Di che pregiudizio sei?

Appunti dall’incontro di formazione del 4 marzo 2019

4 marzo 2019

Introduzione di Giorgio Maghini

Esistenzialmente siamo sempre al centro di un flusso di comunicazione. Senza nessuna eccezione. Si diventa uomini imparando a comunicare.

La comunicazione non è sempre facile, o comoda, o ben riuscita.

Abbiamo scelto un piccolo aspetto, un granellino di sabbia che inserito negli ingranaggi della comunicazione non li fa funzionare: il pregiudizio.

Gv 4 (Gesù e la Samaritana): un episodio semplice e provocatorio, l’incontro di Gesù con la donna samaritana in una giornata di sole al pozzo. Fin da subito si vede come la comunicazione è fortemente limitata dai pregiudizi reciproci, e soprattutto dal fatto che il pregiudizio agisce prima che lo manifestiamo, con il gioco delle aspettative. Una donna al pozzo incontra un uomo, una donna che ha un passato difficile, è in odore di eterodossia. Ma aspetta il Messia.

Gesù sa mettere in secondo piano le barriere e va dritto al cuore di questa donna.

Parliamo di come il pregiudizio mette a noi degli ostacoli nella comunicazione.

Alessandra Mambelli, responsabile del settore minori degli assistenti sociali di Ferrara. Possiamo immaginare come lavorare in un servizio sociale sia un luogo in cui i pregiudizi emergono senza difficoltà.

Marcello Musacchi è diacono, insegnante di religione. Anche la scuola è un luogo in cui le contraddizioni e i pregiudizi emergono tantissimo.

Non è un incontro sulla teoria della comunicazione: partiamo dalla vita.

Angela e Marcello incontrano nella loro vita professionale tante situazioni in cui funziona il pregiudizio.

Angela

I pregiudizi li abbiamo tutti… fanno parte della nostra vita, perché sono una semplificazione, una generalizzazione. È una cosa facile per chi è abituato a resistere ai cambiamenti.

Nel codice deontologico degli assistenti sociali è escluso il pregiudizio…

Un gioco per attivarci. Ad ognuno un cartoncino con una parola cui reagire istintivamente associando quel che viene in mente…

Chi si presenta sporco… non ha cura di sè

Gli assistenti sociali… fanno quello che possono (… portano via i bambini)

Le donne nigeriane… sono brave donne (urlano)

I nord africani che chiedono soldi… sono coraggiosi (sono molesti)

Gli albanesi che non lavorano… facilmente diventano delinquenti

Tutte le mamme e i papà… amano i loro figli e si sacrificano

I genitori che maltrattano i figli… sono stati maltrattati

Una mamma che abbandona un figlio… ha una sofferenza grande (è cattiva)

I dipendenti pubblici… sono assenteisti

Una coppia che adotta un bambino… dimostra coraggio

Ogni donna che aspetta un figlio… è felice

I figli adottivi prima o poi… desiderano sapere chi sono i genitori

Le donne musulmane… sono limitate nelle relazioni

Gli uomini musulmanii… hanno poco rispetto della donna

Gli uomini nelle separazioni conflittuali… Pagano sempre gli alimenti, sono più fragili

Le donne nelle separazioni… hanno i figli dalla loro parte…

Una donna che ha avuto tre figli da uomini di versi… è una poco di buono… speriamo abbia tre assegni

I volontari cattolici… sono pesi, fanno bene solo loro, si mettono in gioco

In Italia i delinquenti… sono stranieri e neri.

Son situazioni che incontro quando lavoro, che è fatto di incontri con persone che chiedono aiuto in vario modo. Gli assistenti sociali sono lì per vedere ‘se’ e ‘come’ aiutare le persone.

Quando le persone vengono, da sole o inviate dal tribunale, spesso ci sono ad esempio stranieri che dovrebbero essere integrati… si presentano ben vestiti e con l’ultimo cellulare, e questo fa scattare tanti pensieri: ma se andasse a lavorare, ma se non faceva tutti questi figli…

Si rischia di approcciarsi con un certo ‘astio’, un atteggiamento difensivo: si tende a pretendere che le persone facciano le cose come pensi tu, e a pensare che la gente se ne approfitti invece di attivarsi. Ma si è davanti a storie di persone che si gestiscono in base alle tante o poche risorse che hanno. Molti in realtà non hanno nemmeno le risorse per attivarsi!

Le storie sono tutte particolari, spesso con problematiche che si intrecciano…

Nel 2009 si è registrato il pareggio tra gli aiuti agli italiani e gli aiuti agli stranieri: poi in prevalenza gli aiuti agli stranieri.

C’è un meccanismo un po’ difensivo davanti a chi pare chiedere quel che non si può dare, in un contesto di risorse comunque limitate.

Marcello

Tre tipi di pregiudizio.

Il primo, legato a quel che insegno; il secondo più di carattere personale; il terzo di carattere sistemico.

Il primo. Nell’82/83 alla Scuola Media Garibaldi ho iniziato a insegnare religione. Ho nove ore, assieme a un prete. Il preside mi chiede meravigliato: ma voi avete anche i programmi?! E davanti ai giudizi che avevo scritto, altrettanta meraviglie. C’era l’idea che certe cose non si possono insegnare, non fanno parte dell’apparato scientifico che forma le persone. E così i genitori, che semplicemente volevano sentire se i figli erano ‘buoni’, cose che io non potevo sapere: si pensa che la cosa importante sia comportarsi bene…E così molti politici pensano che l’IRC non sia un vero insegnamento perché sarebbe condizionante. E così molti alunni che frequentano le parrocchie e ritengono di saperne già abbastanza.

Non parliamo poi della domanda: ma chi te l’ha fatto fare l’insegnante di religione?

Angela

Non si può generalizzare il fatto che tutti i papà e le mamme vogliono bene ai loro bambini (come si dice a volte nelle omelie): ci sono situazioni di bimbi che non sono proprio trattati bene dai genitori!

Nel mio lavoro non diamo giudizi: dobbiamo solo valutare le situazioni. Ma dentro di noi qualcosa si muove, sulla base di due pregiudizi: ogni bimbo deve stare con la sua mamma; una donna sgangherata non ce la farà mai a fare la mamma… Tra questi due estremi sta il nostro lavoro, che cerca di valutare quali sono le possibilità per rendere le persone (mamme e papà) adeguati a prendersi cura di un’altra persona.

Importante conoscere le situazioni per superare i pregiudizi. Non è vero ad esempio che tutte le donne che aspettano un figlio sono felici, o perché non sono in grado di mantenerlo, o perché non lo aspettavano e non sanno come fare…

Mi rendo conto che è sempre più difficile leggere la complessità: più entri nelle mille storie delle persone più è difficile generalizzare. La realtà è complessa e ogni storia è unica e non ti permetti più di esprimere giudizi affrettati. La realtà veramente supera la fantasia. Allora ci si mette lì a cercare cosa sia meglio, a fornire ai tribunali  che devono prendere delle decisioni sulle persone tutti gli elementi perché si prendano le scelte più giuste per i bambini.

Marcello

Conoscere è questo: avere una evidenza sufficiente dentro a una ricerca che rimane viva.

Le risposte sbagliate bisogna veramente buttarle via. Ma altre domande vanno tenute vite.

Nei percorsi formativi c’è sempre complessità.

Complessità è una parola chiave! Noi vorremmo tutto semplice…

Nella scuola ci sono due tipologie: i DSA e i BES. Tutti hanno diritto all’insegnamento. I pregiudizi più grossi sono nella categoria degli insegnanti, una categoria che dovrebbe presentare professionisti riflessivi, gente che pensa dentro alla difficoltà.

Esempio di un ragazzo iscritto al linguistico e che conosceva solo 34 parole, di cui non conosceva talvolta il significato. Abbiamo fatto un progetto in alcune discipline, tra le quali è rimasta solo religione. Quando è arrivato la gente non gli si avvicinava nemmeno… quando è andato via per molti è stato un lutto. I ragazzi capivano che dietro i suoi modi c’era n desidero di comunicare ed è diventata una presenza importante.

DSA: sono stati diagnosticate parecchie di queste situazioni. Purtroppo ci sono situazioni in cui i docenti isolano e bullizzano i ragazzi. C’è l’idea che quello sia un peso, e che ci sia un solo modo di insegnare, e che l’insegnamento vada solo impostato su un certo livello, e e che questi casi difficili siano in realtà delle risorse. C’è l’incapacità di pensare delle strade diverse, di leggere le situazioni personali.

Angela

Adozioni. C’è uno ‘stupidario’ dell’adozione, sulle mamme vere e le mamme finte… ma sono cose da parchetto, di chi non conosce il tema. C’è l’idea che una coppia che adotta è coraggiosa, che questo è vero. Oppure che chi adotta è tanto bravo, ma ha anche un desiderio di genitorialità che realizza anche attraverso l’adozione. E poi, perché i genitori adottivi fanno corsi ed esami e i genitori naturali no?ma l’esperienza dell’adozione è complessa: accogli un’altra storia, che può essere piena di complessità e di vissuti non facili. Ciò richiede una accoglienza autentica che va ben preparata: non sono lungaggini inutili.

Separazioni conflittuali. A Ferrara c’è una associazione che segue specialmente le donne vittime, ma anche una che segue gli uomini separati che perdono tutto. Per gli assistenti è necessario tenere insieme nella complessità i diversi punti di vista dei soggetti interessati. La sofferenza è di tutti, e ciascuno ha un pezzettino di verità! Uscire dalle generalizzazioni e tenere presente le situazioni particolari.

Importante dirci quel che viviamo di prim’acchito, senza vergognarcene.

Impossibile non avere pre-giudizi… legati di solito alla paura! La paura scatena anche la rabbia e l’aggressività. Viviamo un contesto in cui aumenta la violenza! Anche dentro alle famiglie, fino alla richiesta di intervento delle forze dell’ordine!

Dobbiamo credere però nel cambiamento! Se non ci credessi non potrei fare questo lavoro! Le persone possono cambiare, uscire dal loro guscio e trovare la loro strada. A volte basta un incoraggiamento o qualche indicazione o accompagnamento concreto.

Marcello

Nella scuola c’è spesso pigrizia: al di là della media matematica dei voti bisogna vedere le reali possibilità dei ragazzi. Bisogna aprire i problemi, e se anche non abbiamo soluzioni immediate, almeno bisogna mettersi a parlarne insieme. C’è di mezzo l’idea di scuola: se è solo il luogo si impara qualcosa è un conto, ma se è un luogo in cui si impara a vivere le cose sono diverse.

Domanda

Il pregiudizio viene prima di un evento, e spesso mi può anche salvare nelle situazioni. È un giudizio che viene prima. Difficile non avere il pregiudizio. Ma devo stare attento che non mi chiuda la mente e il cuore. Dovremmo vivere il qui e ora, considerando la persona che abbiamo davanti per quello che è.

Angela

È impossibile non avere pregiudizi. L’importante è non rinunciare a scoprirli davvero. Importante è non accontentarsi di quello che si sa già.

Marcello

Gioco degli specchi: l’altro sono io! Scoprendo l’altro scopro una parte di me stesso.

A sminare la dialettica tra le diversità è il dialogo a tu per tu con gli altri. La realtà è quella lì! È molto faticoso, ma è l’unico modo per superare la dialettica.

Domanda

Tra le cause quale è preponderante? La paura? L’ignoranza?

Marcello

I livelli di paura/ansia sono elevati. La ‘mistica dell’incontro’ è a bassi livelli oggi!

E spesso le conoscenze sono molto superficiali. È poco il tempo della riflessione autentica, del dialogo sui problemi. Si pensa che la conoscenza si perpetuare quel che abbiamo sempre fatto… Ma per conoscere devi fare una esperienza, devi giudicarla, sviluppare delle ipotesi, vivere coerentemente.

Oggi siamo o estremamente pragmatici, o siamo degli idealisti esagerati.

Angela

Manca molto la conoscenza. Recentemente al Museo del Novecento ha visto una sezione di semplici dati sulle migrazioni… ci si fa una idea diversa sapendo semplicemente i numeri delle situazioni.

Le diversità spaventano! Perché non si sa come affrontarle, e non è solo questione di conoscenze, ma di capacità personale di gestire il rapporto con il diverso.

I pregiudizi, ci possono aiutare ad impegnarci e a vivere moralmente. Ad esempio pensare che c’è del buono in ogni persona.