Esercizi spirituali – 12 marzo

Mons. Massimo Manservigi

(appunti non rivisti dall’autore)

Lc 10,25-28
25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai»…

Tema del ‘fare’ per ereditare la vita eterna. «Fa’ questo…»; «Va’ e anche tu fa’ così»

La disputa sul comandamento più grande in Mc è collocata più avanti, nel tempio poco prima della passione, ed è posta in modo molto teorico, ha
In Lc è anticipata all’inizio del viaggio, e accostata alla parabola propria del buon samaritano.

Nota sul domandare
Un dialogo pieno di domande tra Gesù e il dottore della legge, con uno schema che è una costante nei dibattiti di Gesù. Quando viene interrogato, spesso contro-interroga. Nelle scuole rabbiniche la modalità è spesso quella di fare domande e controdomande. Questo non va nella direzione del risolvere la questione: vorrebbe dire che si pretende di essere Dio che è l’unico a sapere le risposte. Quel che bisogna fare è continuare a fare domande, lasciare che la parola scavi dentro, come cammino progressivo di comprensione.
Le risposte di Gesù esigono che l’ascoltatore cambi direzione alla sua domanda. Vedremo che la domanda finale di Gesù al dottore della legge sarà diversa da quella fatta da lui a Gesù! Le risposte di Gesù sono sempre molto più ampie delle domande che gli vengono fatte! Quando chiediamo qualcosa a Dio non dobbiamo pensare solo alla risposta di Dio, ma anche alla natura della nostra domanda. Dobbiamo accettare di farci correggere, di farci reindirizzare nelle nostre domande. Gesù si prende cura delle domande dell’uomo! Spesso non troviamo le risposte perché non facciamo le domande giuste.
Forse le risposte più belle non sono quella che ci aspettiamo, ma l’aver fatto un cammino alla scuola di Gesù, che ci ha insegnato a domandare in modo così nuovo da rendere non più necessaria della domanda.
Quando ci siamo resi conto della domanda vera, ci siamo resi conto pure che forse è meglio stare in silenzio.
Le nostre domande sono domande vere o sono tentazioni? Cerchiamo davvero la risposta di Dio, o lo vogliamo sfidare su qualcosa?

La domanda del dottore della legge (Che cosa devo fare per avere la vita eterna?) è tipica di Luca (cf 18,18-20: il giovane ricco).
Vita eterna è la salvezza, la vita senza fine.
La risposta a questa domanda non viene da Gesù, il quale lo indirizza alla Legge e gli fa dare a lui la risposta (Dt 6,5 e Lv 19,18).
In Mt e Mc la risposta del doppio comandamento è sulla bocca di Gesù: è infatti un elemento originale l’unione dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Lc sa questa cosa, ma è un evangelista del fare, e più che l’enunciazione sottolinea il come lo si mette in pratica! Per questo sulla bocca di Gesù affiora la parabola del buon samaritano, che indica la via originale per mettere in pratica il comandamento dell’amore al prossimo.

Qualcuno traduce: «facendo cosa erediterò la vita eterna?». Cioè: se tu sei veramente un maestro, fammi capire che cosa stanno insegnando i maestri della legge in questo momento! C’era una disputa sulla applicazione della Legge, costituita da centinaia di precetti… Il senso della domanda è: dimmi se conosci queste dispute… Ma l’attenzione poi si sposta sul tema della vita eterna: come ereditare la vita dopo la morte, e come ereditare con il ‘fare’?
Un testo di Rabbi Eliezer (90 d.C.) ci aiuta a capire la domanda: «Rabbi, insegnaci le vie della vita affinchè percorrendole perveniamo alla vita del mondo futuro». Come possiamo già nel tempo costruire le premesse per l’eternità? C’è l’idea che pur nel distacco tra tempo ed eternità, c’è continuità e c’è una responsabilità dell’uomo che determina nell’oggi il senso futuro. Si può fare nel tempo qualcosa che ha la capacità di portare alla vita eterna. Possiamo fare delle cose che valgono per sempre! C’è qualcosa che può rendere eterni i nostri atti!
Il momento della morte non è una cesura vera e propria: c’è una via che resta, che non cade quando si varca la soglia! Qual è la via della vita che una volta aperta la porta dell’eternità non viene perduta, ma viene recuperata dall’altra parte? Quali sono le cose eterne che posso fare nel tempo? Come posso vedere la vita sub specie aeternitatis?
Eternità non è solo questione di tempo, ma questione di pienezza!
Noi non siamo autori dell’eternità, ma collaboratori di Dio per parteciparla!

Etty Hillesum: 11 luglio 1942. Mi sentirò sempre sicura fra le braccia di Dio… qualsiasi cosa possa succedere. Il centro dell’esistenza è totalmente preso dalla presenza di Dio.

Riusciamo a relativizzare ogni cosa pensando che niente è assoluto, ma contemporaneamente possiamo assolutizzare ogni cosa pensando che in essa Dio ci può parlare.

Per Gesù è la crocifissione l’atto pieno di eternità: nell’eternità resta tutto quello che hai dato, e Gesù ha dato tutto se stesso! Il corpo del risorto infatti mostra le piaghe della crocifissione!

Punti di riflessione:
– Come è fatta la nostra domanda a Dio? Accetto di lasciare che Lui modifichi le mie domande? Accetto di essere educato a chiedere? Metto le mie domande alla prova di Dio? Da chi mi lascio guidare a fare domande corrette, nella Chiesa?
– che relazione vedo tra la mia vita nel tempo e la vita eterna?

Condivisione

Nei momenti difficili, esperienza di una preghiera che chiede a Dio di conservarci i nostri cari, promettendo di fare bene… È una scommessa con Dio? È una preghiera lecita?

La vita eterna è fare esperienza dell’amore del Padre e del Figlio, che è lo Spirito Santo. La vita eterna è la vita trinitaria, che Gesù è venuto a portarci, ed è fonte di felicità.

L’esperienza del rapporto con Dio è reale, ma non sempre consapevole! Penso ai due di Emmaus, che si rendono conto di essere con il Signore solo allo spezzare del pane.

Compassione… per viverla bisogna dedicare tempo! Bisogna vivere bene il tempo come vicinanza al Signore e al prossimo! Nelle giornate si corre tanto e si rischia di avere rapporti solo formali.
Il tempo c’è: bisogna chiedere al Signore di aiutarci a sfruttarlo al meglio

Ho visto tanti miracoli, piccoli e grandi, nella mia vita. Spesso cose che non ho chiesto. Mi rendo conto che devo essere educato a chiedere, perché ho paura di metterci del mio e di non abbandonarmi completamente alla iniziativa di Dio.

Preghiera per gli altri: è una forma di carità. Pensare agli altri è tra l’altro un modo per prendersi cura di se stessi!

Il Padre nostro è la scuola più immediata e profonda del domandare: Gesù indica i più grandi desideri di Dio da fare nostri…12 marzo

Il buon Samaritano
25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai»…


Tema del ‘fare’ per ereditare la vita eterna. «Fa’ questo…»; «Va’ e anche tu fa’ così»

La disputa sul comandamento più grande in Mc è collocata più avanti, nel tempio poco prima della passione, ed è posta in modo molto teorico, ha
In Lc è anticipata all’inizio del viaggio, e accostata alla parabola propria del buon samaritano.

Nota sul domandare
Un dialogo pieno di domande tra Gesù e il dottore della legge, con uno schema che è una costante nei dibattiti di Gesù. Quando viene interrogato, spesso contro-interroga. Nelle scuole rabbiniche la modalità è spesso quella di fare domande e controdomande. Questo non va nella direzione del risolvere la questione: vorrebbe dire che si pretende di essere Dio che è l’unico a sapere le risposte. Quel che bisogna fare è continuare a fare domande, lasciare che la parola scavi dentro, come cammino progressivo di comprensione.
Le risposte di Gesù esigono che l’ascoltatore cambi direzione alla sua domanda. Vedremo che la domanda finale di Gesù al dottore della legge sarà diversa da quella fatta da lui a Gesù! Le risposte di Gesù sono sempre molto più ampie delle domande che gli vengono fatte! Quando chiediamo qualcosa a Dio non dobbiamo pensare solo alla risposta di Dio, ma anche alla natura della nostra domanda. Dobbiamo accettare di farci correggere, di farci reindirizzare nelle nostre domande. Gesù si prende cura delle domande dell’uomo! Spesso non troviamo le risposte perché non facciamo le domande giuste.
Forse le risposte più belle non sono quella che ci aspettiamo, ma l’aver fatto un cammino alla scuola di Gesù, che ci ha insegnato a domandare in modo così nuovo da rendere non più necessaria della domanda.
Quando ci siamo resi conto della domanda vera, ci siamo resi conto pure che forse è meglio stare in silenzio.
Le nostre domande sono domande vere o sono tentazioni? Cerchiamo davvero la risposta di Dio, o lo vogliamo sfidare su qualcosa?

La domanda del dottore della legge (Che cosa devo fare per avere la vita eterna?) è tipica di Luca (cf 18,18-20: il giovane ricco).
Vita eterna è la salvezza, la vita senza fine.
La risposta a questa domanda non viene da Gesù, il quale lo indirizza alla Legge e gli fa dare a lui la risposta (Dt 6,5 e Lv 19,18).
In Mt e Mc la risposta del doppio comandamento è sulla bocca di Gesù: è infatti un elemento originale l’unione dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo. Lc sa questa cosa, ma è un evangelista del fare, e più che l’enunciazione sottolinea il come lo si mette in pratica! Per questo sulla bocca di Gesù affiora la parabola del buon samaritano, che indica la via originale per mettere in pratica il comandamento dell’amore al prossimo.

Qualcuno traduce: «facendo cosa erediterò la vita eterna?». Cioè: se tu sei veramente un maestro, fammi capire che cosa stanno insegnando i maestri della legge in questo momento! C’era una disputa sulla applicazione della Legge, costituita da centinaia di precetti… Il senso della domanda è: dimmi se conosci queste dispute… Ma l’attenzione poi si sposta sul tema della vita eterna: come ereditare la vita dopo la morte, e come ereditare con il ‘fare’?
Un testo di Rabbi Eliezer (90 d.C.) ci aiuta a capire la domanda: «Rabbi, insegnaci le vie della vita affinchè percorrendole perveniamo alla vita del mondo futuro». Come possiamo già nel tempo costruire le premesse per l’eternità? C’è l’idea che pur nel distacco tra tempo ed eternità, c’è continuità e c’è una responsabilità dell’uomo che determina nell’oggi il senso futuro. Si può fare nel tempo qualcosa che ha la capacità di portare alla vita eterna. Possiamo fare delle cose che valgono per sempre! C’è qualcosa che può rendere eterni i nostri atti!
Il momento della morte non è una cesura vera e propria: c’è una via che resta, che non cade quando si varca la soglia! Qual è la via della vita che una volta aperta la porta dell’eternità non viene perduta, ma viene recuperata dall’altra parte? Quali sono le cose eterne che posso fare nel tempo? Come posso vedere la vita sub specie aeternitatis?
Eternità non è solo questione di tempo, ma questione di pienezza!
Noi non siamo autori dell’eternità, ma collaboratori di Dio per parteciparla!

Etty Hillesum: 11 luglio 1942. Mi sentirò sempre sicura fra le braccia di Dio… qualsiasi cosa possa succedere. Il centro dell’esistenza è totalmente preso dalla presenza di Dio.

Riusciamo a relativizzare ogni cosa pensando che niente è assoluto, ma contemporaneamente possiamo assolutizzare ogni cosa pensando che in essa Dio ci può parlare.

Per Gesù è la crocifissione l’atto pieno di eternità: nell’eternità resta tutto quello che hai dato, e Gesù ha dato tutto se stesso! Il corpo del risorto infatti mostra le piaghe della crocifissione!

Punti di riflessione:
– Come è fatta la nostra domanda a Dio? Accetto di lasciare che Lui modifichi le mie domande? Accetto di essere educato a chiedere? Metto le mie domande alla prova di Dio? Da chi mi lascio guidare a fare domande corrette, nella Chiesa?
– che relazione vedo tra la mia vita nel tempo e la vita eterna?

Condivisione

Nei momenti difficili, esperienza di una preghiera che chiede a Dio di conservarci i nostri cari, promettendo di fare bene… È una scommessa con Dio? È una preghiera lecita?

La vita eterna è fare esperienza dell’amore del Padre e del Figlio, che è lo Spirito Santo. La vita eterna è la vita trinitaria, che Gesù è venuto a portarci, ed è fonte di felicità.

L’esperienza del rapporto con Dio è reale, ma non sempre consapevole! Penso ai due di Emmaus, che si rendono conto di essere con il Signore solo allo spezzare del pane.

Compassione… per viverla bisogna dedicare tempo! Bisogna vivere bene il tempo come vicinanza al Signore e al prossimo! Nelle giornate si corre tanto e si rischia di avere rapporti solo formali.
Il tempo c’è: bisogna chiedere al Signore di aiutarci a sfruttarlo al meglio

Ho visto tanti miracoli, piccoli e grandi, nella mia vita. Spesso cose che non ho chiesto. Mi rendo conto che devo essere educato a chiedere, perché ho paura di metterci del mio e di non abbandonarmi completamente alla iniziativa di Dio.

Preghiera per gli altri: è una forma di carità. Pensare agli altri è tra l’altro un modo per prendersi cura di se stessi!

Il Padre nostro è la scuola più immediata e profonda del domandare: Gesù indica i più grandi desideri di Dio da fare nostri…