Campo giovani a Napoli. Primo giorno

 

7 agosto

Siamo in otto. Don Michele, Valentina, Ester, Celeste, Toni, Cala e la Birba, Chiara. Viviamo qualche giorno a Napoli: una esperienza di gruppo, di studio, di preghiera, di svago.

Di gruppo perché il Signore ci ha salvato insieme e fa crescere insieme. La fraternità è il cuore del Vangelo, e ci è donata una occasione di viverla in modo speciale.

Di studio perché vogliamo crescere nella nostra responsabilità verso il mondo che Dio ama imparando da chi ha dato la vita o da chi ci sta mettendo del suo con la creatività di Dio per il bene del suo Popolo.

Di preghiera perché il dialogo con il Signore deve accompagnare tutte le nostre giornate: è Lui che ci spiega bene le cose con la sua Parola. Seguiremo il discorso della montagna, vero programma di vita dei discepoli, e i testi di alcuni profeti che non hanno esitato a parlare nel nome del Signore prendendo posizione sui fatti ingiusti del loro tempo.

Di svago perché il Signore vuole che ogni tanto stiamo in disparte e ci riposiamo un po’, e perché ci sono cose belle da vedere: alcune fatte da Lui, altre fatte da uomini e donne di buona volontà.

Il primo giorno è un lungo e tranquillo viaggio verso sud. Lentamente si va verso Ravenna sulla statale, mentre si preannuncia una giornata calda e afosa, con un cielo biancastro. La E45 è piena di restringimenti di carreggiata. Si chiacchiera e anche si prega un po’, con le Lodi per vivere il viaggio nel Signore.

Facciamo tappa a Todi verso l’ora del pranzo. Inerpicandoci per le viuzze dell’antica città raggiungiamo la magnifica piazza della cittadina e visitiamo il duomo, un po’ romanico, un po’ gotico, con il suo rosone mozzafiato. Il pranzo è in un giardino pubblico poeticamente indicatoci da un simpatico signore in scooter.

Alle 14 riprende il viaggio. Fiancheggiamo Roma e ci dirigiamo verso Napoli in un paesaggio nuovo per alcuni di noi. Gli infiniti saliscendi del nastro d’asfalto piuttosto trafficato stanno tra monti e colline sempre più brulle. Lasciando l’autostrada ci si dirige verso Giugliano in Campania, che fa parte dell’enorme e disordinato agglomerato urbano di Napoli. Sulle tangenziali si corre bene, tra mucchi di rifiuti vergognosamente buttati e vergognosamente lasciati lì. Il Vesuvio si staglia verso sud con la sua mole velata dalla foschia.

Alla parrocchia di San Massimiliano Kolbe ci accolgono due simpatici signori. Scopriamo poi che sono Salvatore e Luca. Il primo è dell’Azione Cattolica parrocchiale e diocesana, il secondo un collaboratore della parrocchia. Il viceparroco don Stanislao sta celebrando nella grande e moderna chiesa parrocchiale, trapuntata di ventilatori. Il parroco don Gerardo rientrerà domani. Sistemati nei saloni parrocchiali e ricevute le chiavi di casa, ci sta un tuffo al mare. Il posto più vicino è Ischitella. Una mezzoretta nelle calde e basse acque, dopo aver attraversato una spiaggia immonda, e poi si torna: un po’ di spesa, un po’ di pulizie, e poi si va da Ciro a mangiar la pizza. Margherita naturalmente. E buona, naturalmente.

Salvatore, buono e accogliente, assieme alla moglie Rita (napoletani trasferiti una ventina d’anni fa a Giugliano) ci propone via whattsapp una graffa serale. Non è un errore: non intendeva grappa. Intendeva proprio la graffa, che qui vicino fanno buonissima. Bisogna fare un po’ di coda, ma la seconda specialità napoletana che assaggiamo è notevole.

Termina la prima giornata, dopo la compieta.