata in mano a mafiosi?’.

Colpisce la semplicità e la tenacia di quest’uomo e dei suoi colleghi, che in questo lungo percorso si sono dati da fare, con umile fierezza.

Uno sguardo gli impianti del calcestruzzo e (unico nel sud Italia) del riciclo dei materiali inerti, e poi si va verso le saline. Giuseppe (che vi ha lavorato da ragazzo) si attarda volentieri a spiegare il funzionamento della coltivazione del sale. Ci porta anche ad un Museo del sale, dove il simpaticissimo Alberto completa la descrizione del duro lavoro dei salinari e dei loro antichi attrezzi.

Il pranzo è nel ristorante adiacente: cous-cous di pesce e frittura in abbondanza.

Per il ritorno si decide di fermarci a Segesta, sito della civiltà Elima e poi Romana. Visitiamo sotto il sole cocente soprattutto il tempio intatto (dal IV secolo a. C.) di questa cittadina adagiata sui pendii delle colline dalle quali si può vedere il golfo di Castellammare, che fa da sfondo al proscenio dello stupendo teatro greco che sta sulla sommità.

Il ritorno a Terrasini è veloce, e si sta in spiaggia fino a dopo il tramonto, in allegra compagnia, chiacchierando del più e del meno e anche facendo risuonare le esperienze della giornata.

Alucni spunti di oggi:

– “Abbiamo mantenuto il nome iniziale dato dal boss, Calcestruzzi Ericina, ma abbiamo aggiunto libera, perché ora siamo liberi. Quindi Calcestruzzi Ericina Libera”

– Generazioni di siciliani si sono così abituati a considerare come eterno lo spettacolo della corruzione e della frode messi in scena di volta in volta dalle élites dominanti mafiose e milioni di persone in Sicilia si sono infine convinte che la politica è solo inganno e ruberia e l’economia azzardo e speculazione.

– “La storia siciliana è tutta una storia di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli.” (Leonardo Sciascia)