Il Risorto e la Parola

Commento al Vangelo del 15 aprile 2018.

Anche secondo il racconto di Luca (24,35-48), le prime parole del Signore risorto ai suoi discepoli (gli Undici e quelli che erano con loro) sono: «Pace a voi!». Nella ‘pace’ promessa e donata ci sono tutti i beni di Dio: la riconciliazione con il Padre e il perdono dei peccati, la vita di comunione con la Trinità e con i fratelli, la capacità di vivere nella santità e cioè nella piena espressione dei propri carismi personali. Il primo e più importante desiderio di Dio Padre, e del Figlio morto e risorto, e dello Spirito effuso nei nostri cuori è che viviamo nella pace. Non solo noi che già crediamo, ma tutta l’umanità è destinataria del dono di una condizione di vita nuova, impregnata della sapienza e della carità di Dio. Questa pace è come concentrata nella persona del Signore risorto, viene continuamente donata e può essere continuamente attinta da Lui, che nutre con l’eucaristia (‘i due di Emmaus lo riconobbero nello spezzare il pane’) e nella Parola.

È evidente l’importanza della Parola. Gesù risorto lo dice con una insistenza che non lascia dubbi. Anzitutto fa riferimento alle parole che lui stesso aveva detto prima della Pasqua: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi…». Per comprendere l’evento della passione, morte e risurrezione, bisogna riascoltare quello che lui aveva detto con molta consapevolezza, dando ai suoi discepoli la chiave di lettura dei fatti pasquali: non si tratta di eventi accaduti per caso, o nei quali Gesù si è trovato costretto. Si tratta invece di esperienze desiderate e volute da Dio per realizzare la nostra salvezza, la possibilità di vivere nella pace.

Le parole di Gesù, poi, fanno sempre riferimento alle «cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi», vale a dire in tutta la rivelazione consegnata nelle Scritture. Anche ai due di Emmaus Gesù aveva detto la stessa cosa, e aveva spiegato personalmente, citando la Bibbia, tutti i passi che lo riguardavano. Non è possibile capire Gesù senza la luce delle Scritture. Del Nuovo e dell’Antico Testamento. È lì che si trova l’accesso alla conoscenza di Dio. È lì che Dio si è svelato. Gli interventi di Dio storia della salvezza sono necessari (e la Pasqua sopra tutti), e possono essere intesi solo nel loro intreccio con la Parola che li illumina, li prepara, li spiega.

Ma la Bibbia è difficile, si dice spesso. È vero, ma non c’è altra via, a sentire il Signore risorto, il quale, sapendo bene la nostra difficoltà di comprensione, «aprì loro la mente per comprendere le Scritture». La Parola può essere letta sensatamente solo nella luce della fede, solo nella apertura di cuore allo Spirito, solo in un contesto personale e comunitario di preghiera. Solo la ‘lettura orante’ è una lettura vera e fruttuosa della Scrittura consegnata alla Chiesa.

Oltre a dirci questo, oggi Gesù ci dice qual è il cuore del messaggio di tutta la Scrittura, il centro gravitazionale di ogni sua pagina: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati». Questa è la chiave di tutto! Ogni pagina della Bibbia racconta il mistero d’amore del Padre che vuole la salvezza di tutti i popoli, che vuole riconciliare a sé tutta l’umanità schiava del peccato e della morte, e che per realizzare questo desiderio ha mandato nella storia il suo Figlio a mettere il suo amore forte e vittorioso dentro alle pieghe più drammatiche della esperienza degli uomini e delle donne di ogni luogo e di ogni tempo.

Il Signore risorto continua a parlarci. Lo fa specialmente nella Liturgia, che sempre è costituita dalla lettura della Parola. Lo fa nella preghiera personale, che deve essere sempre un dialogo a partire dalla Parola. Lo fa nella lettura e riflessione comune sulla Parola che viviamo ad esempio nella lectio divina. Possono essere certamente utili altre cose (libri di spiritualità, preghiere dei santi, testi di rivelazioni private riconosciute dalla Chiesa…), ma nulla può venire prima o essere al di sopra della Parola, letta assieme, nella Chiesa.