Giovani in Sicilia 2019 – 25 luglio

25 luglio

Giornata piena a Palermo, oggi. Dopo la colazione con le saporite paste siciliane ci avviamo sul nastro d’asfalto che corre tra i paesini della costa, stretti fra l’immenso blu del mare e le brulle montagne.

Presso l’Istituto Boccone del Povero ci attende e ci accoglie Giuseppe, il Presidente dell’AC di Palermo Con lui c’è il giovane Salvo. Dopo averci mostrato la chiesa parrocchiale retta dai ‘bocconisti’, fondati dal beato Giacomo Cusmano a metà dell‘800 per dare un aiuto alle famiglie povere della città e promuovere uno stile di solidarietà, Giuseppe ci accompagna al Centro studi Rita e Paolo Borsellino, precedendoci nell’intrigo del traffico palermitano.

Il Centro ha sede in una bella villetta confiscata ad uomini di mafia già nel 1994. Fa parte del complesso nel quale fu arrestato Riina. Francesca ci parla di Paolo. Soprattutto l’uomo Paolo Borsellino, raccontandoci, aiutata da un video, a cogliere qualche tratto della personalità di questo magistrato che con coraggio ha portato avanti il suo lavoro a servizio del bene comune, anche dopo la morte del suo amico Giovanni (Falcone) ritrovando subito la motivazione (fosse anche solo la rabbia). Ci sentiamo proprio come quei giovani che desiderano vivere nella libertà, ma per questo inevitabilmente chiamati ad un impegno quotidiano di costruzione del bene comune nella legalità.

Altre testimonianze di persone che frequentano il Centro arricchiscono la mattinata, per il tono appassionato di ricerca, e di rilettura della storia di Palermo, specie riandando alla svolta della sollevazione e della presa di coscienza popolare seguita alle stragi del ’92, e al lavorìo di formazione e di sensibilizzazione messo in atto nelle scuole e nelle associazioni.

Il pranzo è a pizza e sfincione e cannoli dopo essere tornati al Boccone del povero.

Un po’ di riposo e poi si va in centro: la mèta oggi è la Cattedrale gotico-normanna, con il suo originalissimo ed originale profilo esterno, che porta con eleganza i segni dell’incrocio artistico tra oriente e occidente. Ci raccogliamo davanti alla tomba del Beato Puglisi a pregare…

Granita e gelato lungo la via dei Normanni ed è già ora di tornare a prendere i mezzi.

Si va a Brancaccio: al Centro Padre Nostro incontriamo Valentina, una giovane volontaria della parrocchia, che ha deciso di spendere la sua vita lì, in quartiere, a servizio soprattutto dei ragazzi. Un breve momento al Centro (quattro stanze per le attività con i più piccoli del quartiere) e in chiesa (dove recentemente aha sostato anche papa Francesco) e poi il racconto della esperienza di don Pino Puglisi in una sala attigua alla sacrestia. È brava Valentina, provocante: invita con insistenza a chiederci perché siamo lì e che c’entra don Puglisi e Brancaccio con noi. Lei lo ha conosciuto nel 2009, don Pino.E parla dei fratelli Graviano, e delle logiche di potere, e dl metodo di don Pino, che non era quello di affrontare la mafia direttamente, ma quello di formare, di sensibilizzare, di educare, di richiedere alle istituzioni gli interventi minimali per la vita dignitosa del quartiere (le fogne, la scuola). Ne esce un ritratto di un uomo buono, semplice, affascinante e determinato, capace di dialogo e di servizio indefesso. È commovente il racconto della sua uccisione, e di come dalla sua morte siano rinate due vite, pur a distanza di anni. Quella di Spatuzza e quella di Grigoli, che non sono mai riusciti a cavarsi dalla testa lo sguardo e il sorriso di don Pino nel momento della sua morte. Come il centurione che vedendo Gesù morire ‘in quel modo’, riconobbe la sua condizione divina.

Rientriamo a Palermo andando incontro ad un cielo ancora acceso dal sole che già non si vede più.

Risuonano tante riflessioni dagli incontri di oggi:

– Perché siete qua? Cosa vi ha portato ad’aderire alla proposta di questo campo?

– “è come fossero risorte due persone”

– “Si interruppero le trasmissioni alla tv. E fuori da casa sentii dei clacson dei motorini con gente che urlava “ha vinto la mafia”

– “La lotta alla mafia doveva essere un movimento culturale e morale, anche religioso, che abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

– “Me lo aspettavo” (don Pino Puglisi)

– “Quel sorriso mi è rimasto impresso per 11 anni” (il killer Grigoli)

– “Quando un mio diritto va sopra il diritto di qualcun altro, questa è mafia”

– “Non c’è bisogno di eroi. Gli eroi servono ai codardi. Servono uomini e donne che svolgono fino in fondo il loro servizio. Come don Pino”

– “Dio ci ama, ma sempre tramite qualcuno”

– “Se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto” Don Puglisi 

– Per non dimenticare apriamo i nostri cuori, le nostre menti, esterniamo il nostro io.

Facciamo sentire la nostra voce. Sprigioniamo la nostra voglia, voglia di libertà, voglia di vivere… vivere una vita, la nostra vita, viverla al meglio… al meglio di noi. Non dimentichiamo di lottare per le nostre idee, per le cose che ci sono care, per le persone che amiamo. Armiamoci di coraggio, opponiamoci a chi ci vuole comprare… opponiamoci con tutte le forze, con tutte le armi a nostra disposizione diamo il buon esempio per noi… ma anche per gli altri.

– “Ho temuto, nell’immediatezza della morte di Falcone, una drastica perdita di entusiasmo nel lavoro che faccio. Fortunatamente, se non dico di averlo ritrovato o almeno ritrovato la rabbia per continuarlo a fare“ (Paolo Borsellino)

– Il nostro Paese non vede la guerra da più di 70 anni, eppure non si può dire che viviamo la pace.

– La pace è comunione!

– Se la gioventù le negherà il consenso la mafia svanirà come un incubo