Novena di Natale. Per Riconciliarci con Dio!

Perché il Verbo si è fatto carne? Perchè il Figlio di Dio s’è preso la briga di incarnarsi? Ogni domenica, a Messa, confessando la nostra fede, rispondiamo: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo». Ma che cos’è la salvezza? Da che cosa abbiamo bisogno di essere salvati? Il Verbo si è fatto carne per salvarci riconciliandoci con Dio: è Dio «che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1 Gv 4,10). «Il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo » (1 Gv 4,14). «Egli è apparso per togliere i peccati» (1 Gv 3,5). Riconciliare… vuol dire rappacificarsi, tornare in armonia, ritessere un rapporto.

C’è dunque una distanza, un distacco, una lontananza, tra noi e Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Le diamo il nome di peccato. Sia come condizione (il peccato originale…), sia come atto della libertà (i nostri peccati personali…). Difficile contestare questa situazione! Sentiamo Gregorio di Nissa: «La nostra natura, malata, richiedeva d’essere guarita; decaduta, d’essere risollevata; morta, di essere risuscitata. Avevamo perduto il possesso del bene; era necessario che ci fosse restituito. Immersi nelle tenebre, occorreva che ci fosse portata la luce; perduti, attendevamo un salvatore; prigionieri, un soccorritore; schiavi, un liberatore. Tutte queste ragioni erano prive d’importanza? Non erano tali da commuovere Dio sì da farlo discendere fino alla nostra natura umana per visitarla, poiché l’umanità si trovava in una condizione tanto miserabile ed infelice?». Sì, davvero difficile contestare che l’umanità sia in una situazione di peccato, di lontananza da Dio.

Talvolta di rifiuto esplicito e addirittura di lotta verso Dio.

Talvolta di indifferenza, distrazione, superficialità, idolatria…

San Paolo ci aiuta a considerare l’abisso di questa situazione, con una analisi spietata, sia per i pagani (che rifiutano un giusto rapporto con Dio conosciuto attraverso le realtà create) sia per i giudei, che trasgrediscono i comandamenti… e citando i Salmi e Isaia dice (in Rm 3,10-18): «Non c’è nessun giusto, nemmeno uno, non c’è chi comprenda, nessuno che cerchi Dio! Tutti hanno smarrito la via, insieme si sono corrotti; non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno. La loro gola è un sepolcro spalancato, tramavano inganni con la loro lingua, veleno di serpenti è sotto le loro labbra, la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza. I loro piedi corrono a versare sangue; rovina e sciagura è sul loro cammino e la via della pace non l’hanno conosciuta. Non c’è timore di Dio davanti ai loro occhi…». Facilmente possiamo riconoscere in questa descrizione il nostro mondo… e non solo l’umanità dei tempi di Paolo, il quale continua amaramente: «Non c’è differenza: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rm 3,23)…

E perché non crediamo che il peccato riguardi solo gli altri, lo stesso Paolo ci invita a guardare a noi stessi, e a riscontrare nel nostro intimo questa legge del peccato. «Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto… quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio… Sono un povero infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?» (Rm 7,15-24).

Il Natale, lungi dall’essere per noi un edulcorato momento di poetica consolazione, è l’occasione per guardare in faccia con molta chiarezza al nostro bisogno di salvezza. Dio non si scomoda per l’aria che tira. Se Uno della Trinità decide addirittura di farsi carne, vuol dire che il caso è serio, e prendere posizione è necessario, non si può rinviare ancora la risposta a questa proposta di riconciliazione! Gesù ha riunito anzitutto in sé l’umanità e la divinità. La natura umana e la natura divina sono in lui unite senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione. Per sempre. Perché Dio è fedele e quando fa una cosa, non si tira più indietro! Per noi era impossibile essere in pace con Dio, essere considerati giusti da lui, vivere da amici suoi, da suoi alleati. E ciò a causa della debolezza umana. Ma (continua il nostro Paolo) Dio lo ha reso possibile: «Mandando il proprio Figlio in una condizione umana simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché ciò che è giusto si adempisse in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito» (Rm 8,3-4).