Vivere con Dio in casa…

Commento al Vangelo del 26 maggio 2019.

Cresime e Comunioni… feste molto amate dalle nostre famiglie, momenti attesi dai ragazzi e forse ancor più dai genitori…  Celebriamo sempre volentieri questi Sacramenti, che coinvolgono tutta la comunità parrocchiale, e non solo le famiglie interessate. Ma che succede veramente? Cosa sta facendo il buon Dio? Anche quest’anno tentiamo di andare dietro la scorza della festa esteriore e, se è il caso, sfuggiamo dalla tentazione della superficialità e della abitudine.

Ce lo ripete Gesù, quel che succede, nella stupenda pagina evangelica della Liturgia di oggi (Gv 14,23-29).

C’è la Trinità all’opera. Nella nostra vita, nella vita di questi ragazzi il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo stanno intervenendo. È bella la naturalezza con la quale Gesù parla di sé e delle Persone divine: è normalissimo per Lui vedere e gestire la sua vita, le sue giornate e i suoi rapporti in questa sicurezza dell’opera del Padre e dello Spirito. Celebrare la Cresima e l’Eucaristia avrà senso per noi e per i ragazzi se lunedì mattina inizieremo la giornata nella più naturale consapevolezza che la Trinità sta facendo qualcosa per noi…

La Trinità in cerca di casa. Che fa la Trinità? Che fanno il Padre e il Figlio? Fanno una cosa molto semplice: vengono e prendono casa. Sì, Dio vuole ‘abitare’ in ciascuno di noi, dentro a ciascuno dei ragazzi che saranno Confermati e che riceveranno per la prima volta la Comunione. A pensarci bene, è impressionante. Colui che i cieli dei cieli non possono contenere, vuole abitare in noi. Vuole vivere con noi. Che onore: il Padre e il Figlio sono ospiti della nostra vita… Ospiti in verità molto ricchi. Ospiti che non se ne stanno in un cantuccio, anche se la loro discrezione e delicatezza non ha pari.

Ospiti esperti di amore. In casa nostra (nella nostra testa e nel nostro cuore), il Padre e il Figlio non vengono anzitutto per esigere qualcosa, ma per donare. E il loro dono è la loro stessa persona e la loro capacità di amare. Perché Dio è amore. E se è presente in noi, non fa altro che portare il suo amore travolgente, la sua forza, la sua energia d’amore che è più forte di una centrale atomica. È più forte della morte. Il desiderio del Padre e del Figlio non è di romperci le scatole, di ‘prenderci del tempo’ per pregare, di obbligarci a fare qualcosa, ma è desiderio di innervare ogni fibra della nostra persona con la vita vita che coincide con il loro amore. E noi siamo bisognosi d’amore! I nostri ragazzi sono bisognosi di amore. Un po’ gliene diamo (come genitori e come parenti, come amici e come educatori), ma non basta. Loro e noi abbiamo bisogno di un amore forte e consolante, che renda belle e vivaci e desiderabili le nostre persone. Di un amore stabile e non ballerino. Di un amore resistente alle debolezze, alle fragilità, ai tradimenti, ai rinnegamenti. Abbiamo bisogno (e solo il Padre e il Figlio ce lo possono dare) di un amore appassionato per tutti i fratelli e le sorelle che ci stanno attorno, un amore che fa veramente della umanità una sola famiglia. Ricevere la Cresima e fare la Comunione, allora, è compromettente. Se si accetta la presenza di questi ospiti, bisogna stare attenti: il loro vortice d’amore ci stravolge e ci contagia di affetto per gli altri, per tutti, e specialmente per i poveri e i sofferenti.

Ospiti esperti di saggezza. Dimorando in noi, oltre al fuoco di un amore palpitante, Padre e Figlio ci danno lo Spirito che ci ricorda continuamente la Parola. L’amore di Dio è un amore saggio, intelligente, capace di consiglio, di discernimento. Nelle cose complicate della nostra vita e del mondo in cui viviamo abbiamo il dono dei pensieri di Dio, dei suoi consigli, dei suoi progetti. Non esiste nell’universo qualcuno più saggio di Dio e noi abbiamo a disposizione, sempre, questa sua saggezza. È vero: è un po’ faticoso comprenderla, perché lo Spirito non urla, né fa telefonate, né ci scrive l’agenda quotidiana. Bisogna imparare ad ascoltarlo leggendo i vangeli, dialogando con lui nella preghiera, confrontandoci tra fratelli nella fede. Ma è garantito che il frutto è una qualità di vita eccezionale: una vita piena della ‘pace’ che solo nella Trinità possiamo trovare. Una vita risorta, che la morte non può inghiottire. Ne sono testimoni i santi, che non mancavano certo di gioia, di fantasia nell’amore, di forza nelle difficoltà.