Appunti su EG 14-15

Assemblea di sintesi su Evangelii Gaudium 14-15

Parrocchia di San Benedetto – 8 novembre 2017

A partire dalle sintesi pervenute dai gruppi parrocchiali che in queste settimane hanno riflettuto su Evangelii Gaudium 14-15, si evidenziano alcuni ‘nodi critici’. Ne parlano don Valentino Bulgarelli, Preside della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, e Marcello Musacchi, Direttore dell’Ufficio catechistico diocesano.

Gli appunti che seguono non sono stati rivisti dagli autori.

 

1. Spaccatura fede-vita. La Chiesa insegna, ma non testimonia. Perché l’insegnamento dottrinale non incide nel vissuto della vita di ogni giorno?

Don Valentino Bulgarelli

Preoccupazione molto presente nelle Scritture, e nell’annuncio di Gesù.

Il vaticano II è nato dalla percezione che la proposta di fede si stava staccando dall’esperienza di vita.

Paolo VI (1975) in EN: distacco tra vangelo e cultura, intesa come quotidianità, le piccole e grandi scelte di vita.

Dopo cinquant’anni la cosa è ulteriormente aggravata.

Ma bisogna essere lucidi per capire che cosa sta succedendo. È quel che invita a fare EG. E che ci invitava a fare GS!

‘Basta al si è sempre fatto così’. … ma anche noi abbiamo le nostre abitudini! Il Papa parla per me, e non per gli altri!

Con il Giubileo, un certo vigore kerigmatico: fede come incontro personale con Gesù. Nel momento della trasmissione della fede, dobbiamo prendere sul serio la persona! La persona non è solo conoscenza e comportamento, ma ha una ricchezza straordinaria che va ad integrare questi due aspetti: sono gli affetti e le emozioni!

Abbiamo insistito molto sulle conoscenze, sull’aspetto etico. Ma questo sta diventando un boomerang! I giovani ci contestano proprio questo: che il fatto cristiano sia presentato come un’etica!

Cominciare a lavorare sugli affetti e le emozioni! Esempio: non posso smettere di essere interista! Credo si possa dire che siamo stati una comunità anaffettiva! L’incontro con Gesù Cristo così non era pieno! Le fatiche quotidiane sono su piano affettivo: è quando ci si sente amati che si è salvati. Se continueremo ad essere comunità anaffettive, la separazione fede e vita sarà sempre più acuta.

La tradizione cattolica in realtà ha sempre considerato la dimensione affettiva come preziosa! Gesù, Tommaso, Ignazio: partono sempre dal cuore.

Un apice del vangelo di Marco: la professione del centurione che riconosce Gesù come Figlio di Dio, vedendo Gesù morire! Non ha visto i gesti, non ha ascoltato le parole di Gesù. Ha visto una situazione umana: il modo di morire di Gesù.

Portare i contenuti della fede al livello del rifacimento dell’umanità in tutte le sue dimensioni.

Marcello Musacchi

‘Che cosa ci vado a fare in paradiso se non conosco nessuno?’. Importanza dei legami.

La nostra pastorale ha comunicato contenuti, è stata idolatrica, non è entrata nella vita delle persone. Ci si interessa delle attività, delle risorse, delle strutture. Dobbiamo reiterare delle azioni… è una forma idolatrica.

La pastorale deve essere rivolta alla vita, agli affetti, alle persone.

Al centro la persona e non l’istituzione! Guardare agli altri pensando al disegno della loro vita! E non per vedere come impiegarli nelle strutture ecclesiali, come la chiesa fosse una industria.

Ci vuole una pastorale artigianale, capace di toccare la vita degli altri, di cogliere la dimensione della realtà, che non è un dato semplice da assumere! Talvolta pensiamo di non aver bisogno di interpretazione, pensiamo di aver già capito tutto, di poter giudicare tutto.

Alcune indicazioni.

La fede sacramentale. Eucaristia non premio per i perfetti. Penitenza non sala di tortura, ma luogo in cui il Signore ci aspetta così come siamo.

Dimensione spirituale della fede. Luoghi di preghiera nelle nostre case.

Dimensione morale. Ad esempio il tema della gratuità: come la vivono gli adulti? Testimoniamo che vale la pena di dare la vita per Gesù?

Una fede critica e costruttiva. Il Papa è considerato relativista, soggettivista… in realtà invita ad essere critici (a dire dei no), ma anche sempre costruttivi, di partecipare alla costruzione della società…

 

2. Fatica nel comunicare, nel costruire relazioni, nel porre attenzione al singolo, nel curare i rapporti interpersonali. La Chiesa ha persona sinodalità e partecipazione. Problema del tempo: si corre dietro a tante cose, e non c’è tempo per le persone…

Bulgarelli

Il papa: bisogna tornare all’essenziale! Che non vuol dire pressapochisti. Capire che cosa veramente conta!

Anche nella comunicazione: paradossalmente è complicata, in questo tempo di straordinari mezzi tecnici, la cosa che conta, e cioè la relazione interpersonale! Siamo ammazzati di procedure!

La Chiesa è relazione teologica! Il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo convocano nel quotidiano.

Capire che cosa è di più e toglierlo! Non succede nulla…

Ridare equilibrio tra finalità e strumenti. Non far prevalere gli strumenti rispetto al fine.

Gli apostoli sono arrivati in trent’anni in tutto il mediterraneo… noi non ci riusciamo in un condominio…

Musacchi

Tutto dovrebbe essere più spontaneo… non sono essenziali i loghi.

Generare luoghi di incontro in cui comunicare senza l’ansia del fare. Incontrarsi per raccontarsi e confrontarsi.

Il tempo è superiore allo spazio. Basta con la pastorale delle bandierine piantate. Pensiamo al tempo dedicato alle persone!

 

3. Una Chiesa dentro il mondo e non preoccupata del fare e della esteriorità.

Bulgarelli

Accompagnare, cioè mettersi al fianco e fare un cammino insieme, senza sentirsi superiori. Problema di gestione del potere: vale per tutti i battezzati… È Gesù che ci chiede di essere servi.

Discernere: no al plagio! Ti aiuto a leggere, ma sei tu a decidere!

Integrare/includere: diventare un ‘noi’.

Il tempo è superiore allo spazio! Chi cerca lo spazio cerca il potere. Che cosa stiamo cercando come comunità cristiana?

GS: la chiesa deve dialogare, cooperare, mettere a disposizione ciò che è e ciò che ha! Stare nel mondo come ci è stato Gesù!

Musacchi

La verità non ai piedi della cattedra, ma dei poveri e degli umili.

La Chiesa di Ferrara crede nel progresso dell’umano? Se diciamo di noi, stiamo a difesa della cittadella. Se diciamo di sì entriamo nella lotta! E la prima lotta è quella dentro di noi, per riaccendere il desiderio dell’infinito.

La chiesa deve dire al mondo questo desiderio infinito, per superare l’adattamento delle ideologie (non esiste un presente perfetto!). E il mondo con la sua vita e la sua sofferenza aiuta al Chiesa a non diventare bigotta!

Fondamentale il laicato! In questi anni ha fatto un percorso di formazione? Le spaccature non dipendono da una mancanza di formazione? Anche il laicato ha il compito di ‘custodia’ delle anime.

 

4. Chiesa come Popolo di Dio. Ma c’è una grande spaccatura. Lontani/vicini; dentro/fuori; preti/laici; persone ferite/sanate…

Bulgarelli

LG: Chiesa come Popolo di Dio, prima che gerarchia.

Prima di tutto, tutti amati da Dio, che chiama e convoca. Io non sono un ruolo, ma una persona che ha scelto di vivere il battesimo a servizio della Chiesa locale. Un prete è come un laico, bisognoso di umanità.

Bisogno di riconciliarci tra preti e laici… siamo tutti sulla stessa barca! Basta divisioni! Interessante in EG la disanima delle tentazioni degli operatori pastorali.

Musacchi

Franchezza nei rapporti.

Forse cerchiamo la straordinarietà dei carismi… ma è veramente straordinario il mettere i nostri poveri doni insieme al servizio.

 

5. I giovani lontani dalla Chiesa, o la Chiesa incapace di stare con i giovani e parlare il loro linguaggio?

Bulgarelli

Il Sinodo è prima di tutto sulla fede! Leggere la giovinezza con gli occhi della fede!

Stima per i giovani, che sono bravi e creativi! Rischio di un approccio sbagliato: esigo che i giovani mi ascoltino!

Ristabilire un nuovo patto, delle nuove connessioni. Recuperare una freschezza, una essenzialità del fatto cristiano. Soprattutto dire che la fede c’entra con la vita. Che non vogliamo giudicare, ma accompagnare e sostenere. Smetterla di metterci come comunità dietro dei paraventi (ad esempio l’invenzione dei giovani-adulti!) solo perché ci fa comodo.

Musacchi

Manca una sensibilità verso il mondo giovanile…

Siamo in difetto di discernimento e di memoria…

Siamo in difetto di speranza, di capacità di camminare insieme…

Siamo poco ‘generativi’…

Rivolgerci ai giovani non come eterni giovani, ma come rivolti al punto di arrivo della adultità! E l’adultità per questo deve essere attraente?

Siamo veramente attraenti come adulti?! C’è passione e fuoco dentro alle esperienze concrete di adulti?

Credo sempre meno nella pastorale degli avvenimenti. Basta con il far conto sui numeri! Pochi superstiti del calvario o primi del giorno di Pasqua?