IV Quaresima 2018 La settimana della vista

Il male è il sequestro dello sguardo. Le sue origini sono narrate in Genesi 3: L’inganno del serpente è che gli occhi si apriranno… ma l’uomo e la donna si accorsero di essere nudi… L’uomo rinuncia a guardare le cose nella loro interezza, rinuncia a guardare come vede Dio.

Dio non chiude gli occhi, non si allontanano da noi, in nessun momento. Dio guarda ciascuna delle sue creature a partire dal suo essere “bello e buono”. La Bibbia è piena dello sguardo di Dio: Dio ci guarda con gli occhi dell’amore, occhi che vengono a cercarci. Dobbiamo aver fiducia di questo sguardo, come ci insegna ad esempio il salmo 139.

Nel vangelo quanti insegnamenti per saper guardare. Cristo è il terapeuta dello sguardo, ci fa passare dal vedere al contemplare e dal semplice sguardo alla visione della fede. Soprattutto il vangelo di Giovanni è il vangelo della fede perché è il vangelo della vista che ha bisogno di essere reinventata.

Per convertirci, dobbiamo accettare l’insufficienza del nostro sguardo. Il cambiamento avviene quando accettiamo che il problema è nei nostri occhi e non negli altri. Quante volte trasciniamo questioni di poco conto al di là del ragionevole, soltanto perché il nostro sguardo non è ancora convertito!

E per guardare bene, bisogna fermarsi. Solo quando ci soffermiamo cominciamo a vedere. Quando si va di fretta non si vede niente.

Perché non proviamo ad usare più spesso la bicicletta o ad andare a piedi? Vedremmo le cose e le persone in modo diverso. Potremmo aprire gli occhi e guardare la bellezza del creato, il germoglio che sta uscendo, il volo libero dell’uccello. Vedere la bellezza delle persone. E vedere la bellezza che c’è anche dentro di noi, così come la guarda Dio.

Preghiamo ogni giorno con il salmo 139

Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri,

osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie.

La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano.

Meravigliosa per me la tua conoscenza, troppo alta, per me inaccessibile.

Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare,

anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte»,

nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno; per te le tenebre sono come luce.

Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.

Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia.

Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno.

Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio!

Se volessi contarli, sono più della sabbia. Mi risveglio e sono ancora con te.

Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri;

vedi se percorro una via di dolore e guidami per una via di eternità.

 

Per l’esame di coscienza

– Come ho guardato Dio? Come mi sono lasciato guardare da Dio?

– Come ho guardato me stesso? Mi sono lasciato ogni giorno guardare da Dio che mi apprezza, mi stima, riconosce la mia bontà? Mi sono lasciato guardare da Dio che conosce i miei difetti e i miei peccati?

– Come ho guardato gli altri? Con stima, benevolenza, fiducia? Oppure con sospetto, disprezzo, superficialità?